Intervista a Gianni Simoni

Gianni Simoni
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Gianni Simoni, ex magistrato, trasferisce nella scrittura di libri noir la sua esperienza umana e lavorativa mischiata alla fantasia. Sebbene esistano suoi precedenti in ambito saggistico e che meriterebbero dunque un approfondimento serio e completo, in questo caso ci fermeremo alla formulazione di poche semplici domande, proprio per toglierci alcune curiosità scaturite dalla lettura del libro. Dopotutto, la voglia di conoscere di più un autore aumenta quando i personaggi raccontati risaltano per umanità e profondo profilo psicologico.
Come mai hai scelto una coppia di investigatori, che tra l’altro rompono un po’ gli schemi moderni dei commissari che la letteratura e la televisione ci propongono,  e non un protagonista soltanto?
Ho scelto una coppia di investigatori (un ex giudice istruttore e un commissario di polizia) perché, con il rispettivo "vissuto professionale", si integrano perfettamente tra loro e con tutti i componenti della Squadra mobile, consentendo di dar vita a un ottimo lavoro di squadra. Il protagonista solitario lo troveremo invece in una diversa "serie" (questa volta ambientata a Milano) che dovrebbe iniziare con la pubblicazione di un primo libro nella prossima primavera. Ovviamente secondo le decisioni del mio editore.

 

Come sei arrivato invece a Gaspare e Giovita, i due barboni? Sono personaggi piuttosto inconsueti, soprattutto per un noir…
Gaspare e Giovita, i due barboni, possono a mio avviso trovare una buona collocazione in un noir che guardi alla società in tutti i suoi risvolti: da quelli più bassi a quelli più alti, destinati, qualche volta, ad incrociarsi.


Nella storia si parla spesso, e forse volentieri, anche di cucina. Una carbonara speciale, una cena tra il commissario e l’ex giudice… C’è una passione personale che ha influito sui profili dei personaggi?
E' vero che si parla anche di cucina. Nel mio caso più che di passione parlerei di "aspirazione", condita con un pizzico di ironia che si trasmette ai personaggi.


Brescia è un’ambientazione fondamentale per questo e per altri romanzi precedenti. Ricordo la zona del castello, il colle e i colori belli di un giorno di primavera che ho trascorso gironzolando per il centro. Qui ho trovato una specie di suo lato oscuro che un po’ mi ha turbato. Puoi darci una sintetica visione della tua Brescia di oggi?
Brescia è una città ricca (che non ama ostendere la propria ricchezza), cattolica, forse più per tradizione che per convinzione, abbastanza chiusa e riservata (come altre città del nord). Una città in cui spesso le cose viaggiano sotterraneamente e che deve quindi essere affrontata con misura e cautela. Una bella città, che tuttavia presenta anche i suoi lati "oscuri", anche da un punto di vista urbanistico. Sono situazioni che forse appartengono più al passato che al presente. Basti pensare che una delle zone centrali, quella piacentiniana, è sorta durante il regime, intorno agli anni trenta, là dove prima vi era una sorta di borgo medievale, fatto di stradette e di vicoli, in cui il sole stentava ad arrivare. Ne abbiamo solo un ricordo attraverso documentazioni fotografiche, e a questo ricordo mi sono ispirato. Senza ovviamente dimenticare le "licenze" che un autore può concedersi in chiave narrativa.


Possiamo dire che ci saranno altri casi per l’ispettore Miceli e l’ex giudice Petri?
Sicuramente l'ispettore Miceli e l'ex giudice Petri saranno protagonisti di altre storie, anche di prossima pubblicazione.

I libri di Gianni Simoni

 

 

 

 
 
 
 
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