Intervista a Gabriele Montera

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Per i suoi pazienti è semplicemente il dottor Gabriele Montera, medico di base con un’attenzione particolare alla medicina naturale. Ma non sanno che proprio nel suo studio, sera dopo sera, al termine delle giornate di visita, il suo sguardo vagava posandosi su un quadro incorniciato ai piedi della libreria, in attesa di trovare il suo posto sulla parete. E proprio da quel quadro è partita l’avventura di Gabriele Montera scrittore. Un'avventura che vogliamo raccontarvi.




Il tuo romanzo Il calice svelato nasce in seguito ad un'osservazione apparentemente casuale. Cos'è per te il Caso?
Il cosiddetto Caso lo considero come l'incapacità di attribuire dei nessi di causa-effetto agli eventi della nostra vita. Tutto risponde ad una logica che noi non riusciamo a comprendere perché tendiamo a non porre la giusta attenzione a quanto si svolge sotto i nostri occhi, condizionati come siamo dai comportamenti “automatici” frutto delle nostre abitudini e dei modelli che ci provengono dalla nostra “educazione”. La mia personale esperienza vissuta attraverso l'”apparizione” del Calice nel Cenacolo di Leonardo, in effetti, posso spiegarmela proprio alla luce delle situazioni che hanno caratterizzato il tempo che precede questo accadimento. Quel “Calice” è come se fosse stato “evocato” da un silente richiamo, una sorta di intima invocazione affinché accadesse qualcosa nella mia vita, che mi aiutasse “ad aprire gli occhi”. E gli occhi, infatti, si sono schiusi su quella inedita immagine per spalancarmi nuovi orizzonti. E' stata, ed è, un'esperienza  strettamente connessa all'idea di “sguardo”, di “visione”, di  “immaginazione”, di “occhio”, termini, questi, che nascondono altri e più profondi significati ... E' una di quelle esperienze che chiunque può aspettarsi di vivere nella propria vita perché  possiamo leggervi l'esistenza di quella Dimensione Altra, che chiamiamo “divina”, capace di rispondere alle nostre intime e più pure richieste. E' così che possiamo “trovare” quel “qualcosa” che poi ci induce a “cercare”, lungo quei sentieri invisibili che rappresentano il nostro personale Cammino, quello che dà un senso autentico alla nostra esistenza. Era proprio Jean Cocteau che ci suggeriva: “Prima trovare. Poi cercare.”


Il tuo “rapporto” con Leonardo da Vinci  ha avuto inizio con la tua scoperta o in qualche modo le vostre strade si erano già incrociate?
Proprio per quanto ho appena detto, Leonardo aveva già cominciato a far parte della mia vita da qualche anno, attratto come ero da quel fascino misterioso che proviene dal suo Cenacolo. Il calice svelato rappresenta, infatti, la “seconda” apparizione in ordine di tempo, proprio perché ne esiste una “prima”, di cui non ho ancora parlato e che sarà contenuta, insieme ad altre ancora, nel libro su cui sto lavorando ormai da anni. La sua trama continua ad arricchirsi giorno dopo giorno, ma ora penso, finalmente di aver trovato il giusto epilogo.


Quanto essere un medico ti ha aiutato o piuttosto ostacolato nella stesura del libro? 
Non posso dire di essere stato né ostacolato né aiutato perché ho pensato e scritto senza etichettarmi in un ruolo.


Tra le pagine racconti qualcosa de Il Codice della Rosa, di cui il calice svelato sembrerebbe essere un'anticipazione, è così? 
Era necessario che facessi riferimento al Codice della Rosa (titolo, comunque, ancora provvisorio), proprio perché,  per quanto detto prima, chi si è avvicinato al Calice svelato sapesse da subito che quella esperienza rappresenta una tappa del percorso iniziato.  Il senso del mio messaggio, in fondo, è racchiuso nella mia testimonianza di quanto siamo strettamente connessi con l'accadimento delle vicende della nostra vita e, soprattutto, quanto ne siamo responsabili, nonostante sembrino prescindere da una nostra volontà, per cui quelle stesse vicende ci appaiono “casuali”, ma casuali non sono perché il Caso... non esiste.


Secondo te l'arte ha in sé un “linguaggio segreto” ancora oggi?
L'Arte, quella vera, è una sorta di linguaggio segreto che appartiene ad ogni epoca dell'Uomo, perché per me rappresenta l'espressione più segreta di quanto più segreto abbiamo, la cosa più  misteriosa, e quindi ignota, che custodiamo nell'anima. Ma questa, spesso e volentieri, è soggiogata da quella razionalità, che chiamiamo anche “ragione”, comunemente esaltata come caratteristica che eleva l'Uomo rispetto alle altre componenti della Natura, quella che rappresenta la conquista ultima della specie umana nel corso di quel processo conosciuto come “evoluzione”. Un'evoluzione che, però, sembra essersi arrestata proprio per la prevalenza della razionalità, del calcolo utilitaristico ed egoistico nelle scelte di vita, che condizionano pesantemente la vita stessa dell'intero Pianeta. E siamo tutti testimoni, a volte disorientati o inermi o solo pavidi, del baratro verso cui stiamo precipitando. Abbiamo bisogno, allora, non di inutili e dannose “rivoluzioni” ma di attivare una “ri-evoluzione”, ascoltando la voce che ci indica la nuova direzione. Non potrà che essere quella dell'anima, che attraverso l'”intuizione” raccoglie il messaggio proveniente dalla sua Origine. Questo potrà accadere solo quando l'anima si sarà “riappacificata” con la “ragione” (razionalità) stessa, che, docilmente, si metterà al suo servizio. Ecco che abbiamo bisogno dell'Arte, perché la voce dell'anima viaggia anche lungo le sue corde, in armonia con la Creazione, non più  disturbata e sovrastata dagli assordanti pensieri  della “ragione”.

 
Com'è stato il tuo approccio alla scrittura? Che tipo di scrittore ti sei scoperto?  
Mi sento un semplice artigiano della penna, che non scrive per puro autocompiacimento. Ciò che rappresenta la mia vera gratificazione è il poter riuscire a trasmettere proprio quanto sento provenire dalla mia anima, da quel “clandestino che viaggia nella mia esistenza”. E' quel nuovo dal sapore antico che avverto giungere da quella misteriosa dimensione apparentemente irreale, ma che è più reale di ciò che chiamiamo “realtà”.


Dal libro traspare il tuo interesse per la fisica quantistica. Leonardo da Vinci e fisica quantistica, binomio possibile?
La fisica quantistica è il superamento della fisica meccanica, detta anche newtoniana, che però non la esclude, ma la comprende, rappresentandone la sua evoluzione. Pur non essendo fisico, e tra l'altro molto lontano dalla dimestichezza con le formule fisico-matematiche, non ho potuto non subire il fascino, ad esempio, di Heisemberg e del suo “principio di indeterminazione”, con cui è possibile mettere in relazione l'”osservatore” con quanto “osserva” (ricordiamoci dello “sguardo”, della  “visione”, dell'”occhio”...) e di come possa influenzarlo, così come mi ha molto affascinato il tentativo di Pauli che, in collaborazione con Jung, cercava proprio il punto di contatto tra la psiche e la fisica quantistica, quasi a voler suggellare quella pace tra anima e ragione. Leonardo è tanto lontano da queste realtà? Credo proprio di no, perché ogni personalità geniale non può ignorare questi aspetti e non conoscerli profondamente, qualunque  siano i mezzi per arrivarci. Da tempi immemori l'Umanità è stata fornita di una Conoscenza Universale ed Eterna. Viene chiamata Tradizione. E questa è veicolata da scritti che posso definire “sacri” anche  nella loro accezione di “fatti reale,  di suoi fondamenti e conformi al cosmo”, libri che appartengono a tutti gli uomini, senza distinzione di razza e di religioni. Mi riferisco, ad esempio, al Corpus Hermeticum o alla Kabbalah, nella quale, addirittura, è possibile scorgervi sorprendenti corrispondenze proprio con principi fisico-quantistici. Leonardo doveva possedere queste conoscenze, che proprio attraverso la fisica quantistica, nonostante la loro paradossalità, possono essere accolte dalla ragione stessa, realizzando quella situazione di pacificazione che si verifica, usando l'efficace rappresentazione di  Vadim Zeland, “quando l'anima esulta e la ragione si sfrega le mani”...

I libri di Gabriele Montera

 

 

 

 
 
 
 
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