Intervista a Gianfranco Manfredi

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Gianfranco Manfredi è un personaggio poliedrico che si divide tra il fumetto, l'attività di scrittore e quella di interprete e autore musicale. In passato non si è fatto mancare neppure qualche incursione nel mondo del cinema, sia nel ruolo di attore (Liquirizia di Salvatore Samperi, Via Montenapoleone dei Vanzina solo per citarne un paio) sia in quello di sceneggiatore (nel 1989 ha partecipato alla scrittura del soggetto del serial TV Valentina tratto dal famoso fumetto di Crepax). Il suo decimo romanzo, Ho Freddo, è un viaggio nel secolo dei lumi in una America sospesa  tra oscurantismo e progresso, tra leggende e scienza.


 

La storia di Ho freddo è ambientata a Providence, la città natale di H. P. Lovecraft: quali elementi di quel genere di letteratura fantastica sono presenti nel tuo libro?

L'atmosfera dei luoghi, certe case, certe muffe... ma in realtà nel mio romanzo ci sono più echi di Poe che di Lovecraft. Le eroine vampire di Edgar Allan Poe, come Berenice, Ligeia ecc. hanno caratteristiche che ricordano molto da vicino i casi di consunzione di cui narro.

 

In Ho freddo la vicenda legata alla "peste vampirica" può in un certo senso richiamare all'attualità?

Il passato resta legato all'attualità, perchè lo osserviamo dal nostro punto di vista e dunque a partire dalle problematiche che viviamo. La peste vampirica era insieme una piaga epidemica di origine sconosciuta (e oggi mali di questo genere abbondano) e un'infezione superstiziosa fondata sulla paura (e oggi siamo in piena Civiltà della Paura).

 

Quanto della tua esperienza nel campo del fumetto è confluita in questo libro?

In particolare lo studio dei personaggi. Oggi è raro che la letteratura produca dei personaggi memorabili, mentre il fumetto seriale è costretto a farlo se vuole sopravvivere. In fumetto non esiste storia che non sia storia di qualcuno e questo qualcuno deve affascinare il lettore con caratteristiche molto originali altrimenti non si può sperare di poter pubblicare una serie di lunga durata. Un protagonista troppo stereotipato o troppo consueto non ha alcuna chance per imporsi.

 

Qual è il personaggio del tuo libro al quale sei più legato?

Tutti e tre i protagonisti: Aline, Valcour e Jan. Ma anche i personaggi minori come il garzone Aaron, cui spezzano i denti e che del suo parlare soffiato e menomato impara a fare una caratteristica distintiva di cui va persino fiero,il mandingo Zachary che di fronte ai comportamenti dei bianchi pensa sempre che siano loro i selvaggi, l'indiano Audsah, solitario e inaccessibile nei suoi pensieri, e tanti tanti altri che popolano questo romanzo. Sarà un bel problema, quando comincerò a scrivere una nuova avventura di Aline e Valcour, scegliere quali personaggi portarmi dietro e quali lasciare a "Ho freddo" per fare spazio ai nuovi.

 

Esiste una via italiana all'horror - penso a Pupi Avati, Eraldo Baldini, Tiziano Sclavi solo per fare qualche nome - e pensi che Magia rossa possa essere collocato in questo ambito o ti ci senti stretto?

Non esiste alcuna via italiana più in niente, forse ne è sopravvissuta qualche traccia soltanto nella moda. In letteratura io non credo (e non ci credeva neppure Poe) alle letterature nazionali. Uno scrittore è per sua natura cosmopolita e come dice Orhan Pamuk, il recente premio Nobel della letteratura, scrive per quella minoranza diffusa che sono i lettori di tutto il mondo. Si tratta, nel mio caso, di un'ambizione, e me ne rendo conto, però è obbligata perché se ci si limita all'angusto spazio nazionale, e per di più di un paese marginale com'è ormai diventata l'Italia, l'impatto della letteratura resta assai modesto.

 

Dopo la recente riedizione di Magia rossa dobbiamo aspettarci altre opportunità di 'recupero' di romanzi tuoi ormai introvabili in libreria?

E' stato di recente ristampato da Marco Tropea Editore il mio secondo romanzo Cromantica e l'anno prossimo verrà riproposto da Gargoyle Ultimi vampiri integrato con qualche racconto nuovo e inedito. Credo sia importante e oltretutto abbastanza raro che dei romanzi italiani vengano ristampati a più di vent'anni dalla prima edizione, significa quanto meno che hanno ancora un pubblico, e dunque che il tempo non li ha consumati. Molti best-seller invece , e anche romanzi vincitori di premi prestigiosi, sono finiti nel dimenticatoio molto in fretta, e se nessuno pensa di ristamparli è perchè superato il loro momento di gloria, non hanno lasciato nulla, nemmeno il rimpianto.

 

Quanto c'è di derivazione cinematografica nel tuo linguaggio, nel tuo immaginario e nel tuo stile di scrittura?

Tutte le esperienze sono utili, ma tendo sempre a distinguere. Se penso che una storia possa essere un film o un fumetto, la scrivo direttamente per il cinema o per il fumetto. Se penso a un romanzo, è un romanzo punto e basta. Se poi qualcuno ne ricava un film, quella sarà una cosa diversa, di cui non è neppure detto voglia occuparmi io. Chi scrive un romanzo sperando fin dal principio che possa diventare un film, scrive un romanzo che non sta in piedi da solo ed è in genere un pessimo scrittore. In particolare mi deludono i romanzi scritti con uno stile da sceneggiatura, perchè sono espressivamente poveri, utilizzano un vocabolario di trecento parole, sono stilisticamente piatti e desolanti. La sceneggiatura è una scrittura invisibile al pubblico, comporta uno stile tecnico, perchè si rivolge ai reparti o ai collaboratori, e deve rispettare un format (cioè una struttura narrativa obbligata e una durata predeterminata). Il romanzo invece non rimanda ad altro e non ha altre regole da quelle che gli si danno mentre lo si scrive. Inoltre stabilisce un rapporto diretto tra chi scrive e chi legge. Il primo si esprime attraverso il proprio stile, il secondo legge immaginando secondo il proprio grado di sensibilità. La narrazione scaturisce dall'incontro di questi due soggetti. Dunque il romanzo a mio avviso è la forma di comunicazione più completa e più interattiva che esista al mondo.

 

Gordon Link, Magico Vento, Volto Nascosto: a quale personaggio sei più affezionato e perché?

E' come chiedere a un padre quale figlio preferisca. Non si può rispondere a questa domanda. E se anche ci fosse una risposta, riguardarebbe solo me, non il lettore. Conosco cantautori che disprezzano i loro successi maggiori (forse perchè ne sono rimasti schiavi ) e che invece giudicano la loro canzone migliore un brano che il pubblico non ha minimamente apprezzato, ma quando decidono di riproporlo, ogni volta il risultato è lo stesso: al pubblico quel brano non dice niente. Dunque che senso ha esprimere la propria preferenza? Contano solo quelle degli altri.

 

Con Magico Vento sei riuscito ad affrancarti più di altri dai vincoli del 'modello Bonelli' e a inserire non pochi elementi di novità per il mondo del fumetto seriale italiano. Come hai fatto e dove vuoi portare il personaggio?

Sì, Ned è stato per molti versi un personaggio innovativo, ma credo d'aver anche saputo mantenermi nel solco di una tradizione che apprezzavo e che non intendevo affatto stravolgere. D'altra parte penso che Magico Vento essendo diventato, al di là di quanto avessi previsto all'inizio, una specie di romanzo saga, debba arrivare ad una conclusione coerente. Le serie infinite tendono a ripetersi o a riprodursi negli anni con pochissime alterazioni, ma io credo che a un certo punto, per non rischiare un inesorabile declino, si debba mettere la parola fine. E che lo si debba fare quando un fumetto è ancora vivace. Non voglio che tra cinque anni o tra dieci, ci siano dei lettori che rimpiangano il Magico Vento delle origini, come accade quasi sempre con le serie storiche.

 

Pochi sanno che Gianfranco Manfredi nasce come cantautore: quale bilancio ti senti di tracciare della tua esperienza musicale, peraltro se non sbaglio mai interrotta?

Non voglio dire che non canterò più, per scaramanzia: infatti tutte le volte che ho detto "questa cosa non la farò più", poi mi è capitata l'occasione o la voglia di riprovarci. Certo, l'esperienza musicale mi ha dato molto, e la soddisfazione del rapporto diretto con il pubblico, attraverso la musica, quella non può dartela la scrittura e nemmeno la recitazione in cinema, forse solo il teatro, ma anche di questo dubito, perchè nella recitazione teatrale si tende a ripetere, nella musica si crea sempre, in ogni istante, a casa propria o sul palco. Ciò detto, ogni esperienza ha un suo decorso e bisogna comprendere quando è venuto il tempo di passare ad altro. Io sono passato ad altro. Nella mia testa non risuonano più note, ma tracce narrative. E preferisco occuparmi delle cose che faccio adesso, piuttosto che di quelle fatte in passato. Non sono e non sarò mai un nostalgico revivalista.

 

Che peso ha avuto ed ha la cultura antagonista nelle cose che scrivi e che canti?

Gli scrittori, gli attori, i musicisti, nascono tutti antagonisti. E' una vocazione. Spesso gli artisti tradiscono questa vocazione perchè sedotti da ambizioni di potere. Ma l'immaginazione è già un potere. Quando si trova più soddisfazione nella fama, nei soldi o nel più miserabile e tragico dei poteri che è il potere politico, l'immaginazione il più delle volte muore. Questo ce lo ha raccontato perfettamente Shakespeare. L'infelice Amleto affida la sua ansia di verità e di smascheramento dell'ipocrisia del Potere, alla rappresentazione di un gruppo di commedianti, non al campo di battaglia o alle congiure di palazzo. Si tratta della scelta di un tipo di antagonismo completamente diverso. Amleto non vuole sostituire il suo antagonista sul trono, si contenta di fare il possibile per buttarlo giù dal trono, punto e basta. Ha imparato che il vero avversario (non solo suo, ma di tutti) è il trono stesso, non chi ci sta seduto sopra. E dunque non lo vuole il trono, lo rifiuta con tutto se stesso. E' questo che fa la differenza.

 

Che genere di lettori pensi si appassioneranno a Ho freddo?

Io mi rivolgo ai lettori esigenti, quelli che non si accontentano mai. Recentemente in aereoporto ho ascoltato questo dialogo tra due ragazze. Una diceva: "Ho letto il romanzo di X..." (taccio il nome, ma si trattava dell'autore di un grande bestseller italiano) . E l'altra: "Ah, sì? E ti è piaciuto?" Risposta: "Beh, pensavo peggio." Ecco, io lettori di questo genere non me li auguro. 

 

I libri di Gianfranco Manfredi:

Magia rossa

Ho freddo

 

 

 

 
 
 
 
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