Intervista a Guzel’ Jachina

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È diventata un caso letterario e in patria ‒ nel Tatarstan, una delle tante repubbliche della federazione russa ‒ ha già vinto numerosi premi letterari, come il Big Book Literary Award e il Jasnaja Poljana. Ora il suo romanzo d’esordio si sta affacciando in 24 Paesi, Italia compresa. Guzel’ Jachina, finora giornalista e sceneggiatrice ma d’ora in poi anche scrittrice di romanzi, è di sicuro una che con la penna ci sa fare. Contrariamente all’aspetto minuto e a quell’aria fragile che traspare anche da una voce sottile, ha la vivacità che esprimono i suoi occhi e la forza della determinazione e della voglia di arrivare e riuscire in tutto ciò che fa. Obbligatorio dire grazie a Elena Kostioukovitch, interprete simpatica e preparata, che ha reso più semplice lo scambio di saluti, le chiacchiere, i commenti e le risate scambiati con questa scrittrice dal grande background, soprattutto familiare.




Nonni paterni nobili, nonni materni contadini benestanti, due genitori borghesi: persone che ti avranno trasmesso molto in termini di saperi e storie, di modi di vivere ed esperienze. Quanto è stata importante questa pluralità di voci nella tua formazione?
Molto, molto importante. Sono stata molto fortunata ad avere avuto vicino questo mosaico di personalità. Questo è anche il motivo per cui sin da piccola ho sempre parlato due lingue, il tartaro e il russo. Dalle due famiglie di origine di mio padre e mia madre ho avuto anche due culture diverse e una visione del mondo molto più ampia e particolareggiata.

Per il tuo romanzo Zuleika apre gli occhi hai attinto dalla vita della tua nonna materna, ma proprio per questa tua famiglia così complessa, pensi di lasciarti ispirare in futuro anche dalla vita di altri componenti?
Non saprei, io sono molto interessata alla Russia del periodo sovietico, soprattutto per quanto riguarda il periodo degli Anni Venti e Trenta del Novecento e certamente questi sono stati gli anni vissuti dai miei nonni, quindi a volte nelle descrizioni è normale inserire quello che conosco perché me l’hanno trasferito anche attraverso ciò che ho sentito in casa. A volte ho pensato di usare le loro esperienze e i racconti che i miei nonni o i miei genitori hanno condiviso con me, questo sì. Inevitabilmente certe situazioni che hanno vissuto sono entrate anche nelle due o tre sceneggiature che ho già scritto. Forse entreranno anche nel romanzo che ho appena cominciato a scrivere, anche se ancora non ne ho idea.

Che rapporto hai avuto con la nonna che ha ispirato il romanzo?
Sono cresciuta con lei e non è stato affatto un rapporto facile. Certo abbiamo avuto un rapporto e un legame profondissimo. Lei era un’insegnante e lo è stata per tutta la vita. Il suo ardore pedagogico lo ha rivolto anche su di me, oltre che sui suoi allievi ai quali insegnava a scuola. Credo sia un atteggiamento naturale e che sia così per tutti gli insegnanti del mondo, ma non è facile. Questo romanzo ho deciso di scriverlo dopo che è venuta a mancare, per ristabilire il mio rapporto con lei.

Mentre scrivevi la storia di Zuleika ti immaginavi che saresti diventata un caso letterario o forse questo era proprio il tuo sogno?
Assolutamente, non l’ho nemmeno mai pensato. La cosa più importante per me era di arrivare al punto dell’ultima frase, quello prima della parola “fine”, per dimostrare a me stessa che ce l’avevo fatta e che ero riuscita a scrivere un romanzo! E poi c’era l’importanza di questa storia per me, legata, così com’è, alla nonna.

Da una parte la Storia della Rivoluzione russa e dall’altra la storia di una donna piccola piccola, quasi analfabeta, solo apparentemente fragile. Cosa pesa di più, i buoni sentimenti umani che trovano comunque la strada?
Hai colto perfettamente il senso del romanzo: la vita dei personaggi più piccoli e umili che vivono la loro vita sullo sfondo della rivoluzione russa che cambiò le sorti degli uomini. E in questa situazione i buoni sentimenti che aiutano nei rapporti con gli altri e che servono a superare le difficoltà.

A volte gli scrittori sostengono che i personaggi li prendono per mano, esigendo ruoli ed eventi: è stata Guzel’ che ha scritto la storia o è stata la stessa storia che ha voluto essere scritta?
È l’eroe che porta l'autore per mano, hai perfettamente ragione! Non sapevo affatto che i due protagonisti del mio romanzo sarebbero diventati “lovers”, innamorati. Ad un certo punto della storia, però, l’ho scoperto anche io, come chi legge le loro vicende!

Questa è la storia del riscatto di una donna rispetto a chi voleva tenerla sottomessa: che tipo di insegnamento vorresti che i lettori ricavassero dal tuo romanzo?
Ho cercato di trasmettere molti messaggi ai miei lettori, ma fra tanti, sicuramente, il più importante è che soltanto quando l’essere umano si libera dai limiti che gli vengono imposti riesce a trovare in se stesso la forza dell'amore e si sente libero di amare.

In Italia la tua traduttrice, Claudia Zonchetti, ha vinto il premio Enriques delle Giornate della traduzione letteraria. Ma far uscire il romanzo in altre 23 lingue ti mette costantemente a confronto con le traduzioni...
Complimenti per il premio a Claudia! Come è ovvio i traduttori sono molto importanti per un romanzo, sono quelli che, in qualche modo, ti permettono di uscire dai confini del tuo Paese. Si può dire che l’autore è ostaggio del traduttore, perché dipende proprio da quest’ultimo se la storia sarà un successo oppure no. Tutto dipende dalla scelta delle parole che utilizza, dalla fedeltà al testo originale e contemporaneamente dalla forza che riesce a trasmettere all’intera storia.

Hai detto che il romanzo è nato inizialmente come sceneggiatura, un ottimo soggetto per un film, ma poi ha parlato anche di serie tv. Cosa preferisci tra le due soluzioni?
Ormai non posso più scegliere, è già tutto deciso: diventerà una serie tv per la quale sono già iniziati i lavori. Saranno otto puntate e io sono molto contenta di questa opportunità perché una fiction ha comunque un’audience diversa e molto più vasta rispetto al film.

C’è un desiderio nel tuo cassetto?
Oh, sì! Scrivere un secondo libro... e ho appena iniziato a realizzare questo sogno.

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