Intervista a Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa
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L'impressione che ti fa Francesco Muzzopappa parlandoci un po' è quella di un ragazzo sereno, umile, ma anche fortemente motivato a far valere il proprio talento. Proprio come il personaggio del suo romanzo d’esordio. Un buon segno per la narrativa contemporanea e per le nuove generazioni. Nato a Bari ma residente a Milano dove svolge l’occupazione di copywriter pubblicitario, Muzzopappa ti accoglie con sorriso contagioso, con l’aria di chi sembra ancora non credere di aver messo un piede solido nel circolo letterario. E allora per rompere l’imbarazzo gli rivolgo subito alcune domande.




Come nasce l’idea di Una posizione scomoda?
Dall'idea di scrivere recensioni di film porno per una importante rivista italiana. Si trattava di un gioco divertente, un esperimento che alla fine non è mai andato in porto. Poi un giorno mi iscrivo alla scuola di scrittura di Raul Montanari, che durante una lezione ci chiede di pensare a incipit e intreccio di un romanzo. Il titolo era diverso, ma la fabula era già definita.


Dalla lettura del libro trapela un’approfondita conoscenza del mondo del cinema...
Ho barato. In realtà prima di scrivere, di solito metto da parte dei piccoli “dossier” nei quali raccolgo tutto il materiale che mi sarà utile per la stesura del romanzo. Ho saccheggiato Wikipedia, anzitutto, e studiato trame di film che in realtà non ho mai visto ma che mi riprometto di vedere.


Ma almeno i riferimenti al cinema hard?
Anche lì c'è stato un lavoro di ricerca estenuante. Fabio, il protagonista del mio romanzo, per sopravvivere scrive film porno, attingendo al filone che ho definito “citazionista”, cioè in qualche modo parodico rispetto ai titoli di film maggiori, del tipo Il profumo del maschio selvatico o La sporca donnina. Ho ovviamente scartato quelli più espliciti e forse volgari, preferendo i più divertenti e geniali. Altri invece sono inventati di sana pianta. Per il resto, il mondo dell'hard è ricostruito dalla mia fantasia.


E come mai hai pensato a una transessuale per il ruolo di produttrice di film erotici?
E' spuntata fuori da sola. Mi occorreva un controcanto forte che stemperasse la rabbia e la delusione del protagonista, che all'inizio si piange un po' addosso, trattandosi di uno sceneggiatore destinato a grandi successi confinato invece nel mondo dell'hard. Romina sdrammatizza tutto: è positiva, vitale, risoluta, con i suoi modi baracconi ed eccessivi. Sa stare al mondo, al contrario di Fabio. E' un personaggio di sostegno formidabile, messo a fuoco anche grazie alla visione accanita di Priscilla, la regina del deserto, autentico capolavoro della cinematografia recente.


Di che cosa ti occupi nella vita di tutti i giorni?
Sono copywriter, lavoro in pubblicità.


Quanto c’è di autobiografico nella figura del protagonista?
Il forte senso di frustrazione, frutto di un momento storico e sociale che ha abbandonato i trentenni al loro destino. “Ognuno pensa per sé”, sembra il nuovo credo, con il risultato che la mia generazione è costretta a mettere da parte le ambizioni pur di sopravvivere, accettando elemosina da gente che gira nei macchinoni. C'è un forte senso di ingiustizia che solo i miopi possono fingere di ignorare. E molti politici ultimamente hanno forti problemi di diottrie.


Che cosa ti attendi da questo libro?
Mentirei se dicessi cose tipo “ma niente, mi è solo piaciuto scriverlo” oppure “mi sono divertito a inventare storia e personaggi e tutto qui”. Io l'ambizione un po' ce l'ho: mi piacerebbe che la gente associasse il mio nome a un tipo di commedia di situazione e di battuta forse più di stampo anglo-americano, che io stesso fatico a trovare tra gli scaffali delle librerie: divertente e al tempo stesso rincuorante.


Qual è il tuo genere di lettura preferita?
Leggo molto. Forse il libro della mia vita è Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares scritto da Pessoa. Ma le influenze arrivano tutte dalla letteratura americana, gente come Moore, Sedaris, Auslander. E poi dal genio di Wodehouse, un pilastro della letteratura inglese.

I libri di Francesco Muzzopappa

 

 

 
 
 
 
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