Intervista a Irene Cao

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Quando nel 2013 è apparsa in libreria ‒ peraltro con clamoroso successo, con la vendita anche in 14 altri Paesi ‒ la trilogia Io ti guardo, Io ti sento, Io ti voglio qualcuno ha detto che Irene Cao, poiché era (ed è, sia chiaro) una gran bella ragazza, era assai più credibile come autrice di erotic romance rispetto alla “casalinga disperata” E.L. James. Evitando queste valutazioni che lasciano il tempo che trovano, anche perché nel frattempo la scrittrice di Pordenone si è dedicata anche ad altri generi letterari, le abbiamo fatto qualche domanda seguendo la sua traiettoria artistica e abbiamo scoperto una ragazza simpatica e gentilissima.




I luoghi sembrano avere sempre una importanza fondamentale nei tuoi libri. Perché la scelta di Ibiza in Ogni tuo respiro?
Ibiza perché, in una notte di luce e magia a gennaio 2015, dopo aver ascoltato il dj set di un amico, mi sono sentita richiamare dall’isola. E quando a giugno l’ho raggiunta per studiarla in ogni dove, ho avuto la conferma che questo romanzo non poteva essere ambientato in un luogo diverso. Ibiza, che per me, oltre che per Bianca ‒ la protagonista del libro ‒ è libertà e spiritualità, rinascita e trasformazione.

C’è sempre un elemento catalizzante nelle tue storie che gioca un ruolo decisivo. Quasi un protagonista dietro le quinte; ora l’arte figurativa, ora il buon cibo e i sapori ‒ che sono un’altra forma di arte, in fondo. Come, peraltro, la danza in questo caso. Qual è il tuo rapporto con la danza? Perché questa scelta?
La danza è vita e questo libro è un inno alla vita. Io amo ballare: ho incontrato il ballo in un periodo non proprio luminoso della mia esistenza ed è stato come innamorarsi. Il ballo mi ha fatto fare pace con il mio corpo, mi ha permesso di “risentire” il corpo, di lasciarlo parlare. Tutta la storia di Bianca è una danza: lei ci insegna a danzare al battito della vita, a stare nell’adesso con pienezza di cuore.

Perché hai scelto dei toni decisamente meno hot rispetto ai libri precedenti per quello che riguarda il sesso nella storia? Hai voluto privilegiare l'amore romantico questa volta? O è una forma di ripensamento nella scrittura?
Nessun ripensamento, ho lasciato parlare i personaggi e le loro storie. Il sesso in questo libro c’è e non mi pare meno hot, anzi, l’ho trovato molto più viscerale mentre ne scrivevo. Semplicemente, ce n’è meno. Come dire, a volte, quando si ama con totalità di anima e corpo, può esserci più verità in una sola notte di passione che in una vita intera.

Qual è però la tua opinione a proposito del successo che questo tipo di scrittura al femminile continua a riscuotere? Davvero le donne sanno parlare di sesso meglio degli uomini?
Non ho ancora individuato la ragione fondamentale che spieghi il successo dei romanzi erotici scritti da donne. Forse le donne sanno parlare meglio di sesso alle donne, rispetto a quanto potrebbe fare un uomo. Come dire, da donna a donna ci s'intende... Ma il successo è una variabile che sfugge a ogni logica di spiegazione, dunque anche al genere uomo/donna, fino a travalicare i confini del possibile.

Tu invece che genere di libri leggi? E se ti chiedessi i tuoi tre libri preferiti cosa mi risponderesti?
Sono una lettrice onnivora, dai saggi filosofici alla poesia. Tre libri che hanno segnato la mia vita per ragioni diversissime: Il profeta di Kahlil Gibran, Il piacere di Gabriele D’Annunzio, Acciaio di Silvia Avallone.

Un amore che sconvolge la vita e ti cambia completamente: è davvero questo che le donne vogliono? O a loro piace solo sognarlo tra i libri?
È quello che ho cercato io da sempre. Le mie storie d’amore sono state piuttosto sconvolgenti e, nel bene e nel male, hanno contribuito a cambiarmi. Ma non è detto che lo “sconvolgimento” sia la via più giusta in amore. Anzi! E allora non ci resta che leggere ed evadere, calandoci nei personaggi e nelle storie raccontate nei romanzi...

Considerata la cura e la passione che hai messo nel descrivere opere d’arte, viene da pensare che sei una appassionata del campo. È così?
Sì, l'arte mi piace moltissimo, in tutte le sue forme ed espressioni. Dunque, non solo pittura, scultura, arti plastiche, ma anche musica, cinema (nella trilogia, in particolare, ho inserito anche diversi inserti cinematografici).

Binomio sesso–cucina. Come mai funziona tanto, da sempre? Forse perché rispondono entrambi a bisogni istintivi, animali, primordiali? Tu che cuoca sei? Che rapporto hai col cibo?
È un binomio che funziona perché forse sesso e cibo rispondono alla stessa necessità: l’appagamento del desiderio profondo. Io ho avuto un rapporto un po’ conflittuale con il cibo in una fase cruciale della mia vita (dai 17 ai 23 anni), ma nel momento in cui mi sono innamorata veramente ho anche imparato a nutrirmi veramente. Cucino meglio se devo cucinare per gli altri e non solo per me stessa. Il mio forte sono i dolci. Ho imparato da mia madre (che è un po’ come Betta, la madre di Elena), ma lei, lo ammetto, è davvero insuperabile.

Hai detto che per la figura di Leonardo ti ha ispirato Filippo La Mantia e la sua cucina. Ma come mai io e tante altre lettrici abbiamo pensato subito a Carlo Cracco?
Filippo La Mantia mi ha ispirata per le sue origini siciliane. Mi interessava la sua storia. Ho studiato a fondo le sue ricette, così ricche di ingredienti tipicamente siculi. Forse fisicamente Leonardo può ricordare Carlo Cracco per la barba e quel piglio a tratti autoritario. Anche se confesso di aver avuto in mente altri modelli dal punto di vista fisico: Marco Bocci e Javier Bardem.

E a proposito di domande un po’ sciocche, concedimele, ti prego. Da dove hai preso tutte le caratteristiche di Elena: porta sempre della liquirizia con sé, adora gli After Eight, ha idee sotto la doccia, se è agitata fa la maestrina, ama Catullo e altre cose ancora … Mi son preoccupata: sembra me!
Le domande non sono mai sciocche! Elena potrebbe rispecchiare una qualsiasi trentenne dei tempi nostri (e mi fa piacere che tu ti sia in parte identificata con la protagonista). Se t’interessa sapere se in Elena ci siano dei risvolti autobiografici, ti dico che quando sono agitata non faccio la maestrina (mi tremano le mani e basta!), però, sì, adoro Catullo e impazzisco per la liquirizia e gli After Eight.

Si mormora che non ti piacessero molto i titoli dei tre volumi della saga. Perché? Cosa avresti preferito? E sei stata subito d'accordo con l’idea della trilogia?
I titoli mi piacciono. Va però specificato che il titolo del primo volume, Io ti guardo, l’ho scelto io (nel primo volume il rapporto che Elena ha con il senso della vista è fondamentale), mentre gli altri titoli sono stati scelti dagli editor per creare la continuità. Lo scetticismo iniziale che ho avuto all’idea della trilogia era dovuto al timore dell'immancabile paragone con la trilogia di E.L. James. Ma, ormai, anche il peso e la necessità del confronto sono stati superati.

Ho letto da qualche parte che nel libro non ci sono scene di bondage et similia perché credi che siano umilianti per una donna. Ma non pensi che quando le scelte, in ogni campo, siano libere non debbano essere considerate in questo modo? Forse in altri romanzi però se n’è data una immagine un po’ distorta, che secondo alcuni avrebbe contribuito a creare qualche problema, questo sì...
Non ho mai sostenuto che il bondage e pratiche simili siano umilianti in se stesse (se fatte con consapevolezza). Non mi rispecchiano, ma è solo questione di gusti e ognuno è libero di scegliere la via che preferisce. Leonardo insegna il piacere profondo ad Elena, ma senza umiliarla o maltrattarla. Sceglie altri modi. Detto ciò, è vero che un romanzo può prestarsi a interpretazioni molteplici e dunque sussiste il rischio di far passare messaggi ambigui e distorti. Ecco perché non ho inserito quel tipo di pratiche.

A proposito. Davvero ‒ come hai detto ‒ pensi che si parli troppo di sesso e si faccia sesso invece male? E davvero un amico ti ha detto che leggendo la trilogia ha finalmente capito i desideri della sua ragazza? Ma stiamo messi così male?
Non penso che si parli troppo di sesso. Forse è già stato detto tutto, ma non ne avremo mai abbastanza. Il problema non è tanto il “che cosa”, quanto il “come”. A volte succede che di sesso se ne faccia tanto e male, ovvero senza consapevolezza, senza esserci al cento per cento, per dovere o per semplice necessità. Ma non si può generalizzare quando si parla di sesso. Ognuno è libero di viverlo come meglio crede: l'importante è non "farsi male" (e non sto parlando solo di male fisico). Sì, è vero, un amico mi ha detto che, leggendo la trilogia, ha compreso meglio la psiche femminile. Forse era solo un suo problema. Non è detto che gli uomini non siano mai in grado di capirci o ascoltarci. E noi donne, siamo davvero così sicure di comprendere loro? Io non credo che l’universo maschile sia così semplice e “binario” come qualcuno ha voluto farci credere.

In Io sento, il secondo volume, il povero Filippo, il perfettino Filippo non viene davvero troppo maltrattato? Insomma, dei bravi ragazzi le donne non sanno proprio cosa farsene?
Filippo è un personaggio che ho difeso a spada tratta fino alla fine. Mi sono arrabbiata più volte con Elena. Perché Filippo non è il bravo ragazzo un po’ sfigato (concedimi il termine); Filippo è un figo con tutte le carte in regola. Forse troppo in regola per soprendere Elena. Gli uomini se la prendano con lei. Io l’avrei salvato.


I LIBRI DI IRENE CAO


 

 

 
 
 
 
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