Intervista a Giuliano Turone

Giuliano Turone
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La questione Battisti potrebbe essere un caso paradigmatico di come in Italia non sia stata fatta chiarezza e non si siano fatti i conti fino in fondo con gli anni drammatici del terrorismo. Il fatto che non siano stati istituiti tribunali speciali (come in Francia con il tribunale d’eccezione) può legittimare l’affermazione che non si sia ricorsi a leggi speciali per combattere il terrorismo, alcune delle quali di epoca fascista?
Sono state messe in gran parte nel nulla da sentenze della Corte costituzionale. L’unica legge emergenziale è quella che ha allungato, per un certo periodo, i termini della carcerazione preventiva cautelare. Si è trattato di un periodo limitato di tempo, quindi non si può dire che si sia ricorsi a leggi eccezionali (L’autore, probabilmente, si riferisce alla legge Cossiga, in vigore dal 1979 al 1984, ndr.). L’Italia è, forse, l'unico paese, che è riuscito a combattere il terrorismo senza ricorrere a leggi emergenziali e speciali, rispettando i diritti della difesa.


A livello politico, le scelte hanno peccato di una certa ambiguità, se pensiamo al terribile momento del sequestro Moro (1978) e alla strategia della fermezza; una ambiguità che non ha giovato al nostro Paese e che ha mutato, per certi versi in negativo, la storia dell’Italia. Lei ha definito Berlusconi un incidente della storia: non potrebbe parlarsi di incidente “continuato” della nostra storia, visto che dal 1994 vige un sistema di potere politico bloccato, che aveva messo le sue radici proprio a partire dalla fine degli anni settanta?
Perché va indietro agli anni settanta e ottanta; un conto è l’iter della carriera da imprenditore di Berlusconi, un altro conto è la sua decisione di scendere in politica; dobbiamo andare semmai a scomodare gli eventi che hanno portato alla scoperta del sistema di potere occulto della P2, nel 1981, che ha messo in difficoltà la classe dirigente di allora. Il sistema di potere occulto P2 è stato in crisi per qualche mese, ma poi ha ripreso, seppure in maniera semi-occulta, con i governi successivi. Il passo seguente è stato la discesa in campo di Berlusconi e l’avvento di questo nuovo modo di fare politica. Da quel momento in poi, hanno cercato di mettere in pratica il Piano di rinascita democratica della P2; si potrebbe vedere una evoluzione, una trasformazione da sistema di potere occulto a sistema palese. Quando parlo di incidente della storia, alludo però agli ultimi anni, in cui abbiamo avuto questa involuzione politica.


Per tornare al “caso Battisti”, il parere dell’Avvocatura dello Stato del Brasile ha fornito una sponda alla decisione del Presidente Lula, affermando che, al di là della mancanza della pena dell’ergastolo in Brasile, si potevano riscontrare in Italia quelle “ragioni per supporre che la persona reclamata (dall'altro Stato)” potesse essere “sottoposta ad atti di persecuzione e discriminazione per motivi di […] opinione politica” e che potesse essere “aggravata” da tale elemento (come previsto dall’art. 3 del trattato bilaterale Italia-Brasile)...
La complessiva perdita di credibilità internazionale avrà giocato il suo ruolo. Il tribunale federale brasiliano si era espresso per l’estradizione, sia pure a maggioranza; poi, c’è stata una decisione politica, cui è seguita una serie di polemiche un po’ sopra le righe, che hanno fatto sì che il rapporto fra i governi dei due Paesi si sia un po’ incrinato. Quel che ho cercato di dire nel libro è che occorre far capire al mondo intero, in particolare al Brasile, che non bisogna confondere l’Italia e il suo stato di diritto con l’incidente della storia di questi anni più recenti. La credibilità internazionale è importante e il fatto che sia stata ridotta quasi a zero negli ultimi anni sembra abbastanza chiaro; tale perdita di credibilità, che non si era mai verificata, è oggi come oggi frutto di una perdita di credibilità politica, che non è riscontrabile in precedenza.
 

 

 

 
 
 
 
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