Intervista a Hannah Kent

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Andando a zonzo tra i padiglioni di Pordenonelegge si notano parecchie cose, ma soprattutto lo sguardo attento di certi autori che ti scrutano con attenzione per vedere se chi li incrocia li ha riconosciuti o meno. Boria da quarta di copertina, immagino. Sarà che Hannah Kent è un’esordiente, ma l’incontro con lei si rivela invece spontaneo e senza imbarazzi sin da subito, anche grazie alla puntuale traduzione di Tiziana Dal Zilio. Chioma bionda e lunga, due occhi chiari, sinceri e luminosi dietro una montatura scura, questa giovane scrittrice australiana (classe 1985) ci concede un po’ del suo tempo per parlare di un libro che ha convinto subito la critica anglosassone per lo stile già maturo e coinvolgente.




Dall’Australia all’Islanda per la tua prima opera Ho lasciato entrare la tempesta non è un viaggio da poco. Qual è la ragione che ti ha portato fin lì?
Vorrei darti una risposta più profonda, ma il motivo è molto banale, se vuoi. Alla fine della scuola il Rotary mi diede la possibilità di fare un viaggio in un paese straniero. Scelsi una rosa di Paesi nordici, tra cui l'Irlanda, la Svezia e l'Islanda perché mi incuriosivano quei luoghi così diversi dall'Australia. Alla fine la mia scelta cadde sull'Islanda e rimasi affascinata dalla possibilità di vedere la neve e di provare a vivere in quel buio che può durare per giorni interi.


Come hai conosciuto la storia di Agnes?
Nonostante fossi in Islanda da parecchio tempo, negli ultimi mesi mi sentivo a disagio, complice anche la difficoltà nel parlare la loro lingua. La comunità in cui risiedevo era molto piccola, mi sentivo bollata come un'estranea. Durante un viaggio verso Reykjavík, attraversammo un paesaggio molto particolare, affascinante, costituito da una serie di colline ravvicinate. I miei accompagnatori mi dissero che quello era un luogo conosciuto, perché lì aveva avuto luogo l'ultima esecuzione in Islanda di una donna accusata di omicidio. Incuriosita, volli saperne di più. Mi sentii subita coinvolta, la storia di Agnes mi aveva colpito e continuai a pensarci per molto tempo. Vedi, durante un viaggio del genere si ha la possibilità di ascoltare molte storie, ma solo alcune ti colpiscono veramente. Quella di Agnes mi restò impressa nel profondo.


C’è qualcosa di Hannah nella tua Agnes?
Non molto, anche se credo sia inevitabile che un po’ della personalità dell’autore si trasferisca nel personaggio creato. Quello che ho cercato di fare è stato trasferire, non tanto la mia simpatia per lei, quanto la mia empatia nei suoi confronti, facendo poi ragionare Agnes in maniera autonoma.


In Islanda ci sono molte leggende, cronache e racconti su Agnes. Nelle tue note finali dici che veniva definita come “una strega insensibile”. Sai dirmi se questa è ancora l’opinione degli islandesi nei confronti di questa donna o se, col tempo, qualche cosa è cambiato?
La storia è radicata nella cultura islandese. Certe opinioni sono diventate dei capisaldi. Ma molte persone, dopo aver letto il libro, mi hanno però detto che in effetti la mia potrebbe essere una versione diversa di quanto accadde allora. A breve uscirà la traduzione islandese e l’editore mi ha già messo in guardia, dicendomi che non tutti accetteranno la storia per come l’ho raccontata io. Ma io non ho bisogno che le persone credano che questa sia la verità, ma solo una possibilità che le cose siano andate così.


L’editore italiano ha scelto un titolo molto diverso dall’originale (Burial Rites). Vorrei sapere cosa ne pensi (e qui colgo uno sguardo preoccupato in Arianna, l’addetta stampa della Piemme)...
Mi piace, mi piace molto! È di certo uno dei miei favoriti tra tutti quelli scelti dalle edizioni straniere. Mi rendo conto che il titolo originale fosse molto difficile da tradurre, tuttavia trovo che la scelta della Piemme Ho lasciato entrare la tempesta sia stata davvero felice.


Qual è la situazione dell'editoria in Australia?
Mi sento molto fortunata. La situazione è molto delicata, sino ad ora colossi come Amazon hanno spadroneggiato e i piccoli editori ne hanno subito le conseguenze. Ora la situazione sta lentamente cambiando e si pone maggior attenzione alla piccola editoria, con festival e incontri e questo è di certo un aiuto per gli autori esordienti. Credo comunque che in generale ci sia una visione positiva del mercato editoriale, così come credo che il libro cartaceo e quello elettronico troveranno un modo per convivere.


Immagino che la tua vita sia radicalmente cambiata dopo questo libro. Hai in progetto di scrivere ancora?
Inizialmente questo libro era un progetto del mio diploma di laurea, ma questo successo mi ha dato la possibilità di dedicarmi alla scrittura a tempo pieno. Ma vorrei diversificare i miei interessi,  insegnare e continuare ad occuparmi di una rivista che ho contribuito a fondare. Sono di ritorno da un lungo viaggio nel quale ho raccolto materiale per un nuovo libro ambientato in Irlanda e ora è arrivato il momento di fermarsi, tornare a casa e cominciare a scrivere.

I libri di Hannah Kent

 

 

 
 
 
 
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