Intervista a João Paulo Cuenca

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Birra nella mano destra, piedi sul tavolinetto, rutto libero. Il vostro mangialibri preferito e il giovane scrittore brasiliano João Paulo Cuenca non devono essere stati uno spettacolo edificante per i passanti, in questo luminoso pomeriggio passato a chiacchierare di letteratura in un vicolo di Trastevere. Ma tutto sommato, ci importa qualcosa della forma quando c’è di mezzo la letteratura? Naaa...




Perché Una giornata Mastroianni come titolo del tuo romanzo? A un certo punto fai dire a un tuo personaggio: macché Mastroianni, questa è una giornata Ben Gazzara! E anche a noi è parso così...
...e avete entrambi ragione! Quando ho iniziato a scrivere questo libro pensavo si sarebbe trattato di un romanzo solare, poi però si è fatta notte senza che io potessi evitarlo. Questo è un aspetto molto interessante, perché quando scrivi non sai mai dove stai andando a parare. Io scrivo per scoprirlo, e questo me lo rende stimolante. Alcune cose le capisco addirittura soltanto dopo che il libro è stato pubblicato, o quando un giornalista mi fa una domanda come questa... Insomma non si scrive il romanzo che si vuole scrivere, ma quello che si può scrivere. Io penso di potere, ma non so se voglio.

È vero che il tempo passato a scrivere è tempo perso, come sostiene il vecchio Esgar Mxyzptlk?
Non sono ovviamente assolutamente d’accordo con quanto afferma il mio personaggio, ma nella struttura meta-linguistica del romanzo ci sta bene questa figura di scrittore deluso che riflette alla fine della sua vita sulla funzione della Letteratura e su cosa ci ha guadagnato a scrivere libri. C’è una visione opposta, un riflesso nel protagonista del libro, Pedro Cassavas, che al contrario è un supposto futuro artista, o almeno si percepisce come tale. Una specie di contrasto tra malizia e ingenuità, come se uno fosse la versione corrotta dell’altro.

I personaggi hanno tutti una carica simbolica di questo tipo?
Il romanzo è molto simbolico e metaforico, e spero di dare origine a molte letture e interpretazioni diverse. Ma sono convinto che ben pochi lettori coglieranno tutti i simboli, e che il libro sarà preso come una storia, tutto qua.

Perché la scelta dell’estetica del cinema italiano anni ’60?
Questi personaggi sono il punto d’incontro tra il passato e la mia generazione, che prova saudade per cose che non ha mai vissuto: il cinema italiano degli anni ’60 è per l’appunto un simbolo di questo mondo che non esiste più se non nel nostro immaginario collettivo. Allo stesso tempo descrivendo questi protagonisti ‘presunti artisti’ gioco con le parole e approdo a una prosodia quasi barocca: diventano dei Baudelaire, degli Oscar Wilde. È questa l’estetica che vogliono trasmettere.

Che senso ha la fortissima carica erotica che aleggia lungo tutto il romanzo?
Si tratta di un aspetto molto forte e importante, e come avrai notato l’erotismo coinvolge tutti i personaggi tranne il protagonista. Nel suo caso è intimamente naturale che tutti i suoi tentativi sessuali finiscano in un disastro. E forse non solo in questo ambito.

Come giudichi l’attuale scena letteraria brasiliana?
Penso che dopo un decennio senza rinnovamento nella scena letteraria brasiliana finalmente ci sia una generazione di scrittori molto interessanti: Daniel Galera, Bernardo Carvalho...

Pensi che in futuro ti dedicherai a un romanzo più ‘canonico’ nella struttura narrativa? O è un qualcosa che proprio non ti interessa?
Torniamo alla questione di non avere scelta: penso di vedere il mondo e le cose attraverso questo sguardo infantile e onirico, che può rappresentare un vantaggio per la mia vita artistica, ma allo stesso tempo un disastro per la mia vita personale.

I LIBRI DI JOÃO PAULO CUENCA



 

 

 

 
 
 
 
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