Intervista a Jenny McPhee

Jenny McPhee
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Secondo uno dei principi cardine della meccanica quantistica, le cose esistono solo nel momento in cui entrano nella nostra percezione, mentre nel resto del tempo oscillano tra miliardi di probabilità diverse. Indi per cui, io mi sono materializzato sotto lo sguardo di Jenny nell'istante in cui ho varcato la soglia dell'Hotel Locarno, rosso in viso per la tagliente tramontana del pomeriggio romano. Chissà che faccia avevo, probabilmente un po' buffa: ma questo non ha impedito una piacevolissima conversazione. Merito ascrivibile senza alcun dubbio al fatto che Jenny ha risposto alle mie domande in un impeccabile, perfetto italiano e alla piacevolezza della sala da tè in stile liberty nella quale l'intervista si è svolta, accanto al camino.

La Fisica teorica e la Filosofia della scienza sono un artificio creativo per rendere più affascinante il tuo romanzo Il centro delle cose o è una passione che anche tu condividi?

E' una passione che è nata in me ai tempi dell'Università. Ho studiato Lettere, ma dovevo dare un paio di esami di indirizzo scientifico, e così ho scoperto un mondo: intendiamoci, ho preso un voto basso, ma ricorderò sempre il mio professore che diceva che la fisica, ai livelli più alti, è metafora. Nei successivi dieci anni ho studiato, letto molti saggi sull'argomento, ma ugualmente al momento dell'uscita del romanzo ero terrorizzata soprattutto dal giudizio degli scienziati, degli addetti ai lavori...avevo paura di aver scritto qualche stupidaggine! Mi sono tranquillizzata solo quando un autorevole giornalista scientifico ha scritto cose bellissime.

 

Cosa ne pensi della divisione netta tra cultura umanistica e cultura scientifica? Marie, la protagonista del tuo romanzo Il centro delle cose, sembra averla superata...

Le tante divisioni delle quali riempiamo la vita sono assurde: maschio-femmina, scienza-arte. Mi piacerebbe sapere come sono nate, alcuni parlano di una necessità evolutiva. Non so. Quello che so è che per essere un grande scienziato occorre una dose immensa di creatività.

 

L'altro grande tema trattato nel romanzo è il cinema: ti sei ispirata a qualche diva in particolare per creare il personaggio di Nora Mars? In altre parole, esiste una attrice che incarna per Jenny McPhee ciò che Nora Mars è per Marie?

Qui la mia vita e quella di Marie si incrociano. Da bambina avevo un amore assoluto per i film degli anni '40, le dive erano per me dei modelli estetici, delle icone. Celebrare una di loro, e in questo modo tutte le altre, è stata una cosa che mi ha messo a mio agio, molto mia. Forse l'ho fatto per compensare la sfida derivante dalle teorie fisiche di cui parlavamo prima, forse per seguire i precetti del celeberrimo critico inglese Samuel Johnson, che diceva che l'arte nasce dall'accostamento di forti contrasti, suggerimento che ho seguito alla lettera.

 

Quanto ha contato per te crescere in una famiglia così imbevuta di letteratura e creatività?

Conosce il lavoro di mio padre? (è un noto saggista, ndr) Qui nessuno lo conosce... comunque ha avuto vantaggi e svantaggi. Lui ci diceva sempre - anche mia sorella fa la scrittrice - di non fare questo mestiere, che i guadagni erano miseri eccetera... però ci portava con sé quando andava a fare ricerche per i suoi libri, quindi ci ha trasmesso la magia, l'emozione. Chissà, forse però abbiamo scelto di dedicarci alla narrativa e non alla saggistica per differenziarci un po' da lui. Un altro vantaggio è che conoscendo il mestiere, sa come consolarmi se ricevo una recensione negativa.

 

So che hai tradotto in inglese Canone inverso: segui la narrativa italiana? Hai qualche preferenza?

All'inizio l'idea era raffinare, tenere in esercizio il mio italiano: la traduzione è un mestiere difficilissimo, ti insegna a governare le sfumature, i colori non solo della lingua dell'altro scrittore, ma anche della tua. Ma ha contato anche molto la mia passione per la letteratura italiana: tra i contemporanei mi piacciono Lucarelli, Veronesi, Camilleri, Rosetta Loy, Natalia Ginzburg...

 

Italiani a parte, qual è l'ultimo libro davvero bello che hai letto? E quello che ti ha annoiata di più?

Sono rimasta letteralmente folgorata da Vita di Pi di Yann Martel, la storia di un bambino e di una tigre alla deriva nel mare su una scialuppa di salvataggio, e poi trovo che Espiazione di Ian McEwan sia tecnicamente perfetto. I brutti libri la maggior parte delle volte riesco ad evitarli perché sono circondata da persone che conoscono i miei gusti, e mi danno consigli mirati.

 

 

I libri di Jenny McPhee
 

 

 
 
 
 
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