Intervista a Eraldo Affinati

Eraldo Affinati
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Sin dall’esordio nel 1992, Eraldo Affinati si è impegnato a raccontare la nostra storia recente, con una prosa sempre compartecipe, in linea con un’etica della responsabilità di vibrante nettezza. È perciò un grande privilegio per Mangialibri interloquire di letteratura, e non solo, con uno degli scrittori italiani più significativi dell’ultimo quindicennio.

La tua adolescenza e giovinezza sono state fortemente segnate dalla comunione con la letteratura, a riguardo hai parlato addirittura di “letteratura come protesi”. Puoi spiegarci cos’è per te la letteratura?

Io credo che la letteratura sia uno strumento conoscitivo privilegiato: ci fa scoprire cose che, in altri modi, difficilmente potremmo acquisire. Nella mia adolescenza gli scrittori sono stati interlocutori privilegiati, compagni segreti, come mi è capitato di definirli ricorrendo a un’immagine conradiana. I romanzi e le poesie intensificano l’esistenza, talvolta possono anche sostituirla ma, secondo la prospettiva che sento a me più congeniale, dovrebbero aiutarci a guarire, saldando eventuali fratture.

 

In che modo il tuo interesse così pervasivo verso la letteratura si concilia con la tua attitudine all’insegnamento? Dove si incontrano entrambi i piani?

Il punto d’incontro s’identifica nel concetto di responsabilità della parola, comune all’insegnante e allo scrittore. Farsi carico dello sguardo altrui. Parlare o scrivere in nome di chi non può farlo.

 

Cosa significa insegnare italiano a dei ragazzi stranieri, spesso analfabeti nella propria lingua madre? Cosa vuol dire passare dal subire una lingua al servirsene?

Se la lingua è – come è – la casa del nostro pensiero, insegnare italiano ai ragazzi stranieri, molto spesso orfani o soli, senza famiglia al seguito, vuol dire aiutarli a diventare adulti. Rimettere in sesto la loro identità. Chi riesce a trovare le parole per raccontare la propria esperienza acquista una legittimità che altrimenti gli sfuggirebbe.

 

Ti definisci un “uomo espressivo” e in effetti la tua fede cristallina, antica e inattaccabile, verso la parola è una degli elementi caratterizzanti della tua autorialità. Come si fa a mantenere così salda questa fede quando la parola oggi sembra sempre più residuale e il “dover fare” e il “saper fare” prendono il sopravvento su tutto?

Gli scrittori servono proprio a mantenere accesa questa fede. La letteratura è stata sempre minoritaria, soltanto che oggi, in un mondo in cui tutto vorrebbe essere visibile e universale, tale condizione pesa di più. Sembra quasi che non esistano punti di riferimento, ma in realtà i veri lettori sanno ancora distinguere. Io sono fiducioso, anche se le forme letterarie stanno cambiando.

 

Come si comunica autorevolezza a livello educativo quando non si è stati sostenuti dall’esperienza dell’autorevolezza per antonomasia, ossia l’autorevolezza trasmessa dal padre?

Se c’è stata una mancanza di autorevolezza, l’esigenza di un sistema di valori cresce ancora di più. Prima ancora che nella mia storia familiare, vedo che ciò accade agli adolescenti di oggi, molti dei quali vivono con inquietudine il vuoto nel quale sono cresciuti e vorrebbero misurarsi con un limite, di qualsiasi tipo, che gli è stato sottratto. È come se non avessero mai avuto un nemico: quindi magari se ne inventano uno. Ecco perché la scuola, in certi casi, è costretta a recitare un ruolo anacronistico dovendo richiamare all’ordine ragazzi che inseguono i miti del successo, della bellezza e della sanità.

 

Hai curato Storie dall'altipiano, l'edizione completa delle opere di Mario Rigoni Stern per i Meridiani Mondadori. Che “compagno segreto” è stato l'autore de Il sergente nella neve per Eraldo Affinati?

È stato un uomo che mi ha fatto capire cosa significa il rigore morale: essere sempre consapevole delle conseguenze prodotte da ogni nostra azione, o inadempienza. Come scrittore ho trovato conferma in lui della stretta interdipendenza fra espressione ed esperienza. Se la letteratura si limitasse ad essere un esperimento, non avrebbe valore universale. 

 

I libri di Eraldo Affinati
 

 

 

 
 
 
 
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