Intervista a Haley Tanner

Haley Tanner
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Forti contrasti, sorprese, un raggio di sole che spacca le nuvole e trasforma una giornata grigia in una festa di colori. Haley si chiama (quasi) come una cometa, e come una cometa è una luce inattesa che solca un cielo buio: sbugiarda la notte, la mette in crisi. Malgrado il sorriso e i capelli biondi viene da anni di sofferenza: si è sposata giovanissima con un ragazzo che aveva appena ricevuto una grave diagnosi e dopo pochi anni è morto per un melanoma, consapevole di avviarsi a vivere un amore breve e intenzionata a godersi fino in fondo felicità e dolore. Nel frattempo scriveva un romanzo, che inevitabilmente è intriso delle stesse emozioni. L'abbiamo incontrata a Roma per voi.



Cosa hanno in comune illusionismo e amore?
Quando ci si innamora si avvia tra due persone una sorta di rituale magico: ci sono storie favolose che dobbiamo raccontare e altre che dobbiamo sentirci raccontare. Quando amiamo una persona crediamo che sia la più meravigliosa del mondo: non è del tutto vero, ma è quello che vogliamo credere. In questo senso l'illusionismo è simile all'amore:  lo sappiamo che quella donna sul palcoscenico non viene realmente tagliata in due, lo sappiamo che un coniglio non può venir fuori dal nulla e uscire da un cilindro, ma è ciò che scegliamo di credere.

 

Le storie d'amore spesso finiscono male, e tu purtroppo lo sai molto bene. Ma vale comunque sempre la pena di innamorarsi? Dacci qualche buon motivo per crederci...
Penso che innanzitutto l'amore ci dia un motivo per stare su questo pianeta, ci faccia sentire vivi davvero, dia un senso alla nostra vita. Come si dice? È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati: è sempre meglio amare comunque vada a finire, insomma. Sarà banale, ma io ci credo veramente.

 

Cosa è rimasto attaccato al tuo romanzo d'esordio del terribile periodo in cui è stato scritto?
I due protagonisti del romanzo sono legati uno all'altra in modo profondo, assoluto. E così ero legata io a mio marito, questa almeno era la mia esperienza. Quella lotta di Vaclav per aiutare Lena era anche la mia lotta. Ma la mia storia con Gavin – anche se so che non è facile crederlo - era fatta soprattutto di momenti di leggerezza, di divertimento. E io ho cercato di inserire questa leggerezza e questo divertimento anche nella storia d'amore che racconto in Cosa salvare in caso d'incendio: c'è il dolore, ma credo sia importante trovare anche aspetti di gioia.

 

Come nasce la scelta di rendere pubblico il calvario di tuo marito Gavin con video pubblicati on-line (c'è per esempio un toccante speciale sul New York Times), interviste, foto?
Lo abbiamo fatto innanzitutto per far riflettere il pubblico sull'esistenza dei malati oncologici giovani: nessuno pensa mai a loro, ma esistono e sono tanti. Poi per condividere un messaggio di speranza: Gavin ha convissuto con una grave forma di melanoma per più di 6 anni, e per tutto quel periodo ha vissuto la sua vita intensamente. Un esempio importante per chi ha ricevuto diagnosi infauste e vive con la morte dietro l'angolo, oppure per chi ha avuto l'esperienza di una perdita. Del resto tutti perdiamo qualcuno, nessuno di noi può pensare di attraversare la vita incolume e senza dolore.

 

Mi ha molto colpito (perché la condivido, e con me milioni di genitori) l'ansia di Rasia, la madre del protagonista di Cosa salvare in caso di incendio, per il poco tempo che ha a disposizione dopo il lavoro per dare al bambino tutti gli input, gli insegnamenti, gli avvertimenti, l'amore che vorrebbe e dovrebbe dargli. Una bellissima figura di madre, Rasia: da chi hai preso lo spunto per disegnarla?
Io ho una madre incredibile: non è esattamente come Rasia, ma ha molte cose in comune con lei. Nel personaggio ci sono anche molte cose di mio padre: grintoso, roccioso, riservato ma anche dolcissimo. Quindi Rasia è un mix dei miei genitori ma viene anche dai miei incontri con tante donne russe che vivono a New York: donne che danno ai figli tanto amore ma sono anche schiette e dure, un tipo di contrasto molto divertente da scriverci su. Infatti anche se originariamente non avevo previsto di dare così tanto spazio al personaggio di Rasia, lei continuava a venire fuori e non ho potuto fare a meno di accontentarla!

 

E tu cosa salveresti in caso d'incendio?
Ho due cani che naturalmente sarebbero i primi della lista. Poi salverei un ritratto che ha una storia molto particolare. Lo scelsi assieme a mio nonno quando ero bambina, avrò avuto circa 4 anni, è il ritratto di una ragazzina bizzarra e brutta, un quadro francamente orribile ma da subito io mi ci sono affezionata tantissimo. Tutti in famiglia lo trovavano orrendo, naturalmente, e lo tenevano tipo in cantina, ma da quando sono andata a vivere da sola è venuto con me e mi segue sempre in ogni mio trasloco: mi ricorda che la vita non va presa troppo sul serio e mi esorta a dare ascolto al mio lato selvaggio.

I libri di Haley Tanner

 

 

 
 
 
 
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