Intervista a Fabrizio Franceschini

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Sulle sue note biografiche c’è scritto che “a causa della sua brillante scrittura è stato definito un po’ Fabio Volo e un po’ Nick Hornby, cosa che lo fa ridere ogni volta che ci pensa. Vive alla periferia di Roma in un appartamento che divide nel caos generale con la moglie e le due figlie adolescenti. Gli piace la birra, l’odore dell’inchiostro sulle pagine dei libri e sentire la musica attraverso le cuffie dell’iPod. Si sveglia senza un motivo plausibile tutte le notti alle tre e combatte l’insonnia scrivendo”. Personaggio interessante, mi dico. Ecco perché decido di intervistarlo in occasione della pubblicazione del suo secondo romanzo. E lui dimostra di non essere né Nick Volo né Fabio Hornby ma semplicemente se stesso: Fabrizio Franceschini.




Scemo chi legge: hai scelto un titolo strano per il tuo romanzo. No?
I titoli hanno tutti una storia a sé. Certe volte rispecchiano il contenuto del libro, altre volte no. Di solito sono scelti per colpire la curiosità dei lettori oppure per sorprendere. Scemo chi legge non è niente di tutto questo. È stata una scelta quasi naturale, nata dal tatuaggio che “Eddy”, il protagonista del romanzo, porta sull’avambraccio destro ed è anche, non so se posso anticiparlo, la frase che chiude il romanzo. L’editore ne è rimasto entusiasta solo dopo averlo letto. Mi ha scritto sulla mail: "Sarà scemo chi non lo legge". 


Eddy, il protagonista di Scemo chi legge, è un uomo che, nonostante la sua sfortuna, lotta. Si aggrappa alla vita e persegue i suoi ideali. Soprattutto, è un uomo che mantiene le promesse a tutti i costi. Hai mai conosciuto qualcuno che gli assomigli?
"Quello che la sfortuna toglie prima o poi la fortuna restituisce", dice a un certo punto il nostro protagonista. Secondo me bisognerebbe essere proprio come lui per superare le difficoltà della vita. Un po’ incosciente, un po’ fatalista, ma con idee precise. Penso che tutta la gente che lotta giornalmente per i propri ideali gli somigli: ne abbiamo conosciuti tanti nel nostro paese. Alcuni hanno pagato con la vita, altri stanno ancora lottando. L’importante è non lasciarli da soli. Per questo al fianco del protagonista inserisco una serie di personaggi che lo aiutano a esaudire la richiesta dell’amico scomparso. Una promessa difficile da mantenere, che cambierà per sempre il corso della sua vita.  


Ci sono persone, eventi, libri o pellicole che ti hanno in qualche modo ispirato nella stesura del tuo romanzo?
Tantissimi. L’elenco sarebbe troppo lungo. Posso soltanto dire che sono affascinato dai personaggi che vivono nei racconti di Coloane e quelli di Sepúlveda, nei romanzi di Mauro Corona e dall’umorismo degli autori scandinavi: Riel, Paasilinna, Jonasson, Katarina Mazetti, Niemi e Loe. Ovviamente per quanto riguarda il cinema, i film di Kaurismaki sono quelli che più mi hanno influenzato.


Un elemento curioso del romanzo sono sicuramente le figurine, fattore di aggregazione di intere generazioni. C’è qualcosa di autobiografico?
Chi di noi non ha mai raccolto figurine in un album? Come hai detto tu sono un fatto generazionale e, negli anni in cui il protagonista era adolescente, rimanevano impresse nel DNA di chiunque l’avesse collezionate. A quei tempi non c’era il personal computer, internet e neanche i telefonini, e le figurine dei calciatori erano uno dei passatempi più ricercati, al pari della cerbottana, della mazzafionda e del monopattino. Eddy, come tanti altri ragazzi, ne è rimasto segnato per tutta la vita, tanto da rovinarsela per sempre. 


E poi il sidecar…

Il sidecar è il mezzo che usa il protagonista per sfuggire agli spietati killer che gli stanno alle calcagna e al mandato di cattura emesso dal commissario Buscemi. Insieme al suo amico Lato per lato si danno alla fuga con una valigia piena di soldi, una partita di cocaina purissima, l’urna con le ceneri del loro amico Bart e un carico di figurine rarissime. A causa del corso degli eventi anche la moto diventa un personaggio del libro, che si intreccia con Nilo il cane che ride, al tacchino con problemi relazionali, con l’apicoltore superdotato e al gruppo di neohippy biologici che hanno messo su una coltivazione molto particolare. 


Teatro di Scemo chi legge è Roma. Ma non la Roma patinata de La grande bellezza, ma quella della periferia. Una Roma quasi pasoliniana. Cosa ne pensi?
Sono nato e cresciuto nella periferia est di Roma, proprio nel quartiere dove è ambientato il romanzo, e considero le periferie delle città dei luoghi stimolanti. In modo particolare quelle romane, che sono un misto di umanità e cemento, dove nascono mode, stili e codici comportamentali divertenti e spiritosi, capaci di influenzare intere generazioni di scrittori e registi cinematografici. Animate da una collettività multiforme di persone, dalle quali è possibile tirar fuori le più terrificanti caricature umane, ma anche solidarietà, disponibilità e altruismo.
 

Quella di Eddy, e di Lato, è anche la storia di chi, uscito dal carcere, è costretto reinventarsi per conquistare il posto in una società che spesso è pronta a chiudere le porte. Un tema delicato che tu tratti con la tua scrittura.
Quello del reinserimento dopo un periodo di detenzione è un argomento molto serio, che tratto costruendo intorno al personaggio principale una serie di situazioni che offrono, nonostante la chiave ironica, molti spunti di riflessione. In pratica il nostro protagonista cerca di sfruttare le sue qualità culinarie inaspettatamente emerse dietro le sbarre, provando ad aprire un ristorante insieme al suo compagno di cella una volta usciti dal carcere, ma nessuno gli fa credito. Si ritrovano così a fare i cuochi a domicilio presso una clientela super selezionata, che li sceglie proprio perché sono degli ex galeotti, fino a quando non si troveranno nuovamente nei guai, rischiando di tornare nuovamente in gattabuia.


E poi il nord. Una meta. Il luogo in cui Eddy riesce davvero a trovare se stesso… 
Ho pensato di ambientare la fine del romanzo nel nord Europa, dove le distanze sono soprattutto culturali. Sulle spiagge isolate dello Jutland, lungo la costa settentrionale della Danimarca, Eddy ritrova se stesso e, dopo tante vicende sfortunate, riesce finalmente a chiudere il cerchio con il suo destino. Come d’altronde fanno molti italiani in questo periodo, obbligati a trasferirsi fuori dal nostro paese per realizzare i loro sogni.

I libri di Fabrizio Franceschini

 

 

 

 
 
 
 
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