Intervista a Giovanna Zoboli

Giovanna Zoboli
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Giovanna Zoboli non è un'autrice banale: i suoi libri generano domande, non si prestano mai a letture univoche. Sono curati e in grado di ispirare, spesso poetici anche quando non esplicitamente in versi. Tutti caratteri che si possono riconoscere anche nella linea editoriale di Topipittori, la casa editrice di cui Giovanna è co-fondatrice. Non ci lasciamo sfuggire l'occasione di fare due chiacchiere con lei, per parlare del suo ultimo libro, delle molte domande che genera, e di come un libro possa aprire memorie e possibilità.




I tuoi testi sono sempre curatissimi... Ti immagino a fare ore e ore di lavoro, ma cos'è che alla fine ti convince di aver fatto la scelta giusta?
È vero, torno sui testi e ci lavoro molto. Ma le mie scelte sono molto intuitive: è l'intuito quello che secondo me consente delle aperture importanti, delle svolte. Credo che tutte le mie scelte abbiano una finalità molto precisa: spiazzare il lettore. È qualcosa che avverto come fondamentale. La sorpresa è uno dei meccanismi che spinge a leggere, è un motore molto forte che funziona soprattutto nella lettura per i più piccoli.


Anche il tuo ultimo libro, C'era una volta una storia, è davvero spiazzante. Leggendolo si ha la sensazione che ci siano molti riferimenti, qualcosa che sfugge. Una specie di mistero inafferrabile, come un'allusione. Ci sveli il segreto?
Anche in questo caso ho scelto intuitivamente, in base a ciò che suonava meglio, a ciò che pensavo potesse funzionare. Ecco il perché, nella trama, della presenza di un numero e non di un altro, di un personaggio piuttosto che di un altro... Ma è possibile che dei riferimenti ci siano e credo siano alcune visioni di Andersen e Benjamin riguardo ai libri con le figure, come ho già raccontato qui. Anche se non ci pensavo mentre scrivevo. Nelle loro visioni, come le chiami, c'è tutta la vitalità della storia che si genera da se stessa e che si anima, proprio come in C'era una volta una storia. In questo libro la storia è quella che viene letta, ma anche quella che si forma, via via. È una storia in fieri che esce dal libro e che corre attraverso lavoce di una serie di narratori. Rappresenta tutte le storie che possono essere raccontate. Ed è una storia che va avanti perché c'è qualcuno che la legge.


È una missione impegnativa per una semplice storia...
Le storie che escono dai libri, come quelle descritte da Andersen e Benjamin, diventano di tutti. E questo dovrebbe farci capire che le storie fanno parte delle cose che hanno un valore incalcolabile, come l'acqua e l'aria.


Tornando allo stupore, mi ha colpita molto questa frase: “la storia si rivelò la più bella che il trenino avrebbe mai sentito”. Ho pensato a un errore...
Non è un errore, quella forma verbale è voluta. L'hai notato così puntualmente perché si trova in un libro per bambini. C'è la convinzione che gli “errori” in questi libri siano più gravi, perché si ritiene che dovrebbero essere “più educativi” degli altri. E invece un libro è un libro. E una forma verbale imprevista può aprire parti di comprensione.


Ma non trovi che il pensiero che il trenino non leggerà mai più niente di così bello sia una chiusura sulle possibilità del futuro?
Per me non è una mancanza di futuro... In quel contesto e in quella frase mi è sembrato che potesse funzionare, e forse proprio in base all'esperienza di quando si è piccoli: ci sono alcuni libri che rimangono i libri, quelli fondativi. E non c'è un giudizio di valore né una sottrazione di valore. Il libro fondativo è solo quello che apre la porta a tutti gli altri.


Quindi, secondo te, la promessa di futuro che sembra il punto fondamentale della letteratura per ragazzi non è, in realtà, la sua vera missione?
Non so se la letteratura per ragazzi prometta un futuro. La letteratura in generale è uno strumento fondamentale di conoscenza legato sia al presente che al futuro, uno strumento che noi abbiamo per leggere la realtà anche attraverso l'immaginazione. Le storie danno una chiave di lettura molto profonda e molto vasta.


I libri fondativi della tua esperienza di lettrice, quindi, non saranno stati quelli più rassicuranti e ottimisti...
I libri che mi piacevano di più erano quelli imprevedibili. Quelli che improvvisamente illuminavano, facevano luce, chiarezza, rendevano visibile qualcosa dentro e fuori di me.

I libri di Giovanna Zoboli

 

 

 

 
 
 
 
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