Intervista a Joaquin Javaloys

Joaquin Javaloys
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Il Santo Graal è uno dei segreti più affascinanti della nostra storia. La sua ricerca ha scatenato guerre, motivato eccidi e dato vita a numerose leggende nei secoli. C’è chi ne ha fatto la propria ragione di vita, e chi, come Joaquin Javaloys, ne ha fatto il proprio lavoro. Attraverso le parole del celebre storico spagnolo, riviviamo le antiche atmosfere dei templari.

E' indubbio che dietro il tuo romanzo storico Io, Parsifal ci sia un complesso lavoro di ricerca, che denota una profonda conoscenza del mondo dei templari. Da dove nasce questo tuo amore per la Storia medievale? Quando hai iniziato ad avvicinarti alle vicende del Graal, e perchè?

Il mio amore per la Storia medievale è il risultato di un lungo cammino. Nasce dal mio interesse per la Storia d’Europa, che mi ha spinto ad approfondire lo studio dell’imperatore Carlo magno. Analizzando a fondo il cosiddetto ‘Padre dell’Europa’ ho scoperto l’importanza del tema relativo all’Alleanza fra il Trono e l’Altare, conclusa dal papa con i Carolingi usurpatori della Corona dei Merovingi. Nel Medio Evo, che è un’epoca teocratica, i principali personaggi sono sempre molto definiti quanto alla loro scala di valori, ai loro atteggiamenti e azioni pubbliche che, in generale, sogliono essere fuori misura. Nel Medio Evo i personaggi buoni della Storia erano molto buoni e quelli cattivi, molto cattivi, così come succede nei film di cowboy americani. La Storia medievale mi piace perché è semplice, violenta e relativamente prevedibile. I suoi eroi modello sono imitabili perché non cessano di essere umani, con le loro miserie e debolezze. Il mio avvicinamento al Graal è iniziato quando mi sono reso conto dell’ossessione degli usurpatori Carolingi per legittimare la loro stirpe, che li spinge a volersi imparentare con i discendenti di re Davide di Israele al quale Dio aveva promesso che il suo trono e la sua Casa sarebbero rimasti sino alla fine dei tempi; il che equivaleva nel pensiero medievale a riconoscere il loro diritto divino a governare in quanto stirpe eletta, ovvero la stirpe del Graal. A questo punto delle mie ricerche sono stato spinto a cercare di capire il cammino storico del Graal durante la sua lunga evoluzione; a comprendere perché si fosse materializzato in oggetti e perché si fosse 'personalizzato' e ad osservare gli importanti contributi dei cavalieri templari al mito Graalico, in quanto suoi principali guardiani. Il mistero del Graal, malgrado molti studi e ricerche, permane ed esistono molte teorie e opinioni su cosa esso sia in realtà: una coppa o un calice con le gocce del sangue di Gesù, o una pietra (filosofale o no), o la lancia che attraversò il costato di Cristo, o un tesoro, ovvero un cammino. Oppure il segreto di chi fossero i membri della dinastia della Casa di Davide nei quali scorreva il vero Sangue Reale. Robert de Boron fece ricerche approfondite sul significato del Graal e stabilì la relazione fra il Graal del re Pescatore e il tradizionale Sang Real, cioè convertì il Re Pescatore in Bron, cognato di Giuseppe d’Arimatea per essersi sposato con sua sorella Anna, e trasformò il Graal nel 'calice del sacro sangue’'. In ognuna delle sue molte rappresentazioni il Graal possiede comunque la luce della vita, che si manifesta in un potere con il quale si ottiene saggezza, abbondanza, pace e felicità. Questo potere, posto al servizio dell’umanità, era in possesso della discendenza eletta, la davidica famiglia del Santo Graal del Medio Evo.

 

Quali sono state le tue fonti privilegiate per la raccolta di informazioni sul Graal?

Le fonti privilegiate che ho utilizzato per ottenere informazioni sul Graal sono di due tipi, quelle classiche e quelle contemporanee. Tra le prime segnalo: -De Godofredo de Monmouth: La historia de los reyes de Gran Bretaña. -De Chrétien de Troyes: Perceval: el cuento del Grial -De Wolfram von Eschenbach: Parzival. -De Roberto de Boron: José de Arimatea -De autor anónimo: Lanzarote en prosa y La historia del Grial. Quanto a le fonti contemporanee segnalo principalmente: -De Charles Bertram Lewis: Mitología clásica y los romances artúricos. -De Helen Adolf: Visio Pacis, Holy City and Grail. -De Richard Barber: El caballero y la caballería. -De John Matthews: El Santo Grial: la búsqueda de lo eterno. -De E. C. Gardner: La leyenda artúrica en la literatura italiana, y -De Andrew Sinclair: El descubrimiento del Grial. Di tutte queste fonti la mia opera preferita è il Parsifal di Wolfram von Eschenbach, alla quale mi sono lontanamente ispirato per dar vita all’eroe occitano Trencavel, protagonista di Io, Parsifal. Wolfram fece di Parsifal un personaggio mitico, perché rappresenta un ideale quasi impossibile, possedendo simultaneamente le virtù guerriere, la bellezza, la cortesia amorosa e la santità. Inoltre nella sua opera Wolfram presta molta attenzione alla parentela trai personaggi principali e molti di essi appartengono alla stessa linea di sangue: quella del Graal. Essendo Wolfram tollerante, nel Parsifal si osserva una continua e feconda convivenza tra cristiani, ebrei e musulmani. Inoltre Wolfram era un fervente ammiratore dei Templari, che si dice fossero i guardiani del Graal.

 

Solitamente si parla del Graal come un oggetto aleatorio, mitico, introvabile. Invece nelle tue pagine è addirittura posizionato in una località ben precisa, il monastero di San Juan De la Peña ad Aragona. Si tratta di supposizioni, licenza narrativa o ti basi su evidenze storiche? Il tuo mischiare accadimenti storici con elementi finzionali può confondere chi non ha una conoscenza più che approfondita del periodo storico e dei templari...

Voglio innanzitutto dire che il Graal è multiforme e si manifesta in qualcosa o qualcuno che ha ‘poteri’. La natura umana esige che il Graal si materializzi e, per quanto possibile, in un oggetto magico, però visibile: un contenitore, una coppa, una pietra preziosa... questo oggetto è una specie di portatore e trasmissore di forze soprannaturali o supreme agli iniziati che lo meritino. Le reticenze che inzialmente ebbe la Chiesa cattolica rispetto al Graal contribuirono a far sì che, poco a poco, i racconti graalici si cristianizzassero e che il Graal finisse per diventare una coppa. Però non una coppa qualsiasi, perché Robert de Boron la identificò con il calice utilizzato da Gesù nellultima cena, e nell’opera anonima ‘Perlesvaus’ si afferma che il Graal, nella sua forma definitiva, era la coppa eucaristica dell’Ultima Cena. Nel mio romanzo narro l’incontro di Parsifal con il Graal, ovvero il calice eucaristico, nella chiesa di San Juan de la Peña, localita’ vicina a Jaca, antica capitale dell’Aragona. L’incontro lo situo là perché all’inizio del XIII secolo la coppa di trovava nel monastero che accoglieva il pantheon dei re di Aragona, all’interno di un fitto bosco. Nell'Archivio generale del Regno di Aragona è documentato il percorso del Calice dell'Ultima Cena: nel III secolo il giorno del suo martiro Papa Sisto II consegnò il calice al suo arcidiacono Lorenzo annunciandogli che anche egli sarebbe stato ucciso tre giorni dopo. Di fronte a tale profezia San Lorenzo affidò a sua volta la coppa ad un legionario spagnolo cristiano incaricandolo di recarsi a Huesca, in Artagona, e dare la reliquia ai suoi genitori. Questi a loro volta consegnarono il calice alle autorità locali che lo esposero nella cattedrale sino alla conquista della città da parte dei Mori nell'VIII secolo, quando lo nascosero in una grotta dei Pirenei. Quando secoli dopo i cristiani riconquistarono Huesca, la coppa venne recuperata e portata al Palazzo reale, a Jaca, ed esposta quindi nella cattedrale. Dopo la Riconquista aragonese venne eretto un monastero a San Juan De la Peña perché servisse da pantheon ai re d'Aragona, e in questo luogo quasi inaccessibile venne portata anche la preziosa reliquia. Il re Alfonso I d'Aragona era conosciuto anche come Anfortius o Anfortas, il re del Graal, quando iniziò la sua crociata per conquistare il territorio aragonese. Alfonso I divenne Templare nel 1130 e alla sua morte cedette un terzo del regno all'Ordine del Tempio. Il Graal restò a San Juan De la Peña fino al 1399 quando il re Martin l'Umano lo trasferi nella cappella del palazzo della Aljafería di Zaragoza. Li si veneró il Graal sino a quando Alfonso il magnanimo ordino' che lo portassero nel suo palazzo di Valencia. Per finire quindi nella cattedrale della citta' dove si trova ancora oggi. Nel mio romanzo, nella scena in cui Parsifal si inconra con il Graal a San Juan De la Peña. confluiscono vari elementi graalici: 1) Il Calice dell'Ultima Cena. 2) il Cavaliere del Graal, Parsifal, che personifica lo stesso Graal 3) L'annunzio a Parsifal di uno stile di vita graalico che porterà coloro che lo seguano fino alla preziosa reliquia, perche' percorrere tale cammino è già esser parte del Graal. In questa scena miracolosa, il calice del Graal si trasfigura divinamente per rivelare al cavaliere che prima che termini l'anno un templare gli mostrerà la strada per giungere ad identificarsi con il Graal.

 

Negli ultimi è innegabile un rinnovato interesse nei confronti delle vicende legate al Sacro Calice, come dimostrato dalla crescente vendita di libri legati a tale argomento. In molti pensano che possa essere legato al battage mediatico suscitato dalla criticata opera dello scrittore americano Dan Brown. ritieni che sia vero o che ci siano altri fattori in gioco?

Oggi come ieri, l'insaziabile necessità di immortalità dell'uomo lo spinge a cercare senza tregua il Santo Graal. Il Graal è un mito vivo , imperituro. Certo negli ultimi tempi esiste un rinnovato interesse per il calice dell'Ultima Cena inteso come Graal-oggetto, A mio parere ciò non dipende dal successo de Il Codice da Vinci perché Dan Brown, seguace dell'ipotesi del Priorato di Sion, non considera il Graal come un oggetto bensì come la ''discendenza eletta''. Questo rinato interesse si deve a ragioni più profonde, legate all'ansia dell'umanità di incontrare sicurezza e speranza in un essere superiore soprannaturale, che lo chiamino o no Dio, perché siamo immersi in un mondo sempre più paganizzato dove impera il relativismo che finisce per lasciare l'individuo inerme davanti alla società e ai governanti. Per questo la gente, stanca dell'edonismo e del materialismo imperanti, cerca rifugio in qualcosa di trascendente e si rivolge ai miti, in particolare al Graal che si identifica in un oggetto accessibile, il Santo Calice, che vede come un sostituto di Dio. L'anima umana è fatta ad immagine e somiglianza di Dio per cui l'uomo aspira all'infinito e ad essere come Dio sin da quando Adamo ed Eva peccarono nel Paradiso terrestre. E l'uomo crede che per potere diventare come Dio, acquistarne i poteri, deve trovare e possedere il Graal. Lo cerca ossessivamente perché in quanto oggetto gli sembra accessibile. Tuttavia all'avvicinarsi alla fine della vita, comprende sempre meglio come il Graal sia semplicemente il cammino che ci conduce a superare la nostra condizione umana e assumere, per grazia di Dio, una natura divina. L'utopia del Graal è però feconda perché ci avvicina all'unico e vero Graal, che è il volto di Dio, la cui visione ci convertirà in dei, attraendoci come un magnete verso l'Onnipotente del quale siamo riflesso e emanazione.

 

Questo è il tuo terzo libro sull'argomento, dopo L’origine ebraica delle monarchie europee e Il Graal segreto dei Catari. Pensi che continuerai su questo filone? Ci sono altri periodi storici che riescono a suscitare in te lo stesso interesse?

Con Io, Parsifal ho terminato il ciclo di opere relative al Medio Evo e riferentisi al Graal e al lignaggio davidico. Attualmente mi dedico a leggere e scrivere su personaggi del Rinascimento, in modo particolare del XVI secolo. E sto terminando un romanzo storico e 'autobiografico' su Giovanni d'Austria.

 

Ritieni che sarà mai possibile risalire alla discendenza della stirpe davidica ai giorni nostri? Hai mai provato a ricostruire l'albero andando oltre al 1312, anno in cui Papa Clemente V scioglie l'ordine dei templari?

In realtà è possibile conoscere i nomi degli attuali discendenti della stirpe davidica. Ci sono vari genealogisti che hanno studiato a fondo il tema ottenendo risultati attendibili. Per comprovarlo basta entrare in Internet e cercare il tema Davidic Dinasty . L'informazione più rigorosa ed esauriente la fornisce l'americano David Hugues che in trecento pagine segue la discendenza da re Davide sino a noi, un percorso di tremila anni... 

 

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