Intervista a Francesca Lancini

Francesca Lancini
Articolo di: 
27 anni, un volto d’angelo e un fisico scolpito da copertina. Si presenta così Francesca agli occhi dei comuni mortali, che di fronte a cotanta bellezza si fanno piccini piccini. Poi la senti parlare e capisci che la ragazza non è soltanto un tributo ad Afrodite, ma anche una giovane donna che sa quello che vuole, e soprattutto sa quello che è. Le sfilate di moda in giro per il mondo, a nome dei più grandi stilisti italiani (da Mariella Burani a Gattinoni, a Rocco Barocco) non le hanno dato alla testa; come la partecipazione a Sanremo nel 2006 con Giorgio Panariello, o il ruolo d’attrice che si è meritata in “Ocean’s Twelve” al fianco di George Clooney. Francesca, originaria di Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia, è una persona sensibile e colta, ha una laurea in Scienze della Comunicazione e una grande passione per la scrittura, che l’ha condotta fino al suo primo romanzo.
Come nasce il tuo Senza tacchi e qual è stato il suo iter fino alla pubblicazione?
L'idea del romanzo nasce a Miami, mi trovavo in casa con altre modelle che giocavano a tirarsi addosso dei cornflakes mentre guardavano E! Entertainment. Ho scritto un racconto nel quale ho trovato Sofia, la protagonista, e poi ho costruito il romanzo completandolo con le altre città. Dopo un paio di anni è arrivato a Elisabetta Sgarbi che in poche ore ha creduto in me e nel mio lavoro.

 

Sofia Martini, la protagonista di Senza tacchi, è una modella, una ragazza colta, come te. Quanto c’è di autobiografico nella storia che hai raccontato?
Ogni personaggio ha caratteristiche che mi appartengono: l'ironia di Sofia, la consapevolezza di Ginevra, il cinismo di Paolo il libraio e il romanticismo di Alessandro. Le situazioni del mondo della moda che racconto non sono accadute davvero, ho usato il paradosso per camminare sul confine tra letteratura e verità, e soprattutto per strappare un sorriso al lettore.

 
Nel libro compaiono citazioni letterarie: quali sono i libri che più ti hanno formata, illuminata, fatta in qualche modo cambiare? Quale ruolo ha la scrittura nella tua vita?
Scrivo da quando sono piccola, ho riempito i miei diari del periodo tennistico con le analisi delle partite. Poi sono passata alle poesie, gli aforismi, i racconti e il romanzo. Scrivere mi permette di far accadere le cose, aderire a me stessa e non perdermi mai. Uno dei libri della mia adolescenza è stato Il mondo di Sofia, poi è arrivato Salinger che rileggo costantemente e con l'inizio della scrittura mi hanno conquistato DeLillo, Fitzgerald, Capote, Marquez, Cortazar e Borges. E poi c'è la poesia: Szymborska, Brodskij, Pessoa, Dickinson e Whitman.


Senza tacchi affronta temi piuttosto attuali: la mercificazione del corpo femminile; l’aspirazione a una perfezione “fasulla”, che esorcizza la vecchiaia ed esalta i corpi infantili, taglia 38-40; infine l’anoressia. Tre concetti strettamente correlati, specchio triste di una società forse malata. Qual è il tuo giudizio nel merito? Come sei riuscita a non farti travolgere dai pericoli cui abbiamo appena accennato e qual è il messaggio che ti senti di dare alle ragazze di oggi, che pagherebbero chissà cosa per diventare famose modelle?
L'aumento dei casi di anoressia è dovuto anche allo stereotipo della donna che viene dalla moda e dalla televisione. I mezzi di comunicazione invitano a mostrare il corpo, non a prendersene cura per come è; e la perfezione è rappresentata dalle misure, non dai punti di vista. La formazione tennistica mi ha permesso di crescere nel rispetto della mia struttura corporea, con la capacità critica di valutare le richieste degli addetti ai lavori. Non ho mai voluto diventare una top model, a me interessava rendermi indipendente a livello economico e studiare. Il mio invito alle ragazze è quello di prendere coscienza di sé prima di gettarsi in mondi che da fuori sembrano attraenti; indagare veramente sulle proprie passioni e rincorrerle. La celebrità non è una passione. 


Sofia adora mangiare. E tu?
Anch'io, soprattutto quando trovo una ricetta curiosa e riesco a realizzarla.

 
La famiglia. Un perno (instabile) intorno a cui ruota il tuo romanzo. Un’istituzione tutto sommato “fuori moda” nel contesto che hai descritto. Eppure, la famiglia è la meta verso la quale tutto tende. Almeno così mi è parso di capire. Vuoi spiegarci meglio il ruolo di questa “ingombrante” protagonista?
Parte dei nostri guai o della realizzazione come essere umani, arriva dalla capacità dei nostri genitori di amarci nei primi anni di vita. La famiglia è la mia chiave letteraria per raccontare le storie. Le personalità dei protagonisti sono sempre plasmate da qualcuno che li ha cresciuti e tutti i loro comportamenti li porteranno, inevitabilmente, a scontrarsi con il loro passato. Il cambiamento è alla base della vita di una persona e anche della letteratura.

 
Francesca, siamo arrivati all’ultima domanda: progetti? Libri? Anticipaci tutto!
Sto scrivendo! Con lentezza e qualche insicurezza, ma prometto che non parlerò più di moda.

I libri di Francesca Lancini

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER