Intervista a Gianpiero Alloisio

Articolo di: 

Seguo il lavoro di Giampiero Alloisio - cantautore, attore, artista completo - da molti anni, così come amo Maurizio Maggiani, scrittore sensibile e poetico. Scoprire che si erano trovati su un terreno comune mi ha aveva incuriosita, così quando ho chiesto loro di condividere con i lettori di Mangialibri le nostre chiacchiere si sono detti entusiasti. Alloisio si è assunto l'onere di rappresentare il duo artistico.

 

Il tuo lavoro con Maurizio Maggiani ricorda tanto la collaborazione artistica tra Gaber e Luporini... come funziona questa coppia artistica?

In realtà in Italia gli spettacoli musicali e teatrali spesso sono stati scritti da coppie: Garinei e Giovannini, Terzoli e Vaime, Amurri e Verde, Castellano e Pipolo e non solo. Quello che richiama a Gaber-Luporini è la natura intellettuale della coppia Maggiani-Alloisio, istintivamentre chi ci conosce pensa: se lavorano insieme è perché hanno delle cose importanti da dire. E infatti le abbiamo. Volevamo creare qualcosa di innocente, di puro, qualcosa che ci mancava, qualcosa che avremmo voluto sentire perché siamo come migliaia d'altri italiani che meritano di meglio, di molto meglio dell'indecente proposta culturale dei media che ci trattano da polli d'allevamento (appunto!), buoni per le nuove e varie servitù che si prospettano come unico avvenire. Volevamo difendere la scintilla che non s'era spenta, essere presenti, essenziali, dolci, intensi, vivi. Ecco, il tema della vita che è tornata è forse l'effetto che io ho fatto a Maggiani... lo dico perchè lo ha scritto, mentre per me lui è stato il ritorno di un bisogno primario: la scelta artistica applicata alla profezia. Per profezia intendo l'urgenza di dire le cose senza paura, senza pagare oboli al mercato, senza immaginare cosa piacerà alla gente. Semplicemente farmi vuoto, farmi sacro, e accettare che la poesia arrivi. Ho risentito il dovere che avevo da ragazzo quando incominciavo a scrivere canzoni: il dovere di essere, innanzitutto, un artista. Mi spiego: un sacerdote magari vive facendo il sacerdote però non è un mestiere, il suo. Quando lo è non è più un vero sacerdote. Così è l'artista, il fatto di viverci non vuol dire che sia un mestiere.

Quando nasce l'idea di questo progetto artistico?

Nasce circa un anno fa, nell'autunno del 2007. Come da tre anni già stavo spesso a Viareggio per preparare il Carnevale e mi è venuta voglia di andare a Spezia a trovare Maggiani. Non lo conoscevo di persona, però seguivo i suoi articoli sul Secolo XIX e intuivo una specie di "fratellanza". Per me era un sentimento decisivo perchè (chi mi conosce lo può testimoniare) da almeno un decennio manifestavo la mia profezia: la certezza d'avere, perso nel mondo, un fratello nascosto. Sapevo che prima o poi avrei incontrato una persona affine con cui incominciare un'azione pubblica utile. Non che scrivere con Guccini o Gaber o Luzzati fosse inutile, però quelli erano padri. A un padre non si può dir tutto di sè, a un fratello sì. Così, protetto dalla presenza confortante della mia assistente Francesca, sono andato a casa del mio scrittore preferito. Lì ho scoperto che pure lui un pò mi seguiva di nascosto e, dal momento che io sono del '56 e lui del '51 e, quando ci siamo incontrati, io avevo 51 anni e lui 56, ho pensato che la cabala confermava la mia intuizione d'avere un fratello. E infatti, generosissimo e imprevisto, mi ha dato da leggere le bozze del suo "Mi sono perso a Genova". All' Hotel Garden di Viareggio, dopo la mia giornata alla Cittadella, ho incominciato a scrivere le canzoni che naturalmente sgorgavano dalla lettura.

In quale punto esatto del vostro percorso parole e musica hanno trovato il punto di unione?

Prima ho composto in forma di canzone, da solo, le parole del libro, poi insieme con Maggiani (che ormai però chiamavo Maurizio) abbiamo aggiustato i testi. Il punto d'unione era già pronto. Come già ho detto io aspettavo qualcosa, qualcuno, ero pronto. Inconsapevolmente la mia cultura musicale e teatrale, i miei spunti di anni sono maturati fino all'incontro, per cui è successo, velocissimamente, in modo emotivamente quasi insostenibile, che leggendo le parole di Maurizio io sapevo subito quali erano le note. Erano già pronte le canzoni, come la statua è nascosta nel marmo ad aspettare che qualcuno la sveli così io avevo tenuto in serbo melodie, armonie, arrangiamenti, tensioni, nuovi modi del canto, suoni.

Possiamo parlare di un ritorno del teatro-canzone?

Per rispondere son costretto a chiamarmi fuori: quando è stata inventata la definizione Teatro-Canzone ero presente. La prima volta che è stata utilizzata pubblicamente è stato per presentare un testo di Alloisio-Colli-Gaber e un testo di Alloisio-Lolli. Conseguentemente, essendo fra i primi sperimentatori del genere, qualunque cosa faccia cantando e recitando è un evoluzione del Teatro-Canzone. Anche Storia della meraviglia è Teatro-Canzone, con le affabulazioni al posto dei monologhi. Questo però non vuol dire affatto che ci sia un ritorno del genere o, meglio, una sua definitiva affermazione. Anzi, purtroppo moltissimi hanno copiato la tecnica di Gaber-Luporini, ovvero il fatto di recitare su musica utilizzando magari ritornelli cantati, senza tener conto dei contenuti. Ma il Teatro-Canzone è semplicemente il modo più economico, efficace e comunicativo che Gaber ha trovato per intervenire sull'oggi, sul presente, sul suo tempo. Non vedo nessuno che faccia altrettanto. Non basta nemmeno usare la tecnica del recitare e del cantare e parlare di politica per fare Teatro-Canzone, quello che qualificava l'intervento di Gaber-Luporini era la visione del mondo, l'angolazione filosofica dello sguardo. Purtroppo per fare esempi devo fare i nomi di persone che rispetto e che stimo: Crozza è un comico che usa la tecnica di Gaber ma che nel farlo non propone alcuna posizione filosofica se non quella che la comicità televisiva impone: il buon senso dell'uomo della strada che sbeffeggia il potere. Ma Gaber-Luporini erano tutt'altro: per loro l'uomo assoluto era il problema, di quello relativo non parlavano quasi mai se non in senso autoironico.

Cos'è per te la meraviglia?

E' rivelazione di una parte nascosta di me. Rivelazione di una parte dimenticata. Accorgermi della bellezza di una cosa rimossa o disprezzata. Rendermi conto che le cose che rimuovo e disprezzo alla fine sono proprio quelle che mi definiscono. Ad esempio: abbiamo scritto una canzone che si intitola "Emme". Ci siamo accorti che tutta Genova è piena di una lettera M scritta con il pennarello nero. Così abbiamo cercato di capire e ci siamo accorti che la M indica percorsi, giudica manifesti pubblicitari e politici, censisce, certifica. Ci siamo chiesti: ma chi è che scrive 'sta M, da quanto è che la scrive? Da sempre. Ce la ricordiamo da sempre una M scritta in qualche posto di Genova. Allora abbiamo indagato e abbiamo sapito che un'anziana professoressa di Chimica, in seguito alla morte del marito, alla tragica fine del suo amore, aveva incominciato a uscire la notte, ogni notte, per scrivere la M. Un'inpresa monumentale, grandiosa, un progetto rigoroso offerto al visitatore della città, all'anima che guarda, a chi vuol vedere. Chi passa perchè ha da fare le solite cose la M non la vede... ma se incominci a seguire la M e ti abbandoni, incominci a seguire te stesso.

Un libro e un cd: due universi diversi ma entrambi hanno a che fare con l'immaginazione, un bene in estinzione?

L'immaginazione è stata sostituita dall'immaginario. Purtroppo l'immaginario è il contrario dell'immaginazione. L'immaginario è quell'insieme di sogni propinati dall'alto ad ogni individuo affinchè tutti sognino lo stesso sogno. L'immaginario è soggetto alle convenienze politiche del momento: un buon esempio è quello delle Crociate. A una parte politica serve dimostrare lo scontro tra le Civiltà per gestire convenientemente la paura del terrorismo islamico e quindi proporrà come storicamente fondato lo scontro fra la civiltà cristiana e quella islamica: "fin dalle Crociate i mussulmani sono il nemico". Ovviamente non è così. Le Crociate erano il solito pantano d'ogni guerra che vedeva vari gruppi cristiani e mussulmani alleati o nemici a seconda della contingenza, della strategia, degli interessi, della logistica. Ed è chiaro che senza l'opera dei matematici e i filosofi dell'Islam spagnolo la cultura europea sarebbe molto meno ricca. Ma ecco che la politica, bisognosa di inventare un nemico per gestire voti senza fare nulla per i votanti, crea l'immaginario del Cristiano che si riconosce tale non in quanto latore del miracolo dell'amore ma, ben più comodamente, in quanto ostile al Mussulmano. L'immaginazione è un bene in estinzione perchè, nella società individualista, l'individuo non esiste. E invece il nostro Storia della meraviglia e un'opera musicale e poetica che si rivolge a individui precisi: l'abbiamo scritta non per vendere, ovvero "per tutti", l'abbiamo scritta per quelli che, come noi, avevano bisogno di canzoni nuove nel senso più semplice del termine: nessuno scrive canzoni, oggi. Semplicemente si ripropongono canzoni d'altri tempi o semi-plagi di canzoni d'altri tempi. Il metodo di promozione poi è ridicolo: una canzone può avere successo non se è bella o dice cose interessanti, ma se può essere abbinata ad uno spot telvisivo, se è adatta per la suoneria del cellulare, se si capisce subito. Insomma: se la gente la sa già è meglio. Noi vogliamo proprio parlare a pochi... anzi, no, a quella sterminata folla di persone che ha voglia di sentire contenuti ma non li trova perchè il mercato gli dice: siete pochi. La scelta del cd pensato per le librerie è la scelta di sottrarsi ad una gara delirante in cui sostanzialmente vince chi frega il prossimo suo senza accorgersi di fregare se stesso.

Questo progetto editoriale avrà un seguito?

Non lo sappiamo. Se, come spero, riusciremo a riunire le disperse tribù dell'Israele poetica, fuggite all'impero di qualche Faraone, certamente sì. La nostra è una battaglia soltanto iniziata. Ora dobbiamo trovare alleanze, suonare molto, parlare altrettanto, far conoscere la nostra meraviglia. Dare voce a chi non ce l'ha: come il pittore che da trent'anni grida alla Stazione di Genova Principe: aspettatevi l'onda. Beh, intanto... una cosa che si chiama Onda quest'anno è arrivata. Noi la canzone l'abbiamo scritta un anno fa e c'erano le parole "manifestazione" e "onda": poi l'Onda ha manifestato. In questo credo: nell'Invisibile che sfugge la controllo di qualunque Faraone.

E la vostra collaborazione personale e artistica avrà un seguito?

Ce l'avrà per forza: ormai siamo amici. Maurizio sta scrivendo il suo prossimo romanzo, lo Stabile ci ha chiesto un nuovo testo, io sto creando un megaevento spettacolare "dal basso", con migliaia di artisti, per Genova nel Mediterraneo: in ognuna di queste mie cose ci sarà un po’ di Maggiani ed in ognuna delle sue un po’ di Alloisio. E, in ogni caso, noi faremo ancora Storia della meraviglia per due anni. Ripeto: vogliamo che si sappia, siamo convinti che le nostre canzoni e le nostre affabulazioni sono intimamente attese da tante persone che, come dicevo, sono però disperse. Sento che abbiamo una funzione: quella di ricordare che gli artisti liberi e basta ci sono. [foto di mauro corazza]

I libri di Gianpiero Alloisio e Maurizio Maggiani: Storia della meraviglia

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER