Intervista a Irene Vella

Irene Vella
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Incontro Irene Vella,  giornalista e  scrittrice, alla presentazione del suo ultimo  libro. Dopo l’intervista di rito, segue un  reading. Irene legge i passi più divertenti: il linguaggio spumeggiante, spigliato, connotato da qualche parolina non proprio da educanda (ma ampiamente sdoganata dall’uso corrente) diverte il pubblico.  L’autrice, maremmana straripante, intrattiene la platea discorrendo con pensante leggerezza e momenti di assoluto humour di temi anche impegnativi e disturbanti, come il bullismo femminile presente, molto più di quanto si creda, persino tra i banchi delle elementari. Alla fine mi avvicino, ci presentiamo, lasciandoci con l’intento di mantenere i contatti seppur virtualmente. Ed è proprio per e-mail, infatti, che realizziamo questa intervista.




Madre a tempo pieno, giornalista  freelance nelle pause genitoriali, per giunta povera, eppure scrittrice:  passione, ostinazione, masochismo?
Direi senza ombra di dubbio tutte e tre le cose. La passione per la scrittura  è alla base, merito forse dei  miei, entrambi  professori di italiano che mi hanno cresciuto a pane, Dante e Benigni. Inoltre sono una testona,  non demordo. Certo, come ogni scrittore, sono pure un po’  masochista, ci sono momenti in cui il foglio rimane bianco per settimane e io continuo a torturarmi in cerca dell’ispirazione,  oppure resti a crogiolarti nell’ ansia aspettando la risposta di un grosso editore  e magari quando arriva è negativa. Mai perdersi d'animo però.


Il tuo libro Credevo fosse un’un’amica invece era una stronza prende spunto da un episodio di bullismo subito da tua figlia all’età di dieci anni, introducendo in maniera ironica, spiritosa e  leggera un tema  attuale e disturbante. A quali segnali deve prestare attenzione un genitore offuscato dalla velocità dell’esistenza?
Tre sono gli aspetti fondamentali che non devono cambiare nel bambino: il rapporto con il cibo, quello con il sonno e quello con il gioco. Se improvvisamente vostro figlio, che non ha mai dato problemi, smette di mangiare, di dormire, oppure comincia a chiudersi in sé stesso, a non aver più voglia di interagire con gli amici di sempre, iniziate a preoccuparvi, c'è più di un campanello d'allarme. Io e mio marito  abbiamo provato in tutti i modi ad aiutare Donatella perché superasse il  trauma che le aveva portato via il sonno, quando abbiamo visto che da soli non ottenevamo risultati abbiamo chiesto aiuto ad un'esperta e solo così ne siamo usciti.


Tua figlia è presente a quasi tutte le presentazioni del libro: come ha vissuto la divulgazione della sua esperienza personale?
Mia figlia è una delle persone più riservate e dolci che io conosca,  è lei spesso quella  grande, razionale, credo sia orgogliosa di me quanto io lo sono di lei, abbiamo un rapporto speciale. Il libro costituisce anche una piccola vendetta contro le sue stronzamiche, quelle che non ho potuto sfanculare a tempo debito, rischiando l'arresto, una rivincita in definitiva contro chi l'aveva fatta soffrire, le mie parole hanno solo dato voce  alla sua esperienza, e come tale lei la ha vissuta.


Quando scrivi c’è un rituale, un tic, un peccato di gola che ritieni imprescindibile alla riuscita del testo?
La “conditio sine qua non” sono le mie inseparabili cuffie Beats dentro le quali sparo musica metal a manetta, Metallica, Iron Maiden, Nightwish, non riesco a scrivere immersa nel silenzio, mi distraggo. Ogni tanto mi alzo, ballo, mimo una schitarrata, e così spesso mi trovano i miei figli in cucina -il mio ufficio. E poi litri di caffè macchiato, tutto qui.



Il filo conduttore del libro, a parte la stronzaggine declinata al femminile in tutte le sue perfide sfaccettature, è l’ironia: quanto bisogna essere saggi per diventare ironici?

Io sono stata allevata con ironia, e ho fatto lo stesso con i miei figli, è una “dote” che ci tramandiamo. Certo non va confusa con il sarcasmo,  che nasce con l'intenzione sottile di ferire, mentre l’ironia si riconosce perché ne è vittima innanzi tutto chi la pratica. Come diceva Chaplin “un giorno senza sorriso è un giorno perso” ed io lo condivido. Per essere ironici più che saggi bisogna essere felici della vita che si conduce e delle persone vicine, io lo sono (pur rimanendo una giornalista free lance povera eh!).



Ti definisci una buona cogliona, ma sembri una donna di robusta ossatura caratteriale, che beneficia di solide amicizie, nonostante gli stronzi-inciampi,  sfociate a volte in collaborazioni professionali come con Cristina Parodi (autrice della prefazione al tuo libro) qual è la tua arma vincente?

Mi sono rafforzata cadendo, ho sbattuto e mi sono rialzata, ma se sei una persona buona gli altri se ne accorgono e il sole che hai dentro lo trasmetti. Io dopo un po' che vivo in un posto conosco e saluto tutti, dal benzinaio al panettiere, alla commessa, alla barista; se indossi un  sorriso vero gli altri ti vedranno per quella che sei. Credo sia  questa la mia arma vincente.



Quando butti giù le prime pagine, e magari non sai se funzioneranno, c’è una persona  cui  chiedi un insindacabile giudizio?
Prima era mio marito, da luglio invece mi sono affidata all’agenzia letteraria  Raimondi & Campbell. Non è stato facile accettare che qualcuno facesse quello che fino a poco prima facevo da sola, specie per una maniaca del controllo come me. Abbiamo avuto anche degli scontri epistolari che però sono terminati con un mio sms:  “Tu mi garbi a bestia”. La mia parte maremmana viene fuori  quando mi arrabbio o  sono felice …



La base dell'amicizia secondo me è la affinità morale, poi vengono  quella elettiva e ludica; dichiari di credere nell’amicizia tra uomo e donna, cosa ci preserva dall’epilogo à la “Harry ti presento Sally
”?
Durante il liceo e all'università avevo più amici maschi che femmine, in particolare tre sono stati i miei migliori amici;  la vita ci ha allontanati fisicamente, ma cerchiamo di vederci almeno una volta all'anno. Credo che il segreto sia  essere chiari  fin dall'inizio perché  l'attrazione è una questione chimica, se si supera indenni la fase dell'attrazione, allora si può restare amici per tutta la vita.

 
Stai lavorando a un libro con Roberta Giovinazzo, un’autrice, mi pare, alla prima esperienza di scrittura. Come si riconosce la propria metà letteraria?
Quando leggi le sue parole e fai fatica a riconoscere se siano  tue o  sue, quando ti scambi sms e non riesci a smettere perché è un botta e risposta continuo, ritrovandoti a riderne da sola in macchina. Avevo deciso di scrivere il libro sullo gnomo (mio figlio) e pensavo di inserire alla fine delle testimonianze di altre mamme con figli “particolari”, così, leggendo i post sulla  bacheca facebook di Roberta, su suggerimento di un amico, ci siamo trovate, ho capito che era mia metà letteraria.


Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Oltre al libro in coppia con Roberta, sto lavorando ad un fantasy, una saga in tre capitoli ambientata  in particolare proprio nella Riviera del Brenta e nella vita veneta del 1600, dove  vivo da due anni. Poi c’è un terzo libro in coppia con mia figlia, un dialogo per sorridere e riflettere sulla vita da differenti prospettive. Infine, uno showcooking unico nel suo genere, nato per caso, ma diventato realtà grazie ad Ilenia Bazzaco, arrivata terza nella prima edizione di Masterchef e autrice del libro Cucina con stile, e Michela Sciurpa, grande amica oltre che agente/promotrice dell'evento.

I libri di Irene Vella

 

 

 

 
 
 
 
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