Intervista a Isabelle Caro

Isabelle Caro
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Non avrei mai pensato che sedermi accanto a una ragazza potesse essere un'esperienza straziante. Lo è stato nel caso di Isabelle, attrice e modella resa famosa dall'occhio impietoso di Olivero Toscani qualche tempo fa. Lo sguardo spaurito e determinato al tempo stesso che si intuisce dietro agli occhialoni fashion, le mani che tormentano una collana per tutta la durata dell'intervista. Una testimonianza drammatica dalla realtà dell'anoressia.
Cosa ha significato per la tua vita la campagna pubblicitaria shock di Oliviero Toscani per Nolita, quei cartelloni che ti ritraevano nuda, scheletrica e indifesa?
L'ho vissuta come un'esperienza carica di simboli: ero uscita da poco dal coma, avevo raggiunto 25 kg di peso e avevo rischiato di morire. E quelle foto erano un grido, un grido di dolore che ho lanciato per denunciare il dramma silenzioso dell'anoressia, per far conoscere questa malattia al grande pubblico, per stare vicino alle persone che ne soffrono, per ribadire il mio amore per la vita. Volevo dire a chi diffonde la cosiddetta cultura pro-ana che l'anoressia non è uno stile di vita ma una malattia, e credo che la campagna di Toscani abbia avuto un impatto importante in tal senso. L'ho voluto fare per gli altri, insomma, e anche per me stessa, ma è stato difficile gestire la fama dopo la campagna pubblicitaria, perché poi la gente tendeva a vedermi solo come anoressica e non come persona. Addirittura mi è capitato di sentirmi felice perché in metropolitana un passeggero mi ha chiesto l'ora senza poi attaccare discorso sull'anoressia.
 
Il mondo della Moda - pungolato dai media e dall'opinione pubblica, oltre che dalle autorità sanitarie - ha spesso annunciato di voler combattere l'anoressia e di non voler più dare spazio a modelle troppo magre. L'impressione dall'esterno però è che si tratti soltantio di fuochi di paglia e che poi le cose tornino come prima subito dopo che lo sguardo dei media si è allontanato. Tu che vivi la Moda dall'interno cosa puoi dirci in merito?
Che si tratta di patetiche bugie. Poco tempo fa mi è capitato di partecipare come giurata a selezioni e casting per la scelta di modelle, e - nonostante ci fossi io seduta accanto, pensate il cattivo gusto - mentre a parole si diceva di aver superato il modello fisico 'anoressico' per le indossatrici, in realtà si spiegava a ragazzine diciassettenni già sottopeso che dovevano dimagrire ulteriormente, in assoluto sprezzo del fatto che si tratta di teenager in pieno sviluppo e che quindi subiscono danni ancora maggiori dalla malnutrizione. Purtroppo gli stilisti pensano che la donna sotto al vestito non si debba notare, che si debba vedere solo il vestito.
 
Il tuo libro La ragazza che non voleva crescere contiene un duro atto d'accusa alla tua famiglia, e la storia della tua infanzia infelice. Quanto ti è costato tirar fuori questa storia dolorosa?
In effetti è stato molto difficile, avevo iniziato a scrivere dei frammenti durante il mio ricovero in ospedale, durante il quale non venivo trattata adeguatamente, poi dopo l'esperienza del coma ho aperto un blog tutto da sola (ora è http://neigeisabelle.blog.mongenie.com) e mi sono accorta che tante altre persone soffrivano quello che soffrivo io. Ho iniziato a riflettere, e mi sono ricordata di ciò che mi aveva sempre consigliato la mia psicoterapeuta: di scrivere della mia vita, del dolore, del passato. Ho sempre avuto innato il gusto per la scrittura, ma tirare fuori qualcosa di ababstanza buona da essere pubblicato è stata dura, e ancora più dura pensare a come avrebbe reagito mia madre. Poi mi sono fatta forza e sono andata avanti: volevo che si sapesse chi e cosa c'era dietro il mio dramma. Nel libro corrono parallele due storie distinte: quella di una donna imprigionata nel suo corpo e l'altra della malattia vera e propria.
 
Il libro rimarrà un'esperienza unica - e in un certo senso terapeutica - oppure hai intenzione di dedicarti ancora alla scrittura?
A parte il fatto che scrivo sempre cose sul teatro e sul mio essere attrice, sto scrivendo un manuale pratico per uscire fuori dalla trappola dell'anoressia, con ricette e consigli.
 
I libri di Isabelle Caro

 

 

 
 
 
 
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