Intervista a Francesco Balletta

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Francesco Balletta, il primo giallista a trequarti della Penisola, dopo anni di lavoro 'sporco' in retrovia come sceneggiatore, ha rotto gli indugi e si è catapultato nella fossa dei leoni del dorato mondo dell'editoria grazie ad un romanzo esilarante dalle tinte (e copertina) più che fosche, gialle. Vista la sua proverbiale ritrosia alle luci della ribalta, la prima domanda è d'obbligo...




Com'è stato il 'trapasso' dal dietro le quinte del lavoro di sceneggiatore al palco dello scrittore?
Tutto sommato è stato un "trapasso" tranquillo. Oltre a fare lo sceneggiatore, insegno anche presso i master di scrittura di Luiss e Università Cattolica di Milano quindi sono abituato a parlare in pubblico (e gli studenti sono sempre un pubblico mooolto esigente, come ti distrai sei finito!!)


Quali sono le differenze di scrittura tra sceneggiatura e romanzo?
Ci sono differenze nell'approccio alla scrittura e nella "forma" intesa come stile, linguaggio, ecc. Lo sceneggiatore è sempre parte di una squadra: produttore, editor, registi, attori, sono come una "staffetta" a cui lo sceneggiatore passa il testimone dopo aver percorso la sua "tappa". Lo scrittore di narrativa, al contrario, compie da solo tutto il "giro di pista", portando la sua storia al pubblico esattamente come l'ha concepita nella sua testa (salvo eventuali problemi di editing). Proprio per questo, lo scrittore deve fare anche il regista, nel senso di dirigere i suoi personaggi, deve fare lo scenografo, nel senso di descrivere gli ambienti a beneficio del lettore... Insomma, deve supplire alla mancanza delle immagini e del sonoro, proiettando tutto direttamente nella testa del lettore! 

 
Come è nata l'idea del tuo romanzo Morto a ¾?
Come spesso mi capita non si è trattato di una singola idea, ma di più idee che sono andate a fondersi insieme. Avevo già in mente di scrivere un giallo, volevo già tentare una strada diversa, poi, in un periodo di salute ballerina, mi sono ritrovato a pensare a quanti modi di dire usiamo per indicare una persona viva e vegeta che però è come se fosse un po' morta ("un piede nella fossa"; "più di là che di qua" ecc). Allora ho pensato: e se per una volta fosse un morto ad essere ancora un po' vivo? Ecco come è nato il titolo. Poi, poco prima della pubblicazione, ho trovato la citazione di Russel sui "morti a 3/4" e per me è stata la conferma che ero sulla strada giusta!


Domenico è un antieroe che crea immediatamente empatia e immedesimazione. Come è nato?
La costruzione di un personaggio empatico è forse l'aspetto più complicato di tutto il procedimento perché oltre al "mestiere" interviene - o dovrebbe intervenire - anche una componente personale, qualcosa di "vissuto" dall'autore. Nel mio caso, posso dire che la "stanchezza" di Domenico aveva molto a che fare con quello che provavo io al tempo... 


Il povero Domenico scopre che non c'è riposo neanche nell'aldilà. Quindi non c'è speranza per noi nati stanchi?
Bella domanda! In realtà, mi piacerebbe che il libro comunicasse l'esatto opposto: ovvero che anche quando si è disillusi, demoralizzati, depressi ecc buttarsi a capofitto in un'impresa, per quanto faticosa e apparentemente impossibile, può sortire effetti sorprendentemente benefici.


Come mai hai scelto il giallo come genere?
Ho scelto il giallo perché trattandosi del mio primo romanzo volevo un genere in cui mi trovassi "comodo" e avendo sceneggiato decine e decine di gialli non ho avuto dubbi!


Che ne pensi delle saghe noir? Ce n’è qualcuna che segui da lettore?
Io sono un lettore compulsivo e facile alla noia. Ho pochi punti fermi - Stephen King, ad esempio - e una curiosità incontrollabile per nuovi autori o autori che non conosco, quindi preferisco leggere libri di tanti autori diversi piuttosto che tutti i libri di un solo autore (eccetto King, ripeto). Solo nell'ultimo mese ho divorato tre romanzi completamente diversi tra loro (Player One; Lavoro a mano armata e Il fondamentalista riluttante). La serialità preferisco seguirla in tv, ma non si sa mai...


Ci sarà un sequel per Domenico Campana?
Me lo chiedono tutti e mi fa enormemente piacere sapere che le persone che hanno incontrato Domenico vogliano seguirlo ancora. So anche che una grande arma della serialità è proprio la capacità di creare affezione e allargare, man mano, la base dei lettori/spettatori. Per quanto mi riguarda ho molte idee che mi piacerebbe approfondire in almeno due sequel e direzioni che ritengo interessanti per il personaggio, ma perché un sequel prenda vita ci vogliono due condizioni: un buon successo del primo romanzo e un atto di fiducia della casa editrice che dimostri di voler investire su un progetto a lungo termine! Che dire? Incrociate le dita insieme a me!

I libri di Francesco Balletta

 

 

 

 
 
 
 
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