Intervista a Giovanni Allevi

Giovanni Allevi
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Mica facile arrivare a lui: e non perchè non sia ben disposto verso i giornalisti, anzi, ma perchè tra un concerto e un altro, tra un libro e un disco sembrava un'impresa titanica riuscire a trovare 10 minuti per fare una chiacchierata con Giovanni Allevi. E invece eccoci qua a quattrocchi (anzi a otto), comodamente seduti su un divano, pronti per quella che il nostro direttore definisce 'intervista a la Enzo Biagi'. Pronti, partenza, via!

Di solito quando scrivi hai a che fare con un pentagramma ingombro di note: come te la sei cavata con una pagina?

Sono stato molto felice, per fortuna non ho avuto la sindrome della pagina bianca, perché la scrittura mi ha salvato dall’ansia, motore dei miei passi da un po’. Scrivere mi permetteva di staccare, di fare il punto sulla situazione che stavo vivendo e abbandonare per un po’ quel sentimento che stabilmente alloggia nel mio cuore. Adesso dovrò trovare in fretta qualcos'altro...

 

Tu hai spesso detto che è la musica che viene a trovarti, e a te resta solo il compito di tradurre quello che vuole dire la tua ‘strega capricciosa’. E' proprio così?

È vero, accade tutte le volte. Ma mica solo a me, succede a chiunque decide di porsi in atteggiamento ricettivo nei confronti dell’esistenza, dal passo di danza alla pennellata, dalla pagina scritta alle mani sulla tastiera. E chiunque si pone in questo ascolto e si avvicina all’arte sa che misticamente succede sempre una cosa del genere. Sempre.

 

Qual è stato il tuo approccio a La musica in testa? Scrivi per te stesso o per gli altri?

È successo per caso, quando mi hanno proposto di scrivere il libro in realtà era già pronto. Nelle pagine sono raccolte parti del mio diario con i ricordi, gli entusiasmi, gli aneddoti sul mio passato uniti a degli ‘scritti filosofici’ che avevo composto nel 2000 in una condizione di profonda solitudine e isolamento. Mi sono limitato a raccoglierli e a scrivere qualche appendice. Quando ho scritto le cose che leggerete in realtà non avevo idea che sarebbero diventate pagine a loro volta lette, penso che se dovessi scriverle adesso avrei un atteggiamento diverso. Anche se credo che se scriverò nuovamente non sarà a breve, dal momento che nel libro sono contenuti oltre trent'anni di esperienza dai miei cinque anni in poi… credo che bisogna viverle le cose, fare esperienza, vivere in profondità senza filtri per entrare nell’esistenza senza paura.

 

A proposito di paura, affermi che per non aver paura bisogna non pensare: tu ci riesci?

Non pensare è difficile, e il pensiero genera sempre la paura, il ricordo del passato, degli errori commessi, l’incertezza del futuro che blocca chi vuole vivere il presente. Spesso dico che se fossimo extraterrestri e vedessimo il mondo lo vedremmo nella sua vera bellezza. Nei miei scritti filosofici ipotizzo uno scenario vuoto dove non esiste la nostra identità, un silenzio originario su cui si appoggiano i pensieri e le emozioni. È un luogo nel quale mi piace tornare e lo faccio attraverso la musica, mezzo privilegiato che mi porta nel non pensare.

 

Che genere di lettore sei?

Sono un lettore appassionato. Posso dire di aver attraversato tre fasi distinte nella mia vita: la prima fase - quella filosofica - durante la quale leggevo esclusivamente testi di Filosofia, ed ecco che le mie letture erano scelte tra Kant, Aristotele e Heidegger. Oggi non riesco a capire come potessi trovare sollievo a leggere un linguaggio così complesso. Poi per reazione ho avuto una seconda fase nella quale mi sono dedicato a Dylan Dog e Topolino, nei quali ho ritrovato gli stessi concetti espressi dai filosofi in forma decisamente diversa; e poi sono approdato alla terza fase dove ho incontrato l’opera di Paolo Coelho di cui ho letto tutti i libri e che mi ha aperto la porta verso altri autori.

 

A breve partirà da Assisi il tuo nuovo Evolution Tour: cosa ti aspetti dal tuo nuovo lavoro scritto per orchestra sinfonica?

Il mio sogno, che già si sta avverando, è quello di vedere enormi platee di ragazze e ragazzini che si spostano e vengono ad ascoltare un’orchestra sinfonica … è straordinario l’affetto e la dedizione che ho potuto toccare con mano delle nuove generazioni che ho incontrato durante i miei concerti, è commuovente, stiamo andando incontro ad un nuovo Rinascimento. [foto pigi cipelli]

 

I libri di Giovanni Allevi
 

 

 
 
 
 
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