Intervista a Giovanna Ranaldi

Giovanna Ranaldi
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L'occasione è la presentazione della sua ultima fatica, Toporagno e Sedanorapa, tratto da uno spettacolo teatrale di successo. Assieme a una piccola folla di bambini curiosi che ha voglia di farsi raccontare i retroscena del libro, sto lì seduto e rilassato nella sala dedicata alla letteratura per l'infanzia della Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma, in attesa che Giovanna Ranaldi, talentuosa illustratrice romana, si conceda al mio registratore. Fine presentazione, autografi, ed eccoci al tavolino di uno dei tre insignificanti bar del Palazzo delle Esposizioni con due caffè sotto il naso.
Come sei arrivata a fare l'illustratrice?
Ho una formazione artistica: l'istituto d'arte e un'accademia a New York. Più tardi ho lavorato in una stamperia d'arte: realizzavo incisioni, stampavo per gli artisti che venivano e contemporaneamente realizzavo le mie cose. Poi il restauro, per un sacco di tempo, 12 anni dedicati ai dipinti e agli affreschi. Però continuavo a disegnare le mie cose con l'idea che forse era proprio quello che volevo fare. Quattro anni fa ho deciso di seguire corsi dedicati all'illustrazione con Junakovich e in questo periodo ho gradualmente sostituito il lavoro di restauratrice con quello di illustratrice.
 

So che ti occupi anche di laboratori con i bambini...
Mi sono formata sul campo, e imparo sempre molto dai bambini. Di solito si tratta di incontri singoli, in occasione di mostre di illustrazione. Ora sto cominciando con le scuole. E faccio anche laboratori con gli adulti. Con i senza dimora della stazione Termini per conto di una cooperativa sociale che lavora “sul binario”.
 

Dal palcoscenico alle pagine del libro. Cosa è cambiato nel tuo modo di lavorare?
Vedendo lo spettacolo ci si rende conto che la resa è molto diversa. Nel libro mi sono presa molte più libertà di quelle che mi erano concesse a teatro. La struttura rigida mi ha creato parecchi problemi. Ero alla prima esperienza. Tempi strettissimi, sagome solo di profilo, di certe misure, e poi gli attori dovevano trovarle congeniali... Ho dovuto imparare a lavorare e colorare il plexiglass senza nessuna esperienza precedente, con le difficoltà del caso...
 

Lo rifaresti?
Sì, ma per il teatro delle ombre “nere”, non dipinte. Le ombre hanno una grandissima suggestione ma devono essere ombre vere. Finora ho faticato imparando, adesso vorrei anche divertirmi.
 

Parliamo un po' di gusti, dei tuoi gusti. C'è un illustratore che ti ha influenzato in modo particolare?
Come idea non ho quella di seguire la linea di qualcuno, anzi... cerco di sviluppare il più possibile una mia identità... Comunque, Erlbruch  mi piace moltissimo, mi piace in particolare la sua grande capacità di sintesi, riesce a creare un'atmosfera con pochissimi elementi. Ma ce ne sono tanti. A volte mi ritrovo a cercare suggestioni nella pittura (ho sempre avuto una grande passione per la storia dell'arte). Mi capita di andare proprio a sfogliare dei libri. E trovo composizioni, scorci, colori, che non necessariamente però ritrovi nelle mie illustrazioni.
 

C'è un libro per l'infanzia che ti piacerebbe illustrare?
Calvino è il mio sogno, in assoluto. Poi Rodari, ovviamente. Tra le favole Cappuccetto rosso, la mia preferita…
 

Edizioni Corsare è una piccola casa editrice. Come è stato lavorare con loro?
È andato tutto bene, anche perché non ci sono stati grandi intoppi. Abbiamo visto le cose nello stesso modo. Certo, nel caso degli piccoli editori si tratta realmente di un lavoro di gruppo, ci si dà una mano, si fa anche altro, ma è un piacere. Con i "grandi" invece ancora non ho mai lavorato (finora ho pubblicato un paio di libri).
 

In Italia il movimento degli illustratori è in grande crescita, ma ancora oggi l'arte dell'illustrazione non riceve in Italia la considerazione che meriterebbe. Per alcuni illustratori, anche importanti, la Francia è diventata una seconda casa...
L'anno scorso sono stata alla fiera del libro di Montreuil ed è stato meraviglioso. Ho messo ancora più a fuoco queste differenze. Quella di base è che lì l'interesse per l'illustrazione parte proprio dagli adulti, che sono i primi ad essere appassionati al mondo dei libri per bambini. E poi c'è il sostegno dello Stato, che manca quasi del tutto da noi. Sarà un caso ma la fiera parigina era stracolma di bambini, mentre a Bologna non sono riusciti a dedicare nemmeno un giorno al pubblico dei piccoli.
 

I libri illustrati per bambini strizzano sempre più l'occhio al pubblico adulto, un po' quello che succede nel cinema per ragazzi...
C'è un equivoco a volte che spinge molti adulti acquirenti a rivolgere la loro attenzione a libri illustrati di scarso livello, considerati per tecnica e colori più adatti al pubblico infantile. D’altra parte, oggi vengono pubblicati libri per l’infanzia davvero impegnativi se non ostici.  Credo in ogni caso che i bambini siano sempre in grado di trovare le risorse per apprezzarli. Sempre meglio un libro “curato” e un po’ difficile (che piace anche ai grandi) che una proposta di basso livello.
 
 
I libri di Giovanna Ranaldi

 

 

 
 
 
 
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