Intervista a Georgi Gospodinov

Georgi Kospodinov
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Accade questo: ti propongono un libro di cui non hai mai sentito parlare. Lo leggi e ne diventi avido ma non solo, ti accorgi che la tua scrittura e il tuo modo di vedere il mondo sono cambiati da quando hai cominciato a leggerlo. E sono cambiati in meglio. Arriva il momento di recensire il libro e solo allora ti rendi conto che sintetizzarne i contenuti sarà un'operazione difficilissima e dolorosa, perché non sai bene da dove cominciare, cosa escludere. Avresti mille idee e milioni di spunti e tagliarli è un sacrificio che non sei disposto a fare. Ma, insomma, in qualche modo ci riesci e quando ti propongono di intervistare l'autore vai nel pallone, perché di nuovo le cose che vorresti dire sono tantissime, solo che nessuna delle frasi che ti vengono in mente termina con un punto di domanda. O meglio, vai a finire dentro lo stesso labirinto di cui il libro parla e non sai più uscirne e, anzi, farlo ti infastidisce. Così crei considerazioni complicatissime che non vanno bene. Le liofilizzi in minuscoli pensieri che non vanno ancora bene. Spudoratamente tenti un “Lei cosa ne pensa di quello che ho pensato io sul suo libro?” che, naturalmente, non può andare bene. Alla fine, dopo aver partorito un manipolo di quesiti che si mordono la coda, li invii a un Georgi Gospodinov disponibilissimo, che di certo ha intuito nella sintesi dell'intervista l'imbarazzo di un redattore troppo pieno delle sue parole in testa da poterle trasformare in qualcosa di sufficientemente professionale.




Leggendo il tuo libro Fisica della malinconia, la prima cosa che ho pensato è che non sia la paura il sentimento principale di chi si smarrisce all’interno di un labirinto (fisico e mentale) ma che piuttosto sia la malinconia (nel significato più vicino alla vostra parola tăgà). Cosa spinge, secondo la tua opinione, l’uomo a chiedersi ciò che sarebbe potuto accadere (e che mai avverrà) se in un preciso momento della sua vita avesse scelto una strada anziché un’altra, piuttosto che guardare avanti senza rimpianti?
Sì, veramente la malinconia o tăgà, è qualcosa che va’ aldilà della paura. Se fosse solo paura, sarebbe stato più facile. I fatti che non sono mai avvenuti sono importanti per noi così come quelli accaduti, talvolta lo sono anche di più. Siamo fatti di elementi desiderati e non accaduti. Il nostro corpo è limitato nel tempo, tuttavia la nostra immaginazione non lo è. La nostra aspirazione è essere molto di più di quanto possiamo essere. Forse la nostra malinconia deriva da questa incapacità di poter vivere tutte le nostre possibili vite. Probabilmente anche la letteratura  deriva da lì.


Con la fine dell’infanzia, l’uomo smette di empatizzare con le altre creature, concentrandosi sulla propria condizione in maniera egoistica. È legato, secondo te, a un istinto di sopravvivenza?
Perdere la nostra empatia potrebbe rappresentare un istinto di sopravvivenza perché il mondo è pieno di dolore che non potrebbe essere sopportato da un corpo ed una mente oltremodo empatici (come il personaggio principale del mio romanzo). Ma il paradosso è che senza empatia il mondo diventa un luogo di gran lunga più terribile e doppiamente più vicino all’apocalisse.


Il messaggio simbolico del labirinto è molto forte ed è stato utilizzato in moltissimi ambiti (religiosi, sociali e politici). Secondo te, l’uomo è alla ricerca continua di un labirinto dentro al quale infilarsi, come se questa fosse una condizione necessaria per vivere serenamente?
Il labirinto è un’esitazione … (?). Allo stesso tempo, penso che noi tutti siamo fatti di labirinti, non solo da un punto di vista simbolico, ma letteralmente– considera il nostro intestino, la struttura del DNA, ecc. C’è tutta una lista di labirinti nel romanzo. Pertanto il labirinto è una parte naturale di noi.


Nella postfazione, hai dichiarato che viviamo in un'epoca di perdita di senso e di una incerta paura. Una paura lenta. Ecco, persino la paura è incerta in questi anni, come incerto è il lavoro, il futuro. La malinconia, per come l'ho provata a intendere dalla lettura del tuo romanzo, credi sia la medicina contro questo tipo di paura assolutamente umana?
Come ho detto all’inizio, la malinconia è una sorta di post-timore, un tentativo di far fronte alla paura volgendola in tristezza, una versione più lenta dell’essere terrorizzati. La condizione attuale del mondo è più vicina alla malinconia che alla paura. Le paure passate sono diventate le malinconie di oggi. Ma non pensare che questo sia salutare.

I libri di Georgi Gospodinov

 

 

 
 
 
 
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