Intervista a Frank Schätzing

Frank Schätzing
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Boss dell'agenzia pubblicitaria INTEVI di Colonia e dell'etichetta discografica Sounds Fiction, all'inizio del 1990 è diventato uno scrittore, sbancando le classifiche prima tedesche poi internazionali (in Italia con Il diavolo nella cattedrale ha vinto nel 2007 il Premio Bancarella). Piace alle donne, ha le meches, indossa jeans, cuoio e stivali a punta, sembra appena sceso dalla sella di una Harley-Davidson ed è un esperto di whisky. Bel personaggio, no?

Che rapporto hai con il mare, al quale hai dedicato ben due libri?

Tra me e il mare c'è un grande amore, non ci piove. E per questo ho deciso di ambientare nel mare il mio fantathriller Il quinto giorno. Poi è successo che mi sono ritrovato per le mani tantissimo materiale avanzato dalle ricerche che avevo fatto per il romanzo e non utilizzato. Così con il mio editore abbiamo pensato di realizzare delle brevi dispense sul mare da allegare a una rivista di divulgazione scientifica, ma dopo un po' il progetto ha preso un'altra piega: ho iniziato a subire il fascino della storia del pianeta Terra vista dal punto di vista dell'ambiente acquatico, e alla fine mi sono ritrovato con un saggio di oltre 500 pagine, che è diventato Il mondo d'acqua.

 

Ti trovi più a tuo agio come autore di fiction o come saggista?

Forse come autore di fiction, perché è molto più emozionante, c'è questo gusto nel mescolare realtà e fantasia fino al punto che il lettore non sa cosa è vero e cosa no. Però ogni tanto è per me una boccata d'aria fresca fare 'un salto' nella saggistica, è piacevole tutto sommato non dovere scervellarmi a inventare personaggi, e poi così non devo far morire nessuno, è una cosa che mi dispiace sempre. Comunque il confine tra fiction e saggistica nel nostro genere è spesso labile, in Germania si dice che in ogni mio libro ne sono contenuti due perché amo mescolare questi due aspetti.

 

Il tuo libro Il diavolo nella cattedrale - oltre che un romanzo storico - è anche e soprattutto una dichiarazione d'amore alla tua città, Colonia...

Sì, certo. L'idea di scrivere un romanzo storico ha rappresentato il mio punto di partenza, ma poi lungo la strada ho voluto anche raccontare la storia della mia città: ho fatto infatti tantissime ricerche sul passato di Colonia, scoprendo tra l'altro che lo splendido Duomo ha avuto un mastro costruttore che era un genio per i suoi tempi e che dopo dodici anni di lavoro è morto precipitando da un'impalcatura. E' o non è un ottimo spunto per un thriller?

 

I buoni sono ladruncoli, prostitute, mendicanti, malati. I cattivi una parte del clero, i nobili, la borghesia, che si contendono il potere. Nelle vicende del romanzo c'è quindi anche una coloritura sociale?

Assolutamente sì, era proprio mia intenzione fotografare la vita quotidiana del XIII secolo. A scuola tutti abbiamo subito lezioni di Storia noiosissime, tutte incentrate sulle azioni di nobili e potenti. Io invece volevo raccontare la vita della gente comune, mi sembrava più interessante.

 

Il romanzo fotografa un momento cruciale della storia d'Europa: si può raccontare la storia anche così, con un'avventura?

Raccontare sì, forse insegnare è troppo, non siamo a scuola in fondo. Un buon romanzo deve innanzitutto divertire, deve accontentarsi di riuscire a ricreare l'immagine e l'atmosfera di un'epoca (cosa in cui per esempio Dumas era maestro) al limite. Del resto sono pochi gli scrittori che nella storia della letteratura sono riusciti in questa impresa.

 

Nel tuo thriller fantapolitico Silenzio assoluto invece immagini un attentato terroristico che potrebbe cambiare il corso della storia. Come è cambiato il terrorismo negli ultimi decenni?

Negli anni '90 il terrorismo internazionale è cambiato radicalmente. Negli anni '70 e '80 colpiva i simboli, andava sul bersaglio: pensiamo al rapimento di Aldo Moro. Non una persona quasi, ma un simbolo politico che veniva preso di mira e colpito. Non esisteva la tradizione del terrorista kamikaze, che si immola e porta con sé il maggior numero possibile di vittime, soprattutto innocenti. I politici non sanno come reagire a questa nuova emergenza, come impedire questa stragi che possono arrivare in qualunque momento e dovunque. In Silenzio assoluto descrivo l'ultimo degli attentati 'mirati'...

 

Invasioni di organismi marini, complotti medievali, azioni terroristiche: ti piace cambiare scenario a ogni libro. Non ci sarà mai un ciclo di romanzi con gli stessi protagonisti?

Ci ho pensato, non lo nego, e ogni tanto accarezzo l'idea di trovare un commissario che indaga o qualcosa del genere. Comunque se mai realizzerò l'idea sarà un'attività parallela, continuerò sempre a fare anche cose diverse perché mi piace cambiare, rimanere imprigionato in un'etichetta o in una situazione statica mi annoierebbe terribilmente.

 

E' vero che sei un esperto di whisky?

Sono un esperto di whisky scozzese, ci tengo a precisarlo. Il whisky americano va bene solo per pulirci la toilette, mentre il whisky scozzese è sole allo stato liquido.

 

Nella costruzione di un bestseller quanto c'è di casuale e quanto di studiato a tavolino? Conoscere, anticipare, orientare i gusti della gente come pubblicitario quanto ti ha aiutato a diventare uno scrittore di successo?

Il fatto di lavorare in pubblicità serve piuttosto quando il prodotto è finito. Non prima. Non credo sia possibile scrivere pensando al mercato: si scrive col cuore e i calcoli non servono. Dopo, quando c'è da dare visibilità ad un libro, farlo conoscere e venderlo allora sì che la mia esperienza è servita, ma solo allora.

 

I libri di Frank Schätzing
 

 

 

 
 
 
 
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