Intervista a Gihén Ben Mahmoud

Gihén
Articolo di: 

Tunisina, vive e lavora a Milano da diversi anni Gihèn Ben Mahmoud. Dopo un passato da graphic designer, come autodidatta si è dedicata alla passione per il disegno. Iscritta alla Scuola d’Arte Applicata a Milano, è diventata illustratrice e fumettista. Ma con un ebook autoprodotto in parte autobiografico, Gihèn ha fatto un ulteriore salto in avanti, esordendo come scrittice.




Come hai “incontrato” Imen, la protagonista del tuo romanzo Extra-comunitaria?
Non ho ma incontrato davvero Imen. Forse in gran parte Imen vive dentro di me. Ho solo cercato di farla venire fuori, di aiutarla ad uscire ed esprimersi senza timori. Imen sono io, ed io sono lei. Ho scelto il nome Imen perché in arabo vuol dire “fede”. Forse legato anche alla fede musulmana. Componente essenziale della nostra religione. Un’eroina anticonformista che combatte anche gli islamisti e le false convinzioni sulle donne.

 
Quali le difficoltà di crescere in un Paese dominato da una cultura maschilista?
Come in tutti i Paesi e culture in cui sono spesso gli uomini a comandare, è difficile emergere per una donna. Non che le donne siano direttamente discriminate. La Tunisia, in particolar modo, è una realtà molto diversa dall’Iran o l’Arabia Saudita. Siamo stati un popolo quasi occidentalizzato e laico fino a 12 anni fa. La nostra identità ha subito una specie di invasione e indottrinamento religiosi massicci dovuti a una propaganda venuta dal Medio Oriente. Queste correnti islamiste, che oggi caratterizzano la scena politica e culturale del mio Paese, hanno diffuso idee ancora più misogine ed estremiste (già le usanze e le tradizioni presenti invitavano spesso a considerare la donna una persona di serie B a differenza dell’uomo, a cui viene concesso tutto).


Cosa significa per te poter raccontare questa storia?
Significa sbarazzarmi del peso di un fardello personale. Una liberazione, per me. È stato terapeutico e benefico poter raccontare e condividere parte della mia storia e quella del mio paese. Riflessioni ed emozioni. Dire qualcosa di diverso sul percorso che tutti si aspettano da una donna araba e musulmana.


C'è ancora posto per i sogni oggi?
Bisogna essere coraggiosi. La fortuna sorride agli audaci… e nel mio libro ho iniziato con una bellissima frase che riassume questa avventura, un pensiero di Luis Sepulveda : “Vola solo chi osa farlo”. Se smettessimo di sognare, oggi smetteremmo di vivere. Non è triste morire. Ma è triste ciò che muore dentro di noi quando siamo ancora vivi: la speranza, la fantasia, la gioia, i sogni, le aspettative (anche se viviamo in un mondo che ci porta sempre meno a credere nei sogni e a vedere solo i problemi economici e la cattiveria dietro tante persone). Forse se si legge il romanzo con la dose giusta di ironia si potrebbe apprezzarne anche la fantasia del sogno. Il sogno di questa ragazza, Imen, ed il mio. 


E per l’amore?
Sull’amore sono più scettica. Non saprei rispondere. Ho cercato tanto l’Amore nel mio libro, in tutte le persone che ho incontrato. Ma ancora, non ho capito se l’ho trovato o meno. Io credo fortemente che l’Amore sia sacro. E non vorrei sminuirlo. Il vero Amore, intendo, non le solite storielle di sesso o di simpatia o di “amicizia intima”… per non usare un altro termine. Penso che quando si incontra l’amore allora sì che in quel momento forse ci rendiamo conto che esiste davvero, vivendolo giorno dopo giorno. Per i pochi fortunati che l’hanno davvero vissuto. Perché l’Amore è come l’apparizione dei fantasmi, tutti ne parlano, ma nessuno li ha mai visti… o almeno, in pochi hanno avuto questo previlegio.


Quanto il tuo essere fumettista influenza il tuo essere narratrice e viceversa?
Sono due facce della stessa medaglia. Mi sento me stessa quando scrivo, quando disegno, quando faccio qualsiasi cosa. Ci metto il cuore e la passione. Da quando ero ragazzina adoro scrivere e disegnare. Di conseguenza, il fumetto era un’evoluzione naturale del mio percorso artistico. Amo lavorare in autonomia e il cinema rimane il mio primo e grande amore in assoluto.


Cosa vorresti per te e per le donne del tuo Paese?
Voglio libertà vera. Dignità vera. Voglio uguaglianza di diritti nell’eredità. La legge laica. Voglio uno stato laico, che non giudica le persone in base al colore o al sesso ma che tratta tutti nello stesso modo. Voglio che smettessero questi predicatori religiosi wahabiti e salafiti di diffondere le loro idee malate nella società tunisina. Che il governo assumesse le sue responsabilità e bloccasse questa lotta tra poveri, perché prima o poi la situazione degenererà, e sboccerà in una guerra civile tra moderati/laici ed islamisti. Prima c’era l’odio verso Ben Ali e la polizia e tutti coloro che rappresentano lo stato militare. Ora c’è l’odio tra i tunisini stessi. Una divisione assurda ed odiosa in nome della democrazia, che sta portando il paese ad un grosso conflitto. Ed è tristissimo. La Tunisia è cambiata molto negli ultimi anni e non è certo una cosa tranquillizzante. Non vorrei che adesso i diritti delle donne siano attaccati, perché una parte del popolo (uomini) vogliono applicare la Shariaa come legge. Io ho sempre difeso le donne, non solo perché sono una di loro, ma perché dalla notte dei tempi le donne venivano maltrattate, uccise, menate, usate, diffamate.. spesso ingiustamente. Io credo nella dignità delle persone e lotterò ed esprimerò il mio dissenso attraverso la mia arte. Per creare nel mio piccolo la speranza di migliorare e avere il coraggio di difendersi. Le mie eroine sono sempre donne forti, che sanno affrontare la vita, nonostante le loro tante debolezze.


Quali le difficoltà e quali le possibilità nello scrivere Extra-comunitaria?
Le difficoltà stanno nel trovare un filo conduttore. Raccontare attraverso la mia storia personale, anche uno spezzone di vita del mio Paese di provenienza (Tunisia) e una visione del mio Paese di accoglienza (Italia). È stato difficile l’editing, con il supporto di altre persone. Perché finché non sei sostenuto da un grosso editore, che sappia valorizzare la tua storia, non è semplice piazzarsi sul mercato. I lettori comuni sono stufi delle solite storie, ma è difficile attirare la loro attenzione. Le possibilità invece sono multiple. È un romanzo che ha avuto apprezzamento da tantissime persone. Un feedback decisamente positivo per un esordio. Specialmente se contiamo che si tratta solo di un ebook e non di un libro stampato su carta. La storia ha raccolto simpatie e tanti mi hanno confermato che si presta bene per il cinema essendo un racconto anche diverso dalla classica storia da povera straniera maltratta e sottomessa (essendo araba e musulmana). Ma bensì di una cittadina del mondo, libera e pasionaria. Una giovane donna come tante altre che cerca solo e semplicemente la felicità!

I libri di Gihén Ben Mahmoud

 

 

 
 
 
 
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