Intervista a Gabriele Dadati

Gabriele Dadati
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Gabriele Dadati è una persona introspettiva. Conoscendolo personalmente posso dire quanto dietro la sua apparente calma si celi un carisma determinato e ambizioso. Sorvegliato dai fantasmi, raccolta di racconti uscita inizialmente per PeQuod, è stato poi ristampato (con materiale inedito) da Barbera Editore, con cui collabora curando la collana Armi da taglio, "libri che non si inceppano e che affondano il colpo". Scrive per Libertà, ama l’arte e dirige[va], insieme a Stefano Fugazza, il trimestrale Ore piccole. Classe ’82: e non è proprio acqua.

So per certo che sei una persona poliedrica e polimorfa, ti adatti bene alle situazioni e non dai mai niente per scontato. Quello che stai facendo oggi, però, affonderà le sue radici in qualche luogo (mentale o fisico). Sapresti localizzarlo?

Da bambino avevo paura del buio e mia madre per farmi addormentare mi leggeva delle storie. Non era capace di raccontarle e così prendeva i miti degli dei e degli eroi messi in prosa nei libri di lettura per le scuole medie (mia madre insegnava alle medie e quelli erano i suoi strumenti di lavoro) e passavamo mezzora, un’ora tutte le sere con lei che leggeva e io che ascoltavo. Lì, senza saperlo, ho imparato che le parole fanno stare insieme le persone. In tutto quello che faccio, in fondo, c’è questo: cercare di portare le parole giuste alle persone giuste.

 

In te convivono diversi ruoli: critico, scrittore, osservatore, creatore, ideatore. Voglio credere ce ne sia uno a cui sei maggiormente legato, in cui ti ritrovi di più. No?

Io sono uno scrittore, anche e soprattutto quando non scrivo. Il “racconto del mondo” che mi faccio nella testa in continuazione mentre mi guardo attorno, questa narrazione continua che dentro di me mette a posto tutte le cose, è quello che credo denoti lo sguardo dello scrittore, l’essere dello scrittore. Dopodiché vengono le altre cose.

 

Attualmente stai curando, per Barbera Editore, la collana Armi da taglio. Vuoi illustrarci il progetto?

Armi da taglio è la parte del progetto editoriale di Barbera Editore che dovrebbe raccogliere i testi più marcatamente letterari. Però non solo bei libri, non solo questo: bei libri che raccontino problematiche della società contemporanea. Vorrei insomma che gli scrittori pubblicati con le loro storie costringessero il lettore a dire “c’è questo attorno a me, non me n’ero bene accorto: come devo affrontarlo?”. La risposta è poi sempre affondata nella vita di ognuno.

 

Sorvegliato dai fantasmi è stato un approdo importante, un’opera completa (specialmente da quando è stato ripubblicato da Barbera). Come descriveresti la tua raccolta di racconti, indipendentemente dai pareri altrui?

Cauta e dolente. Le narrazioni procedono sempre quatte, non ci sono grossi scatti in avanti, però io vedo in questo una inesorabilità che mi piace molto. Il dolore è invece sempre quello della frizione tra il personaggio e il mondo nel momento della prova.

 

Pensi che, prima o poi, scriverai anche tu per Armi da taglio? Intendo un libro singolo, che sia soltanto tuo...

Penso proprio di sì.

 

Che legame hai con la narrativa contemporanea? E con i classici? Li 'ripeschi' ogni tanto?

Leggo soprattutto narrativa contemporanea, che è l’innamoramento permanente della mia vita. Mi piace ogni volta la scommessa di dire: questo libro sarà ricordato, questo libro invece passerà. E leggo naturalmente anche i classici, soprattutto classici novecenteschi devo dire. Curiosamente però succede questo: che per il contemporaneo leggo molta più narrativa, per il passato molta più poesia.

 

Ho notato che sei fuori dai siti di social network: non hai una pagina MySpace e neanche un profilo su Facebook. Qualche avversione particolare?

Hai ragione. Devo dire: MySpace non mi interessa, mentre Facebook mi interesserebbe anche, ma non mi vedo capace di dedicare il tempo che serve per trarne profitto. Sono tentato spesso di fare una pagina scarna, utile solo come ingresso a vedere cosa combinano gli altri, ma poi desisto sempre.

 

La rivista “Ore piccole” è ancora in pista? È un progetto assolutamente profondo, ma anche molto discreto, riservato. Non si espone troppo, lascia siano gli altri a cercarlo e trovarlo. Vero?

Uscirà il numero undici nelle prossime settimane (anche se il sito non è aggiornato da mesi) e avremo come al solito lo stand a “Più libri, più liberi” a Roma. Poi col 2009 credo che subentrerà un periodo di riflessione prima di dar vita a un nuovo corso, perché sono successe cose che sorpassano la volontà mia e del mio socio, Stefano Fugazza, e che richiederanno delle decisioni. Nel complesso però sì, siamo appartati, però in questi anni abbiamo sempre cercato di portare avanti un discorso coerente che è quel che più ci premeva. 

 

I libri di Gabriele Dadati
 

 

 

 
 
 
 
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