Intervista a Franco Matteucci

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Autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Insegna Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha scritto tanti romanzi, tra i quali una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni.




Hai voglia di dirci quando e dove sei nato e quanto a lungo sei restato e quanto volte torni in quei luoghi (dove sono ambientati molti tuoi gialli)?
Sono nato nel 1948 in un piccolo paese della Toscana che si chiama Buggiano. Ma a due anni mio padre, che era medico condotto, si è spostato all'Abetone dove è rimasto per trenta anni. Ecco ritengo che quel paese sia il vero mio luogo di nascita e lì ho imparato tutto quello che metto nei miei romanzi: sci, montagna, neve,boschi, vento, gente rude e di poche parole. Sono anni che non torno all’Abetone, ma la mia mente sta lassù e anche a Cervinia dove ho trascorso molti mesi della mia vita.

Dal 2013 hai scritto quattro noir seriali ambientati a Valdiluce (e l’ambientazione montanara è decisiva), quanto è inventato di quei luoghi, del fiume e delle grotte, dei ritrovi e degli impianti sciistici?
È sostanzialmente tutto inventato, lo scenario è un mix di Alpi e Appennino. Valdiluce è un luogo esistente vicino all’Abetone che ultimamente è stata valorizzata, ma fino a qualche anno fa era una valle misteriosa dove troneggiavano grandi alberghi mai finiti, costruiti durante il fascismo, figure spettrali che ancor oggi si possono ammirare. Ho scelto Valdiluce per il nome anche perché quando accade qualche delitto diventa Valbuia.

Il tuo protagonista è bello e bravo: perché preferisce restare lì isolato dalla vita metropolitana?
Per chi vive nel vento come Marzio Santoni detto Lupo Bianco, diventa difficile vivere in un panorama raccolto in una finestra dove vedi solo palazzi. Senza l’orizzonte Lupo non riesce a capire da dove arrivano le nuvole per prevedere il meteo, anche il percorso del sole diventa difficile trovarlo. L’ispettore Santoni regola come un animale la sua vita e deve essere sempre in sincrono con la natura. È in queste condizioni che dà il meglio di sé, soprattutto durante le indagini.

L’omertà paesana è tipica dell’Abetone, della montagna o dei piccoli centri in generale?
Non citerei l’Abetone che è una stazione sciistica piuttosto moderna e organizzata, certo nei piccoli paesi la comunità da sempre si difende dagli estranei, dai colonizzatori e spesso è l’omertà l’unica arma che rimane loro per sopravvivere. Non è certo un fenomeno che riguarda solo il Sud. Quando poi accadono fatti cruenti il paese si rinchiude in se stesso come un riccio.

Hai scritto romanzi di molti generi e di discreto successo: hai ora deciso di concentrarti sul noir e su una serie: dipende da quel che insegni?
L’idea è stata di Raffaello Avanzini, amministratore delegato della Newton & Compton. È stata una sfida difficile e in parte vinta. Il giallo spesso si considera un sottogenere, in realtà è un romanzo a tutti gli effetti, assai più faticoso da realizzare, ha solo un difetto: che se funziona si vende molto. E ai pochi critici letterari sopravvissuti al web questo non va giù. Ad esempio al Premio Viareggio molti dei giurati che conosco mi hanno detto: «Un giallo non potrà mai vincere al Viareggio».

Ci saranno altre avventure di Marzio Santoni, stai scrivendo anche altro?
Sto preparando il quinto episodio, che ha già il titolo: Delitto con inganno. L’ispettore Santoni è una figura che mi conforta e con lui convivo con piacere. Non credo che lo ucciderò mai, ma potrebbe accadere il contrario...

Vi sono autori dai quali pensi di aver imparato qualcosa come giallista?
Dai classici molto, per esempio Simenon e Agata Christie. Anche dal grande Manzoni, a guardar bene I promessi sposi è un bellissimo thriller.


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