Intervista a Ferdinand von Schirach

Ferdinand von Schirach
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Ferdinand von Schirach è uno dei più noti e stimati avvocati penalisti di Berlino. La sua fama in terra tedesca se l’è conquistata per essersi occupato di alcuni tra i casi più significativi degli ultimi vent’anni, ad esempio i processi contro i capi della DDR. Ma a portarlo in Italia non è qualche scandalo processuale di particolare interesse, bensì la letteratura. Perché ha iniziato a raccogliere una serie di vicende criminali e giudiziarie emblematiche e a trasformarle in racconti mozzafiato, narrati con una lucidità e sicurezza stilistica da far dubitare che Von Schirach abbia mai fatto altro nella vita.

Cosa ti ha spinto, dopo anni di brillante carriera a passare dagli atti giudiziari alla narrazione?
In realtà è una storia abbastanza banale: ho cominciato a scrivere la notte perché in un periodo della mia vita soffrivo di insonnia. Mi alzavo la notte e leggevo. Poi ho visto il computer e ho cominciato a scrivere. Ho impiegato circa tre mesi a scrivere Un colpo di vento. Non rielaboro mai quello che scrivo, la prima stesura è quella definitiva: elimino gli aggettivi, tengo solo l’essenziale, ma le storie erano ben chiare nella mia mente. Gli undici racconti sono tutte storie vere. Ho cambiato nomi di persone e dei luoghi perché sono legato all’obbligo del segreto professionale, ma sono tutte storie accadute così come le ho raccontate, quindi vere nella loro essenza. Non ho inventato nulla. Semmai ho solo aggiunto storie a storie, ho innestato realtà su realtà per dare compiutezza ai racconti.


Uno stile asciutto, spesso essenziale. Eppure non  freddo, non distaccato. A che punto si situa la tua partecipazione e il tuo coinvolgimento personale con i fatti raccontati come scrittore? E come avvocato nei confronti dei suoi assistiti?
Un’idea cui tengo molto nel mio lavoro è che il cliente non deve mai essere un caso, un oggetto, ma un essere umano. Difendo la persona, non il crimine, e per difenderla bene devo prima di tutto ascoltarla attentamente, capire cosa è successo, avere una sensazione netta su di lei senza fermarmi alle apparenze. Nelle undici storie che ho voluto raccontare ho cercato soprattutto questo, rispettare la dignità delle persone di cui raccontavo una storia. Comunque come avvocato il rapporto deve essere di assoluta distanza. Non si possono difendere amici né parenti. Non sopporto il patetismo, il dramma, nel mio lavoro e anche in letteratura. Certamente ci sono casi che mi hanno colpito di più, o maggiormente coinvolto, come quello della ragazza del racconto Il violoncello. Non ho potuto fare niente per lei. Il nostro intero concetto di colpa non poteva avere nulla a che fare con lei.


Appunto: il nostro concetto di colpa. Personaggi del tutto “normali” i tuoi assassini, storie di comuni solitudini, di piccoli mondi incomunicabili, di gesti o vicende in apparenza da nulla. Assassini colpevoli ma senza colpa. Allora cos’è la colpa? Solo “un colpo di vento”?
La giustizia ha spesso a che fare con queste realtà. Le cause per cui alcune persone arrivano ad uccidere sono spesso le stesse: disperazione, forzatura, situazioni senza via di uscita. Il settanta per cento dei delitti avvengono in famiglia e spesso nei giorni di festa. Il fatto è che non si tratta di mostri, ma di persone come noi e forse è questo che calamita l’attenzione dei media e delle persone. Nella vita non c’è mai una distinzione netta tra bianco e nero e la maggior parte dei casi umani si trova nel mezzo. È difficile a volte stabilire se un medico che uccide la propria moglie sia più colpevole o più vittima. Non so perché una persona normale improvvisamente può accoltellare e fare a pezzi qualcuno. Ma so che può capitare a tutti. La sensazione è che chi uccide un attimo prima è arrivato a un punto da cui non può più tornare indietro.


Ed ora? Dopo questo debutto folgorante e la consacrazione pubblica del tuo talento (del tutto meritata per altro), tornerai alla tua professione di avvocato o ti dedicherai stabilmente alla letteratura?
Non abbandonerei mai la mia professione. Il tribunale mi mancherebbe troppo. Scrivere mi dà una grande gioia e la notte dormo poco, quindi ho tutto il tempo che mi occorre. Ad agosto uscirà in Germania un’altra raccolta di casi criminali ma ora sto lavorando a qualcosa di completamente diverso. Sarà una sorpresa.

 

I libri di Ferdinand von Schirach

 

 

 
 
 
 
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