Intervista a Francesco Fioretti

Intervista a Francesco Fioretti
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Dopo aver scritto due thriller storici con protagonista Dante Alighieri, Francesco Fioretti, scrittore e dantista nato a Lanciano nel 1960, ha deciso di affrontare un’impresa letteraria titanica, cimentandosi con l’opera che ha reso immortale il poeta fiorentino. Da sempre, infatti, è proprio il linguaggio della Commedia ad aver attirato il suo interesse, da studioso e da scrittore. Laureatosi in Lettere a Firenze, ha insegnato in Lombardia e nelle Marche. Nel 2012 ha conseguito il dottorato presso l’Università di Eichstätt in Germania con una tesi, neanche a dirlo, sullo Stilnovo di Dante e Cavalcanti.




Come nasce l’idea di riscrivere l’Inferno di Dante in un linguaggio completamente contemporaneo?

Alt, non dimentichiamo che comunque anche l’italiano contemporaneo conserva la sua impronta dantesca. L’italiano ha questa particolarità che lo distingue dalle altre lingue europee: l’italiano ha un padre. E dunque un’operazione di riscrittura, in questo caso, è anche un ritorno alle origini. L’idea nasce, sul piano personale, dall’esigenza di confrontarmi con un modello immenso, da cui si ha sempre, come narratori, qualcosa da imparare. Sul piano letterario si tratta invece di rendere Dante nuovamente accessibile a un pubblico di non addetti ai lavori, perché tutti possano fare questa suprema esperienza di lettura.

Quella di Dante è una figura che attrae ancora moltissimi scrittori. In cosa risiede, secondo te, la modernità del poeta?
La Commedia è una summa stilistica: si va dai lusingatori “di merda lordi” dell’Inferno a certi endecasillabi latini (con genitivi ebraici in rima) del Paradiso. Per gli scrittori è una palestra quasi inevitabile, altro che Scuola Holden! Almeno se si è severi con se stessi e si aspira a traguardi un po’ più che dignitosi. A ciascuna situazione umana (e la Commedia le comprende tutte) è associato il suo peculiare registro stilistico. Suggerisco anzi la riscrittura di interi canti del poema come esercizio standard per qualsiasi corso di scrittura creativa.

Sei stato ricercatore dantesco in Germania. Come viene visto Dante fuori dall’Italia?
È universalmente riconosciuto come il più grande scrittore del Medioevo e il padre della letteratura europea. In lui è il germe di ogni narrazione futura; a lui si sono ispirati in vario modo tutti i più grandi interpreti della letteratura occidentale, da Goethe a Tolkien. Dunque non c’è paese occidentale moderno che non abbia una sua Società Dantesca e quella tedesca è addirittura più antica di quella italiana, metre quella americana è tra le più attive e agguerrite. Non bisogna poi dimenticare che, a quanto si legge, gli italiani nel mondo sono 250 milioni, e gli italiani all’estero ci tengono a un’identità che, per loro, è prima di tutto culturale.

E da ex-ricercatore, come credi che verrà accolta la tua opera di riscrittura dell’Inferno dalla critica e dagli studiosi?
Non lo so. Nel nostro paese i puristi che storcono il naso all’apparire d’ogni novità sono sempre esistiti. Al tempo di Dante si rammaricavano del fatto che non avesse scritto la Commedia in latino; nel Cinquecento prescrivevano invece ai loro contemporanei di scrivere nel toscano del tempo di Dante; nell’Ottocento difendevano la lingua poetica della tradizione contro ogni modernismo: sono sempre lì, in ritardo d’una generazione, a difendere lo stato dell’arte. Bisogna tenerne conto, ma senza lasciarsi irretire.

Credi che riscrivere le grandi opere in un linguaggio contemporaneo possa avvicinare i lettori alla letteratura? Penso, ad esempio, all’Orlando furioso o alla Gerusalemme liberata.

Dipende da come lo si fa. Non dimentichiamo che se i classici sono tali è perché hanno una forza intrinseca che li fa sopravvivere al loro tempo. Se li si banalizza, ad esempio, per adeguarsi a un presunto gusto corrente, non si fa nessun favore né all’opera antica né al lettore contemporaneo.

Dopo l’Inferno ti cimenterai con Purgatorio e Paradiso?

Sì, il Purgatorio è peraltro già a buon punto: bisognerà però vedere se l’editore deciderà di portare avanti il progetto.

I libri di Francesco Fioretti

 

 

 
 
 
 
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