Intervista a Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari

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Al Lucca Comics & Games 2017 ho il piacere di incontrare e intervistare Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari, fumettisti della vecchia guardia “analogica” (hanno entrambi cominciato a pubblicare nei primi anni Novanta su riviste cartacee), che hanno modo di raccontarmi il loro punto di vista sui cambiamenti nel mondo del fumetto e mostrarmi che mestiere, passione e curiosità sono valori da curare. La foto è di Emiliano Billai.




Venite entrambi dal fumetto umoristico e satirico. Il vostro Kraken ha invece un’impostazione più seria: da dove nasce la necessità di raccontare una storia simile?
Emiliano Pagani La genesi di questa storia nasce da due necessità. La prima è quella di cambiare, di non ripetersi e non diventare una caricatura di se stessi, come è già successo a molti (e non solo nel campo dei fumetti). Da lettore, ancor prima che da sceneggiatore, le storie sempre uguali mi intristiscono. Questo mi porta a essere inflessibile con me stesso, andare alla ricerca di qualcosa che ancora non ho raccontato, per il solo piacere di raccontare una storia. Non devi però pensare che nel fumetto satirico o umoristico non esista la storia: nonostante ciò che salta prima all’occhio del lettore siano le gag e le battute, ho sempre cercato di valorizzare la storia. La seconda necessità è stata quella di riportare a galla memorie e ricordi che immagazzino ogni volta che guardo un film, che leggo un libro o che ascolto una canzone. Le atmosfere evocate da altri stimoli visivi, sonori ed emozionali le ho riversate su Kraken. Mi piaceva l’atmosfera cupa e prima della storia vera e propria, abbiamo lavorato molto sull'atmosfera che è la vera protagonista del racconto al punto che i lettori devono respirare la stessa aria che respirano i personaggi per potersi calare meglio in ciò che succede loro, e la sceneggiatura è cambiata in itinere, mentre la scrivevo, come spesso accade.
Bruno Cannucciari Da lettore prima, e da fumettista poi, penso che Lupo Alberto abbia il grande pregio di trattare qualsiasi tematica, anche le più forti, con un registro e un tono leggeri. Preoccupazioni, ansie, grandi e piccoli problemi vengono inseriti in un contesto in cui arriva la battuta a provocare la riflessione. È una cosa bella, ma delle volte si sente il bisogno di affrontare le situazioni con più crudezza, con più realismo. Anche io ho sentito la necessità di mettermi alla prova con una storia “seria”, e con l’aggettivo intendo una narrazione senza battute (perché anche le storie comiche possono essere serissime). Certe volte ho paura che il comico possa diventare un’ossessione, Lupo Alberto è la mia famiglia, ma ogni tanto cambiare, sdoppiarsi quasi, è una via che rende felici seguire. Anche se questo significa prendersi dei rischi.

Raccontare per immagini, rispetto ad altri componimenti come il romanzo, necessita di estrema sintesi. Come scegliere cosa salvare e cosa buttare?
Bruno Cannucciari Il mio ideale di scrittura, quando lavoro, è Raymond Carver e il suo modo di strutturare i racconti. Nelle sue storie ogni parola è là dove deve essere. Questo livello di sintesi, nei fumetti ma non solo (anche i racconti ne condividono l’esigenza di sintesi, rispetto a un romanzo), necessita di diverse stesure e “asciugature”. Bisogna ricercare l’esattezza della parola, di ogni termine che si usa. Basta una parola nel posto sbagliato, o l’utilizzo di un termine meno esatto di un altro, per rompere l’atmosfera che si vuole creare. E nel fumetto l’atmosfera è fondamentale: per ottenerla non è necessario inserire troppi particolari. Delle volte basta concludere un dialogo con un sopracciglio alzato di uno dei due personaggi per dire al lettore esattamente ciò che serve a capire il contesto. O basta una persona sola, su un molo, con uno spicchio di mare alle spalle e null’altro intorno per visualizzare il concetto stesso di solitudine.
Emiliano Pagani Quando si scrive, spesso capita di innamorarsi della propria scrittura. Di ogni minimo dettaglio, di ogni frase. Con le letture successive arriva il momento di tagliare, perché non è tutto così perfetto come appare alla prima stesura. La sceneggiatura è un’arte che prevede continui scambi, per esempio molte parole saltano di baloon in baloon, di vignetta in vignetta, fino a quando trovano lo spazio perfetto in cui stare. Per trovare questo spazio, spesso ripeto i dialoghi ad alta voce. Se sono lunghi, stucchevoli, strani da ascoltare, allora non vanno bene. Contestualizzare il dialogo, poi, è ugualmente importante: non importa solo cosa si dice, ma anche dove lo si dice. L’ambientazione rivela delle informazioni ed è parte del processo narrativo. Per quanto riguarda il metodo, preferisco arrivare lungo e tagliare successivamente. Mi accade praticamente sempre. Sì, è doloroso, ma funziona.

Avete collaborato insieme in altri albi (Nirvana, Slobo & Golem) ma abitate piuttosto lontani (Emiliano a Livorno, Bruno a Roma). Quali sono le difficoltà di un’interazione a distanza? E i suoi pregi?
Bruno Cannucciari Non sento la distanza, forse perché esco poco. Per il grado di interazione che abbiamo raggiunto in sei anni di conoscenza e collaborazione continuativa non ci serve vederci tutti i giorni. Da quando ci siamo conosciuti al festival di fumetti Rapalloonia (correva l’anno 2005, o forse 2006), che ospitava entrambi, abbiamo capito di poter essere compatibili dal punto di vista umano e professionale in un lungo dopocena sul lungomare di Rapallo in cui c’erano, oltre noi due, anche Daniele Caluri e Massimo “Bonfa” Bonfatti.
Emiliano Pagani Dopo quell’incontro, per un po’ di anni non abbiamo avuto convergenze professionali ma dopo la prima stagione della serie a fumetti Nirvana, quando l’editore ci chiese di realizzarne una seconda, io e Daniele Caluri abbiamo sentito l’esigenza di qualcuno che si occupasse delle chine come e meglio di Daniele senza però alterarne il tratto. Abbiamo allora contattato, con un po’ di remore perché non pensavamo accettasse, Bruno. Per noi era l’artista perfetto in quel momento, perché oltre ad essere un mostro di bravura è davvero versatile. Così ci siamo incontrati tutti insieme a Modena alla sede della Panini ed è nata la nostra collaborazione, che ancora dura perché, oltre al resto, ci divertiamo molto a lavorare insieme. Anche per Kraken abbiamo parlato tanto fra di noi, prima di cominciare a lavorare sul libro. Dovevamo immaginare entrambi lo stesso personaggio, affinché fosse reale. Non solo per il protagonista ma per tutti. Perché la storia deve essere sentita da entrambi allo stesso modo, solo così può funzionare. Al lettore deve arrivare una sola immagine, ma composta da due sensibilità diverse. Come nel tango, se chi guarda percepisce due ballerini, al posto di una cosa sola, allora probabilmente c'è qualcosa che non funziona.

Siete entrambi “veterani” del mondo dei fumetti, nati entrambi su riviste cartacee. Cosa pensate del mondo dei fumetti social e dell’era 2.0?
Emiliano Pagani Credo che i social siano indispensabili per farsi conoscere da un pubblico più ampio di quello che puoi raggiungere con le presentazioni o gli spettacoli (con Daniele Caluri, porto avanti il "Don Zauker Talk Show", satira sui talk televisivi). Per quanto riguarda invece i fenomeni da social, nati sul web e sui social, da portare in cartaceo e quindi distribuire in fumetteria e in libreria, non sempre funziona. Ha funzionato per Zerocalcare, che ha comunque un serio background nel mondo dell’underground e del fumetto, funziona per Sio e per altri, ma c’è il rischio poi di invertire i ruoli con il lettore. Mi spiego meglio: quando abbiamo cominciato, l’uscita mensile in una rivista non aveva delle reazioni così istantanee dei lettori così come accade ora su Facebook. Noi continuavamo a lavorare con tranquillità. Ora il rischio è che, volenti o nolenti, ci si lasci influenzare da quelle reazioni, o quanto meno condizionare. E allora c’è il rischio di congelarsi in un format che piace ai lettori e non proporre mai nulla di nuovo, di imprigionarsi da soli nell’unico personaggio che il pubblico conosce.
Bruno Cannucciari Per me il mondo dei social è ancora abbastanza nuovo, ancora non ho ben capito come si utilizza Facebook ma mi rendo conto che è un potente mezzo di diffusione del proprio lavoro. In relazione alle storie che nascono sul web, c’è il rischio che si butti troppa carne al fuoco. Ogni giorno ci si sente quasi obbligati a sfornare vignette, senza fermarsi a riflettere se queste hanno il potere di restare e superare la prova del tempo, oppure no. Il metodo one shot è utilizzato talvolta anche negli albi di Lupo Alberto o sulla sua pagina ufficiale di Facebook. Funziona quando hai personaggi forti, ben strutturati (indipendentemente dal fatto che abbiano o meno una lunga storia alle spalle); il rischio del web, per la sua specifica velocità, è la mancanza di profondità e laddove c’è profondità talvolta è così criptica che mi viene il dubbio sia solo millantata.

Bruno, come ci si prepara a disegnare un fumetto dallo stile realista, o quantomeno europeo? Hai avuto libertà nell’impostazione delle tavole?
Sì, totale libertà nell’impostazione delle tavole e dei colori da utilizzare. Quando Emiliano mi ha parlato per la prima volta del soggetto di Kraken, già ho immaginato di utilizzare una linea chiara, senza troppi tratteggi, e al tempo stesso sporca. Sporca perché deve rendere l’atmosfera salmastra, melmosa, e abissale che sta alla base dell’ambientazione e dei personaggi che popolano il libro. Il mio è stato un grosso lavoro preparatorio, tant’è che i bozzetti presentati la prima volta all’editore sono estremamente diversi dalle tavole definitive (uno dei bozzetti è presente nelle ultime pagine del volume Kraken). Le impostazioni più precise di Emiliano le ho avute sulle ampie splash page che si trovano nel libro. Prima di cominciare a disegnare la “mia” storia ho risfogliato albi di Dino Battaglia, di Toppi, Riff Reb’s, ma anche Darwyn Coocke,che magari non ha mai realizzato storie di mare ma è per me una fonte inesauribile di suggestioni; poi una volta iniziato non ho più guardato nulla, per non esserne influenzato. Bisogna prima riempire gli occhi, e poi dimenticare.

Ci sono dei progetti futuri insieme?
Emiliano Pagani Nell’immediato dobbiamo lavorare insieme sul secondo spin off della serie a fumetti di Nirvana, dopo Slobo & Golem pubblicata nel 2015, un volume unico che sarà dedicato al personaggio dell’ispettore Buddha. Successivamente, sì, visto l'eccellente riscontro avuto da Kraken e soprattutto quanto ci sia piaciuto realizzarlo, possiamo dire che aver già iniziato a buttare giù materiale per un nuovo progetto insieme. E non solo.

Ultima domanda, sentimentale ma non troppo: qual è il maggior pregio che riconosci al tuo collega (e amico)?
Bruno Cannucciari Penso che Emiliano abbia una gran dote, e piuttosto rara. Ha una scrittura limpida e poco commerciale, con quest’ultimo termine intendo dire che non bada a scrivere per vendere, ma scrive così perché la sua storia è quella. In lui non c’è il gusto della provocazione a tutti i costi, del politicamente scorretto per finire nei discorsi della gente e nel chiacchiericcio. È un uomo a cui piace il suo mestiere e che lo sa fare, per questo arriva sempre con facilità al punto nodale della storia.
Emiliano Pagani La sua bravura è evidente anche nella sua versatilità. Bruno riesce a fare con la stessa arte e lo stesso impegno il pupazzetto così come l’incisione. Se prendiamo i suoi lavori, da Lupo Alberto fino alle chine per Nirvana e ora i disegni e i colori per Kraken sembrano fatti da tre persone diverse, e tutte bravissime. Credo che questo abbia a che fare con la sua passione per questo lavoro e con la curiosità che lo porta a sperimentare sempre nuove soluzioni, cambiare l’oggetto da portare sul foglio, confrontarsi con diversi stili. Questo perché non pensa mai di essere arrivato, ma ha sempre voglia di scoprire nuove strade.

I FUMETTI DI EMILIANO PAGANI

I FUMETTI DI BRUNO CANNUCCIARI



 

 

 
 
 
 
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