Intervista a Gud

Gud
Da più di dieci anni Daniele Bonomo (Goodman in inglese > Gudman, come si legge in italiano > Gud, come si firma) si occupa a 360° di comunicazione e narrazione attraverso immagini. Vignettiere e stripparolo, ma anche autore di graphic novel e saggi importanti. Ma ancora, direttore di riviste di fumetto e insegnante presso la sede romana della Scuola Internazionale di Comics... Inutile dire, che dopo mesi di proposte, ho dovuto aspettare la pausa natalizia per questa intervista. Nonostante i panettoni, i torroni e tutta la ricchezza culinaria del Natale appena trascorso, provo a corromperlo con un aperitivo a Monti. Chissà che non arrivi sulla fiammante due cavalli che svolazza sulla copertina del suo Gentes...
Ti spendi molto per questa cosa di narrare attraverso le immagini. In che modo i vari aspetti della tua professione dialogano tra loro e come dialogano con il tuo modo di disegnare?
Sono un tipo curioso. Da questo derivano, di fatto, tutti i miei problemi. Poter vivere in questo settore, guardando le cose da angolazioni differenti, mi aiuta a soddisfare la curiosità e a crescere moltissimo. Poter avere uno scambio con altri professionisti, con gli studenti, con gli addetti ai lavori o con committenti, esterni a questo mondo, è uno stimolo continuo a migliorarmi. Il mio modo di disegnare è un distillato di poche gocce di questo scambio, miscelato con ettolitri di vita.


Ma veniamo ai Maestri. Will Eisner - Il fumetto come arte sequenziale è chiaramente un ringraziamento a Will Eisner. Tuttavia, questo libro/saggio è anche un modo per far conoscere e amare il fumetto come strumento per narrare storie, idee ed emozioni. Il punto di vista di questo saggio è particolare, permette di guardare il fumetto anche attraverso gli occhi di un maestro indiscusso della narrazione sequenziale per immagini. Da cosa è nata l'esigenza di scrivere questo libro?
Will Eisner è stato un pioniere. Per me è una fonte di ispirazione, immaginarlo a ottanta anni chino sul tavolo da disegno a sperimentare le possibili applicazioni del fumetto sui nuovi formati digitali, mi dà una spinta a credere che tutto sia possibile. É stato un innovatore che ha utilizzato il fumetto a 360°, come intrattenimento, come strumento didattico e come mezzo per raccontare le emozioni. É un autore che bisogna conoscere.


Heidi Mon Amour  sembra un altro omaggio, meno didascalico, ad un personaggio cult della nostra infanzia. Ancora una volta un cenno ad un maestro, visto che ad accompagnarci in questa tua bella storia troviamo la intramontabile Heidi di Miyazaki...
In realtà Heidi mon Amour non è un vero e proprio omaggio. L'idea di coinvolgere Heidi è più un pretesto per poter trattare un tema che non passa mai di moda: l'Amore. Quello vero, quello che affonda le radici nella nostra infanzia e che ci fa emozionare anche da adulti. Allora ho ripensato a quale personaggio mi aveva colpito nella mia infanzia. E ho ripensato ad Heidi, così semplice, rotonda ed essenziale nei suoi colori primari, alla sua vita nei monti, l'ho pensata già grande e la storia è venuta da sola.


Molti dei tuoi lavori hanno già una versione 'touch': a chi si rivolge? 
L'idea di vedere sui supporti digitali i miei fumetti è una cosa che trovo naturale, quasi come vederli su carta, soprattutto in questo periodo in cui la comunicazione è centrale in ogni nostra attività. Nel 2001, quando ho cominciato a lavorare seriamente in questo settore, uno dei primissimi lavori che ho fatto con la mia agenzia (http://www.comicsprovider.com ) è stato quello di realizzare un servizio di vignette via mms per Acotel, content provider di Tim. Si può dire che le mie “creature” hanno trovato spazio prima sui nuovi media che sulla carta. Tra tutti i nuovi progetti, sono particolarmente affezionato  all'app di Gentes per l'iphone perché è nata su un progetto di solidarietà (http://www.gentesapp.com/ ) in collaborazione con il CESVI.


Pensi che questa evoluzione possa rendere il fumetto ancora più pop?
È una certezza.


Gentes è un raccontare per immagini storie quotidiane. Che rapporto ha il tuo modo di disegnare con il (tuo) quotidiano?
Mi capita spesso di sentire intorno a me tutto artificiale e artificioso, dal cibo ai rapporti umani, forse anche per questo trovo spesso rifugio nel confortante bianco del foglio. Ogni storia che disegno ha qualcosa a che vedere con il mio quotidiano, sono sempre io che racconto, ma ogni volta con una voce diversa.


Sei anche direttore responsabile di iCOMICS.  È una rivista a fumetti multimediale, bimestrale: puoi spiegaci le potenzialità che offre al fumetto questa apertura ad un mezzo  che non sia solo cartaceo?
Su iComics cerchiamo di dare al lettore alcuni contenuti gratuiti che possano integrare le storie pubblicate sulla rivista. Una sorta di bonus track o di contenuti speciali di quelli che si trovano nei dvd, però si possono vedere e ascoltare direttamente sul proprio telefonino. È una strada nuova. Vediamo dove ci porterà.


Sempre a proposito di  popolare... Dopo il dominio incontrastato del fumetto Bonelliano, qualcosa negli ultimi anni sta cambiando in Italia per chi vuole fare fumetti. Come definiresti l'evoluzione del mondo del fumetto nel nostro paese?
Negli ultimi anni è cambiato molto il modo di intendere il fumetto, soprattutto quello non seriale. Sono arrivati i libri a fumetti, con storie auto conclusive, con tematiche più vicine ai romanzi che alle storie di avventura a cui ci avevano abituato i fumetti. Sono nate moltissime realtà editoriali diverse e la visibilità è aumentata. Quello che ancora non si riesce a fare è allargare la base dei lettori, troppo spesso ristretta ad un minimo di appassionati e pochi curiosi.


Di nuovo riviste, ma tutta un'altra storia. Con Sergio Badino condividi dal 2008 la direzione artistica di Mono, la rivista monotematica di fumetto edita da Tunué ('ereditata' dalla direzione artistica di Marco Rizzo e Sergio Algozzino): quali sono le premesse e i bilanci di questa nuova 'epoca'?
Mono è un'iniziativa editoriale unica nel suo genere. Da 4 numeri con Sergio stiamo cercando sempre più di coinvolgere autori validi facendoli divertire su tematiche trasversali. Devo dire che tutte le uscite che ci hanno visti coinvolti hanno comunque generato interesse e plausi da parte dei lettori e siamo parzialmente riusciti nel primario intento: coinvolgere anche lettori lontani dal mondo del fumetto.


Ma parliamo un po' di te... Sei diventato padre da poco come pensi che questa esperienza possa cambiare il tuo modo di raccontare storie disegnate?
Secondo me cambierà molto, ancora non so come, ma certe cose si sentono.


Noi di Mangialibri abbiamo un approccio un po' vorace e casereccio alla lettura. Tu che tipo di lettore sei? Quali sono le letture che più influenzano, hanno influenzato, il tuo lavoro?
Sono un lettore da  full immersion, quando inizio un libro cerco di finirlo il prima possibile, per viverlo senza perdermi nulla. I geni creativi che mi hanno cambiato la vita sono: Roald Dahl, Daniel Pennac, Umberto Eco, Bill Watterson, Will Eisner e Manu Larcenet.

I fumetti di Gud

 

 

 

 
 
 
 
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