Intervista a Francesco Tricarico

Francesco Tricarico
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Personaggio fantasioso e poliedrico, Francesco ha iniziato a suonare da giovanissimo e si è diplomato in flauto traverso al Conservatorio di Milano e dal 2000 è una delle figure più originali e creative della musica d'autore italiana. Ora esordisce pure nel panorama letterario con un romanzo visionario impreziosito da schizzi. Simpatico e alla mano, lo incontriamo per sapere qualcosa di più del suo colorato mondo - e la nostra chiacchierata non può che confermare la prima piacevole impressione.
Pazienza e curiosità, molto presenti nel tuo libro Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino, sono oggi beni in via d’estinzione?
Effettivamente soprattutto oggi sono due beni che non godono di grande attenzione, c’è un eccesso di disponibilità di cose, ci sono tanti stimoli; la pazienza ha sempre un obiettivo, si attende per conquistarlo, si lavora in quella direzione. È come se fossimo incapaci di pensare al futuro, si vuole tutto e subito e si pensa erroneamente che sia tutto dovuto quando invece nulla lo è. La cultura di questi anni, io mi escludo ovviamente, pensa che sia tutto a portata di mano, sono gli anni della finzione dove viene premiata la menzogna. La curiosità è l’altra faccia, è tutto chi è curioso verso se stesso per capirsi non può essere egoista e poi la curiosità è sinonimo di conoscenza e per capire devi studiare devi metterti in gioco.
 

Personaggi come Ginevra e Sofia come nascono?
Per caso. Sofia è la sonnambula, Ginevra l’aliena. Sono ricordi antichi, forse Ginevra sono io o forse nati da una crosta di un’astronave. Sono de donne coraggiose, curiose che cercano un’indipendenza. In ognuno c’è un aspetto femminile e per descriverle ho preso ispirazione dai miei modelli.
 

Cosa ti piace delle donne?
Le donne hanno una marcia in più: hanno la bellezza, l’intelligenza, la curiosità e una lucidità che a noi uomini sfugge, che non abbiamo. Ci vuole forse coraggio a vivere la nostra parte femminile, una parte che per fortuna ognuno ha. Credo che si possa veramente essere felici avendo conosciuto la tristezza e un uomo per essere in equilibrio deve conoscere anche quella parte, alla continua ricerca di un equilibrio tra gli opposti.
 

Altro tema dominante nel libro è il sogno...
Oggi ci sono troppi sogni non attuali, abbiamo bisogno di un nuovo sogno, siamo in una civiltà in decadenza, c’è bisogno dei sogni oppure sognare che non ci siano più sogni e guardare la realtà nell’immediato.
 

Com’è andato il tuo esordio narrativo? Come sei arrivato a questa esperienza?
Anche questo è avvenuto per caso, una sera ad una cena feci vedere i miei disegni, i miei taccuini ad Elisabetta Sgarbi che ne rimase molto colpita e mi propose di scrivere dei racconti che li accompagnassero. Una bellissima esperienza, molto libera, che mi ha reso felice, un’esperienza che mi piacerebbe ripetere ma solo se avrà un riscontro, solo se sarà utile a qualcuno. 
 

 
I libri di Francesco Tricarico

 

 

 

 
 
 
 
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