Intervista a John Romita jr.

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Figlio del grande John Romita (Senior) - ovvero del disegnatore che ha portato alla massima popolarità il personaggio di Spider-man a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70 - John Salvatore Romita (Junior) si impone nel 1979 grazie alla celebre saga Iron Man - Il demone nella bottiglia, realizzata in collaborazione con David Michieline. Dopo questo exploit la personalità di John diventa sempre più autonoma nell’ambito del fumetto supereroistico, consentendogli di arrivare ad essere uno dei disegnatori più amati del Marvel Universe. In questa intervista a Mangialibri svela ai lettori il motivo per cui non lavorerà mai per la DC Comics, l’eterna rivale della Marvel.




Nella tua carriera hai avuto modo di disegnare numerosi personaggi dell’universo Marvel, ma fra tutti i super-eroi qual è quello che ami di più?
Il personaggio Marvel che preferisco in assoluto è Spider-man, anche se devo ammettere che non è quello che disegno più volentieri. Preferisco disegnare un personaggio come Il Punitore, che ha una silhouette molto elegante e pulita. Spider-man invece è molto più complicato da realizzare tecnicamente per via di tutte le tele che ha addosso e perché non ha la faccia: perciò risulta più difficile per un disegnatore riuscire a rendere in maniera efficace le emozioni del personaggio per poi trasmetterle al lettore. Comunque, anche se è molto più faticoso da disegnare, Spider-man resta sempre il mio personaggio preferito.

Com’è nato lo stretto legame con questo personaggio?
Diciamo che ogni volta che arrivano a casa conti, bollette o la rata del mutuo da pagare mi metto subito a disegnare Spider-man! Parlando seriamente, una delle cose che mi ha sempre affascinato è il fatto che Peter Parker sia originario di un’area di New York che è quella in cui io vivo. Questo aspetto mi piace perché crea un senso di familiarità col personaggio che mi permette di inserire nelle sue storie spunti punti presi dalla vita reale di tutti i giorni. Ovviamente poi ha influito anche mio padre, che ha disegnato per molti anni le storie di Spider-man: il suo legame profondo col personaggio ha fatto nascere in me la voglia di riprendere in mano e portare avanti il discorso iniziato da lui.

A tal proposito che opinione hai riguardo lo smascheramento di Spider-man avvenuto in Civil War?
Ritengo sia stata una scelta sbagliata: quella dello svelamento dell’identità era una barriera che non doveva essere superata. Oggi tutti quelli che si trovano a lavorare alle storie di Spider-man hanno il difficile compito di dover andare avanti con un pubblico che è abbastanza insoddisfatto della attuale situazione in cui si trova il personaggio. Quindi sono assolutamente contrario.

Invece sulla decisione di far morire Capitan America?
Premesso che nessuno muore veramente per sempre nei fumetti, ritengo che la morte di Capitan America sia stata gestita molto meglio dello svelamento dell’identità di Spider-man. Comunque sono contento di non essere il “boss”, la persona che deve prendere questo tipo di decisioni.

Il tuo stile nel corso degli anni è cambiato molto: è stata una scelta consapevole?
Non c’è stato nessun tentativo consapevole di cambiare il mio stile. Quando ho iniziato la mia carriera di disegnatore i salari erano molto bassi e si veniva pagati in base alla quantità di lavoro realizzato. Quindi se con un determinato stile si riusciva a consegnare tutto il lavoro entro la data di scadenza, significava che quello era lo stile e il metodo di lavoro più adatto. Detto questo è inevitabile che nel corso degli anni il mio stile si sia evoluto, sia maturato. Ma l’idea di uno stile che si deve in qualche modo adattare alle scadenze degli impegni lavorativi rimane una caratteristica di fondamentale importanza per quanto mi riguarda.

Spesso i disegnatori ascoltano musica mentre lavorano: a te piace ascoltarla?
In realtà quando sono al lavoro non ascolto musica, preferisco sentire talk show politici o comunque radio parlata perché la musica mentre disegno tende a farmi addormentare.

Che rapporto hai con gli sceneggiatori? Intervieni nella realizzazione delle sceneggiature, magari con qualche suggerimento o per modificare la coreografia di una singola scena?
Quando ero più giovane tendevo a rimanere sempre molto aderente alla sceneggiatura che mi veniva data. Adesso invece un po’ tutti gli sceneggiatori con cui lavoro lasciano che la mia lunga esperienza possa esprimersi liberamente, permettendomi di raccontare una storia nel modo in cui ritengo migliore. Questo non vuol dire necessariamente cambiare la sceneggiatura, ma comunque se c’è qualche problema mi confronto con gli sceneggiatori e se ne discute insieme. Anche autori importanti come Frank Miller e Neil Gaiman, con cui ho lavorato, adottano questo tipo di approccio.

Oltre ai due autori che hai citato, in tanti anni di carriera hai avuto modo di lavorare con moltissime persone: c’è stato qualcuno con cui lavoreresti di nuovo o qualcuno con cui non vorresti collaborare più?
Lavorerei di nuovo molto volentieri proprio con Frank Miller e con Gaiman, ma ormai loro due sono troppo ricchi e famosi per me. Mentre invece, per ovvi motivi, non direi mai a nessuno con chi non vorrei più lavorare.

Come giudichi questa “invasione” dei super-eroi nelle produzioni cinematografiche degli ultimi anni? Hai avuto modo di partecipare personalmente a qualcuno di questi progetti o magari di proporne uno tuo?
Sì, sono stato coinvolto in alcuni progetti come Daredevil, sia a livello di illustrazione di qualche scena che a livello di doppiaggio. Comunque mi piace molto l’idea dell’incontro tra fumetti e cinema: mi auguro che in futuro anche qualcuno dei miei progetti possa diventare un film. Se invece non succederà non ne farò un dramma visto che ho sempre il mio lavoro giornaliero che mi dà molta soddisfazione.

Ti piacerebbe disegnare qualche storia al di fuori dell’ambito super-eroistico?
Sì, assolutamente: amo le storie di altro tipo, anche se magari prediligo soprattutto quelle che contengono elementi fantastici o soprannaturali, ma non necessariamente legate ai super-eroi. E infatti il mio prossimo progetto personale sarà fuori da questo ambito.

A volte ti capita di colorare tu stesso le storie che disegni?
A me piace inchiostrare ma per motivi di tempo mi servo dell’inchiostratore. Comunque adesso con le nuove tecnologie, e la possibilità di modificare i colori anche in fase di scansione, l’inchiostrazione diventa una cosa abbastanza facile da realizzare.

Quindi ti piace il colore?
Mi piace dipingere, anche se poi in realtà faccio fumetti. Ma i fumetti per me sono qualcosa di molto complesso. In generale sono stanco del realismo e quindi i miei dipinti sono impressionisti: mi piace l’Impressionismo perché permette di fare cose non troppo realistiche.

Sei stanco anche dei fumetti?
Assolutamente no perché i fumetti sono qualcosa di diverso...

Domandona finale: come mai in tanti anni di carriera non hai mai lavorato per la DC Comics?
Non lavorerò mai per la DC Comics perché penso che, Batman a parte, i loro personaggi siano abbastanza deboli. Per esempio personalmente – spero non me ne vogliano i suoi fan - ritengo Superman, che è un po’ il simbolo della DC, un personaggio davvero insulso.

I FUMETTI DI JOHN ROMITA JR.



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