Intervista a Francesca Violante Rosso

Francesca Violante Rosso
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L'occasione per conoscere questa giovane giornalista sarda è un pomeriggio romano di primavera anticipata in cui ho il piacere di presentare un suo libro presso una libreria del centro. Lo sguardo fiammeggiante e fiero con cui le donne mediterranee studiano chi hanno incontrato da poco lo conosco a menadito per vicende private mie (ciao Maria!), e quindi non mi spavento e reggo quello di Francesca Violante con nonchalance. Passano i minuti e chiacchierando tra di noi prima e davanti al pubblico poi, la tensione si scioglie, la frequenza dei sorrisi aumenta. Alla fine la saluto come si fa con i vecchi amici: il lungo - e mi risulta anche non agevolissimo - viaggio di Francesca Violante verso la sua splendida isola inizia. Arrivederci presto!
Chi è Luigi Cannas e come nasce il bisogno, la voglia di conoscere la storia della sua vita che hai concretizzato nel tuo libro-intervista La marcia di Luigi?
Luigi Cannas è uno degli ultimi reduci della Seconda guerra mondiale e, nonostante i suoi novant’anni e le tristi esperienze vissute, è un uomo che ama profondamente la vita. Il desiderio di conoscerne la storia nasce da una riflessione sulla realtà dei nostri giorni e dalla forte convinzione che il ricorso alle bombe e alle armi di qualsiasi genere, a livello locale come a livello internazionale, sia sempre un errore di gravità inaudita.


Come si scrive un libro così? A leggerlo ci si immagina tu e Luigi seduti davanti al camino a chiacchierare… È andata così, oppure come?
Per scrivere un libro di questo tipo bisogna calarsi, con umanità e con obiettività, nei fatti che si stanno raccontando. L’intervista fatta a Luigi, in tono molto colloquiale, è avvenuta proprio davanti al camino… Lui, io, i suoi ricordi e il suo dolore, la sua semplicità e i suoi ideali e la speranza di entrambi in un futuro di pace.


Puoi riassumerci in breve quali terribili tappe hanno segnato la marcia di Luigi durante la sua esperienza di guerra?
Tra le tappe principali che hanno scandito la marcia di Luigi si inseriscono la prima battaglia, combattuta in Francia all’alba del 21 giugno 1940, e il primo crudo impatto con la morte, il grave congelamento subito in Grecia nel dicembre di quello stesso anno, la prigionia conseguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, la definitiva partenza dalla Grecia e il successivo coinvolgimento nella guerra italiana di liberazione a partire dal novembre 1944.


Qual è l’episodio che più ti ha colpito?
Più che uno specifico episodio mi ha colpito il modo con cui Luigi ha affrontato la guerra. Mi hanno colpito la sua forza interiore, mostrata persino nei giorni e nei momenti peggiori di quel terribile conflitto e della sua marcia, e l’incrollabile entusiasmo per la vita, che deriva anche dai tanti incontri ravvicinati avuti con la morte.


Che cosa ha lasciato nel cuore a te che sei giovanissima questa dolorosa avventura di guerra?
Luigi, con la sua testimonianza, mi ha dato una grande lezione di vita e mi ha lasciato tantissimo… Le sue parole, pur essendo fatte di sangue e di dolore, sono un inno alla pace e gridano tutta l’assurdità della guerra. Io porterò per sempre nel cuore la luce dei suoi occhi e come lui per sempre sognerò un mondo giusto e senza bombe. A chi mi dirà che questa è solo utopia risponderò che se è così l’uomo ha scritto davvero con le proprie mani la sua fine.


Il racconto di Luigi ha rappresentato per lui e per te anche l’occasione per lanciare un vero e proprio appello: quale?
Rispondo con le parole di Luigi, così come riportate nel libro: «Io non voglio credere che per capire che cosa sia la guerra sia necessario provarla, io sono convinto che il passato debba fungere da monito per le generazioni future. […] Da sessantacinque anni non riesco a togliermi dagli occhi il rosso vivo del sangue. […] Ai potenti della terra, che con un pizzico di volontà e di buon senso possono agire concretamente, io grido: fermate le guerre, tutte le guerre».


Qual è stato e qual è il legame di Luigi con la sua terra? Quanto c’è di “sardo” nelle sue scelte, nella sua decisione per esempio di non restare a vivere in Grecia dopo la guerra?
Luigi, oggi come allora, è legatissimo alla Sardegna. Sono convinta, però, che questo forte sentimento di appartenenza alla sua terra non abbia influito in maniera determinante sulle scelte da lui compiute. Penso, per esempio, che a spingerlo a tornare in Italia siano state l’assenza totale di notizie relative alla situazione esistente in patria e la preoccupazione per la famiglia, della quale da anni non sapeva niente. Luigi, infatti, tuttora parla della Grecia come della sua seconda patria e ricorda con grande affetto le persone che in quel periodo tragico, poco più che ragazzino in un paese straniero e dilaniato dalla guerra, lo hanno aiutato a far fronte alle continue difficoltà. Persone che talvolta lo hanno sostenuto semplicemente con un sorriso o con uno sguardo di speranza, ovvero con le uniche cose che possedevano.

I libri di Francesca Violante Rosso

 

 

 
 
 
 
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