Intervista a Helen Humphreys

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È un settembre bollente, quello in cui incontro Helen Humphreys. Gli addetti ai lavori e i turisti che affollano Mantova per il Festivaletteratura 2018 sono tutti, chi più chi meno, in difetto d’ossigeno. Attendo la scrittrice canadese all’ombra del voltone di Piazza Sordello. Appena la scorgo le vado incontro; è sorridente e molto affabile, nonostante il sole cocente e iniziamo subito a parlare di Mantova mentre raggiungiamo un tavolino di uno dei tanti caffè dei portici. So che è già stata nella mia città; resta stupita dai vari cantieri sparsi per il centro storico. Le spiego che sono stati aperti per riparare i danni del terremoto del 2012. Concordiamo sul fatto che è un gioiello, nonostante tutto.




Parliamo di Cani selvaggi, libro attraverso il quale ti abbiamo conosciuto in Italia. Qual è l’idea che sta dietro? Quale il messaggio?
Ho trovato in un breve articolo di giornale, la storia di questo branco di cani inselvatichiti che avevano ucciso una donna che faceva jogging, a Detroit. L’articolo diceva che ci sono gruppi di cani come quello di Detroit in molte città nel Nord dell’America. Mi interessava sapere come può un animale così domestico come il cane ritornare allo stato selvatico. Il messaggio è cosa si intende per domestico e cosa si intende per selvaggio, non solo riguardo gli animali ma anche gli esseri umani, quale parte di noi, quali emozioni, quali comportamenti sono ancora animaleschi; c’è una linea sottile tra domesticità e selvatichezza.

Tu sei sia una scrittrice sia una poetessa. Quando un’idea o un’ispirazione diventa un romanzo anziché una poesia?
Questa è una bella domanda! Credo che la poesia sia un’esperienza solitaria, un’esperienza solitaria ed emozionale del mondo, nel romanzo invece si tratta di una relazione sociale. Quindi se hai un’esperienza personale forte quella si trasformerà sicuramente in una poesia ma quando hai un’idea che riguarda il modo in cui le persone si relazionano tra loro allora diventerà un romanzo.

Solitamente inserisci le tue storie in uno specifico contesto storico, soprattutto del passato. Perché?
Mio nonno è stato ucciso in guerra e tutte le storie che sentivo da bambina riguardavano soprattutto la guerra o comunque quel periodo. C’è questa specie di legame con la storia della mia famiglia, con tutti gli avvenimenti che l’hanno coinvolta; è come guardarmi allo specchio.

Alberi, fiori, cani, campagna. Quanto è importante per te la natura, come essere umano e come scrittrice?
Vivo in una piccola città circondata dalla natura. In cinque minuti posso essere nel bosco, in dieci nel bosco ancora più fitto; ho un cane e ogni giorno andiamo a passeggiare. La natura diventa sempre più importante per me, col passare degli anni, ha un potere lenitivo e calmante. Mi interessa vedere come le piante e gli animali nascono, crescono e sopravvivono e trovo che più osservi la natura e più scopri cose.

I LIBRI DI HELEN HUMPHREYS



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