Intervista a Janice Galloway

Janice Galloway
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Una bambina timida e introversa che ha saputo superare la separazione dei genitori e i maltrattamenti da parte della sorella maggiore. Una bambina chiusa nel suo mondo fatto di libri e di sogni a occhi aperti. Ma proprio quella piccola adulta ha poi saputo crearsi una corazza per sopportare delusioni e incomprensioni, fino a diventare la donna che è oggi, un'autrice di talento in grado di scrivere un libro di memorie che ritrae un quadro di vita avvilente, ma per nulla stucchevole né sentimentale. Janice Galloway ha regalato ai suoi lettori pagine dal ritmo incalzante per mettere in evidenza momenti tormentati narrati nei minimi dettagli. E i dettagli, si sa, fanno la differenza.
Perché hai sentito il bisogno di parlare della tua infanzia in Niente che mi riguardi?
L'infanzia è un'esperienza comune a tutti noi. Credo che esistano molti legami tra la gente di qualsiasi nazionalità su questo punto - dall'esperienza diretta ai metodi di apprendimento - e che sull'infanzia nella nostra cultura collettiva non sia ancora stato scritto abbastanza. E in più la mia infanzia è una cosa che è innegabilmente mia, è il mio territorio. Come la vostra infanzia è il vostro, naturalmente.
 

Nonostante tuo padre fosse un violento, hai sentito la mancanza di una figura maschile in famiglia negli anni successivi?
Non sapevo di sentire la mancanza di una figura maschile, perché un bambino accetta quello che è e che ha, e raramente desidera ciò che non conosce. Guardavo questi uomini alla tv e assorbivo una versione falsa della mascolinità. Ora capisco che mi è mancata la genuina familiarità con la mascolinità, mi è mancata tanto davvero.
 

Tua madre ha sempre detto chiaramente che la tua nascita non era prevista, che credeva di essere in menopausa e non incita e così via. Credi che davvero fosse sincera? Può succedere veramente che una donna non si renda conto di aspettare un bambino? O era solo un modo tutto suo di nascondersi dalla realtà?
Non so se mia madre davvero non sapesse di essere incinta o se mentisse. Sospetto che fosse un modo di fuggire da una realtà che non accettava.


Gran parte di Niente che mi riguardi è dedicata a tua sorella Cora/Nora. Ora che è una persona adulta ci puoi spiegare perché da piccola era sempre così ostile nei tuoi confronti?
Bisogna leggere la seconda parte delle mie memorie - in uscita prossimamente - per saperlo! Non ho cercato di analizzare o spiegare mia sorella: era come era. Certo c'erano motivazioni profonde per ciò che faceva, e molte cose su di lei le ho scoperte dopo i vent'anni.


C'è qualcosa della tua infanzia che hai scelto di non ricordare o almeno di non inserire nel libro?
No, uno scrittore non deve mai scegliere di evadere. Il tuo lavoro è essere chiaro e sincero sia con i personaggi veri sia con quelli di fantasia. Io ero il mio personaggio mentre scrivevo e quindi ho cercato di essere più chiara possibile. Spero di esserci riuscita.


Quali sono gli scrittori più importanti per te come scrittrice e come lettrice?
Amo Muriel Spark (che ha vissuto in Italia dai 50 anni alla morte), Marguerite Duras, la canadese Barbara Gowdie e molti autori non di fiction, come Peter Godwin, che riesce a raccontare una storia vera come fosse un romanzo. Il mio scrittore del passato preferito invece è Michel de Montaigne - sempre sorprendente e attualissimo dopo secoli. E comunque gli scrittori che mi influenzano quando scrivo sono quelli che mi piace leggere: è così che funzionano le influenze letterarie, in fondo.


Janice da bambina passava tantissimo tempo alla finestra. Cosa c'è fuori della sua finestra ora che è una donna?
Un bel paesaggio, finalmente! Fuori dalla mia finestra vedo campi con mucche delle Highlander, cavalli e una fermata dell'autobus, che fa immaginare viaggi verso un altrove. E il cielo, naturalmente. E' così importante poter vedere il cielo.

I libri di Janice Galloway

 

 

 

 
 
 
 
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