Intervista a Franck Thilliez

Franck Thilliez
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Fu così che un giovane ingegnere informatico francese col sogno nel cassetto di fare lo scrittore fece il grande salto e divenne una delle figure emergenti della scena thriller europea: merito del suo stile cupo e rabbioso che pesca a piene mani dalla società moderna con le sue contraddizioni. Nei libri di Franck si parla di salari, di bolla delle dotcom, di scioperi: è la via Co.Co.Co. al noir!

Una cosa che salta agli occhi nella tua scrittura è questa capacità di calare l'orrore nella quotidianità. Questo rende la vicenda che racconti ne La stanza dei morti ancora più agghiacciante, non credi?

La mia intenzione era quella di fare paura. Fare paura il più possibile. E a questo scopo ho raccontato due storie parallele: quella degli informatici e quella del rapitore. Nella prima abbiamo due persone normali, come noi, ed è proprio la loro la storia che fa più paura, perché ci è più vicina e ci fa riflettere su quello che siamo veramente. La seconda riguarda un serial killer, un personaggio più distante dalla nostra vita di tutti i giorni, quasi astratto direi, ma talmente estraneo da terrorizzare istintivamente.

 

La coloritura 'sociale' del romanzo ti è venuta spontanea, magari per esperienze personali, o è voluta? La bolla speculativa della New Economy, i licenziamenti, i mutui, la disoccupazione, la detective ragazza madre, etc etc...

Diciamo che è stato praticamente obbligatorio affrontare questi argomenti, perché quando si parla della regione della Francia nella quale è ambientato il romanzo non si può fare a meno di parlare di questi problemi, tanto lì sono gravi e presenti. Però ho cercato di affrontare questi argomenti in modo non banale, come se questo aspetto fosse un vero e proprio personaggio del quale raccontare la deriva disperata.

 

Esiste una via europea al thriller?

Direi che almeno in Francia per molti anni abbiamo assistito a un vero e proprio monopolio anglosassone. Si credeva che solo gli scrittori americani o inglesi fossero adatti a scrivere thriller, evidentemente. Negli ultimi tempi c'è stata un'ondata di thriller francesi, un'ondata tuttora in aumento perché i lettori ormai hanno capito che le ambientazioni e i personaggi europei sono ugualmente suggestivi e affascinanti, se non di più.

 

Hai fatto il percorso sognato da tutti gli scrittori esordienti: da una piccola casa editrice al top delle classifiche in pochissimo tempo. Qual è il segreto per farcela?

Nessun segreto. All'inizio ero davvero un piccolo scrittore che pubblicava per piccoli editori, poi i librai hanno cominciato un passaparola che ha segnalato il libro ai clienti delle loro librerie. Le vendite di conseguenza sono aumentate, pur nell'indifferenza dei giornalisti, che però in un secondo tempo hanno iniziato a scrivere recensioni del libro, generando un effetto-valanga: più vendite portavano più articoli su giornali e siti internet, più articoli portavano più vendite, ed eccoci qua.

 

Quali sono gli scrittori ai quali guardi come modelli, se ce ne sono?

Per quanto riguarda gli stranieri, senz'altro Bret Easton Ellis e James Ellroy. Tra i francesi, direi su tutti Jean-Christophe Grangé. E in generale mi piacciono tutte le storie difficili ma realistiche, come un vero poliziesco deve essere.

 

I libri di Franck Thilliez
 

 

 

 
 
 
 
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