Intervista a Francesco Dell'Olio

Francesco Dell'Olio
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Vive e lavora a Ravenna, scrive dove capita. Tifa Ravenna, ama i Doors, si definisce "giornalista mancato", adora bere vino Crepe e guardare i film di Lelouch: Dell'Olio è una presenza costante nell'underground letterario italiano, col suo approccio sempre sospeso tra esistenzialismo e giovanilismo, tra nostalgia e universo teenager. Francesco va per i 40, ma fa finta di niente. E forse fa bene così.
In Vivere adagio il protagonista è uno scrittore che pubblica a proprie spese i suoi scritti presso una piccola casa editrice. Quanto di autobiografico c'è in questo?
Tutte le storie che si scrivono, anche quelle più assurde o quelle che appartengono al filone horror o quelle più strane, contengono sempre frammenti più o meno consistenti di momenti vissuti realmente da chi scrive. Scendendo nel particolare, l'esperienza del protagonista del mio libro, che pubblica a pagamento pressouna piccola casa editrice, io - per fortuna - non l'ho mai vissuta. Ho incontrato e conosco, però, alcune persone che sono incappate in quelli che io chiamo Editori Truffa, ovvero personaggi che ti chiedono, in cambio della pubblicazione, anche migliaia di euro. Io non accetterei e non accetterò mai una proposta simile. Francesco Giubilei, Presidente di Historica Edizioni, per fortuna la pensa allo stesso modo.
 

Sei laureato in Giurisprudenza e lavori nel settore dell'informatica. Come ti sei avvicinato alla scrittura?
Mi ci sono avvicinato sin da ragazzino: alle scuole medie, oltre a giocare al pallone come i miei coetanei, scrivevo segretamente racconti d'avventura. Segretamente perchè, quando si hanno certe età, l'attività dello scrivere non dà propriamente una grande popolarità...
 

Il protagonista del tuo breve romanzo accetta un appuntamento dopo aver chattato con una "sconosciuta". Che rapporto hai con i social network? Ti è mai capitata un'esperienza come quella che racconti?
Non ho con i social network quello che si può definire un rapporto stretto. Non li amo, ma ci sono e a volte li uso, perchè effettivamente possono essere utili per mantenere i rapporti. Sì, mi è capitato, tanti anni fa, di conoscere in chat una ragazza e di andarla a incontrare. Il viaggio è stato molto più breve rispetto a quello che racconto nel libro. Da Ravenna, infatti, sono andato a Cesena. E ovviamente la ragazza, che nella foto che mi aveva inviato era estremamente carina, si è rivelata tutt'altra cosa...
 
Leggi Campanile, Guareschi, De Carlo, Carver. Ma l'incipit del tuo libro sembra risentire del calviniano "Se una notte d'inverno un viaggiatore", con l'idea del libro che prende il via dallo stesso libro...
Mi è stato detto anche che Vivere adagio risente del modus scribendi di Gianluca Morozzi (che peraltro firma la prefazione) o che riflette momenti alla Carlo Manzoni, e altro ancora. Va bene tutto. Qualsiasi libro, secondo me, sta negli occhi di chi legge.
 

Il finale lascia spazio libero alla fantasia e ad un seguito. Ce ne sarà uno?
Non credo. Mi piacciono i finali aperti perchè, in qualche modo, lasciano le cose a metà, in sospeso. Ho raccontato un pezzo di vita, un dato momento, un incontro tra due persone e lì mi sono fermato. Il seguito può stare nell'immaginazione di chi legge.
 
 
I libri di Francesco Dell'Olio

 

 

 

 
 
 
 
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