Intervista a Jodi Picoult

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Nella sua fattoria in New Hampshire Jodi sforna torte per i suoi tre marmocchi e suo marito e bestseller per il mercato editoriale internazionale. Maestra nel mixare thriller e romance, New Age e giallo, la scrittrice è nota anche agli appassionati di fumetti per la sua gestione della serie di Wonder Woman. L'abbiamo incontrata per voi durante un suo tour promozionale italiano.

E' vero che la genesi di Senza lasciare traccia è stata piuttosto travagliata?

Oddio, non più del solito. L'unica differenza è che in realtà stavo scrivendo un libro diverso, mi stavo occupando di una storia del tutto diversa, ma c'era una vocina che continuava a ripetermi "Avevo 6 anni quando sono scomparsa", e allora a un certo punto ho deciso di scrivere quaranta pagine di questo nuovo romanzo, le ho fatte leggere un po' in giro e ho ricevuto forti incoraggiamenti. La mossa successiva è stata sedermi al pc e sfornare un libro del tutto diverso da quello che avevo originariamente in mente.

 

Puoi parlarci della tua esperienza come sceneggiatrice della serie a fumetti Wonder Woman?

E' stata la DC Comics a contattarmi, dopo il successo del mio romanzo Il colore della neve, che aveva al suo interno pagine a fumetti, quasi una graphic novel. Un vero onore per me scrivere 5 numeri di una serie così importante e famosa in tutto il mondo, ma è stato più difficile di quanto credessi. Innanzitutto dovevo pensare a testo e azione contemporaneamente, e non ci sono abituata. E poi rispettare la continuity di un fumetto che è in giro da quasi 50 anni (il primo numero è del 1941) è una vera impresa!

 

Come si conciliano il mestiere di scrittrice e quello di mamma? Ha qualche suggerimento da dare alle sue colleghe?

Il mio consiglio è: dormite di meno. Bisogna sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione: meglio correggere un testo vecchio se non si ha l'ispirazione quel giorno, piuttosto che perdere tempo seduti davanti allo schermo del computer, insomma.

 

La memoria è davvero così traditrice come ci racconti in Senza lasciare traccia?

Io penso di sì. I ricordi cambiano nel tempo, in base agli eventi, agli incontri, persino a una fotografia. Non bisogna mai fare affidamento acriticamente sulla memoria: i ricordi sono la storia delle persone che non siamo più.

 

Dal libro emerge anche il tuo interesse per la cultura dei nativi americani...

Se si analizzano i racconti tradizionali dei nativi americani, si vede qualcosa di molto interessante: si concentrano tantissimo sulla storia e sulla famiglia, due temi a me molto cari. Ho scelto in particolare la tribù degli Hopi non solo perché si trovavano in Arizona, lo Stato nel quale è ambientato Senza lasciare traccia, ma anche perché hanno una filosofia davvero incredibile. Pensano che se il mondo non ci piace, ci si può aprire tranquillamente un buco nella parete della realtà e passare ad un mondo diverso, reinventandosi come individui. Un po' quello che succede ai personaggi del mio romanzo, infatti.

 

Jodi Picoult lettrice: quali sono gli scrittori che leggi con più piacere?

Vediamo prima dove leggere: voto per una vasca da bagno piena di acqua calda e profumata. La mia scrittrice preferita...mmm ...è Alice Hoffmann, soprattutto perché fa sembrare semplice e naturale l'arte dello scrivere, che invece è complicatissima.

 

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