Intervista a John Scalzi

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John Scalzi è un autore estremamente prolifico: nonostante la giovane età (è nato nel 1969) ha già prodotto una lunga serie di libri: romanzi di fantascienza, non-fiction (principalmente sul cinema sci-fi), e un vastissimo numero di racconti. È  stato anche consulente creativo per la famosa serie televisiva americana Stargate Universe. Autore, romanziere, critico letterario e critico cinematografico, Scalzi è soprattutto un grande comunicatore. La sua carriera è infatti iniziata nel giornalismo per poi subire una svolta nel 1998 con la creazione del suo seguitissimo blog (Whatever” http://whatever.scalzi.com) che lo ha reso popolarissimo. E non solo tra gli amanti della fantascienza. I suoi romanzi hanno ricevuto premi e riconoscimenti e sono stati tradotti in almeno quindici lingue, assicurandosi lo status immediato di bestseller. Lo abbiamo incontrato con molto piacere e gli abbiamo rivolto alcune domande circa la sua formazione, la sua attività di scrittura e i suoi gusti.




Pensando al tuo progetto “Big Idea” (nel blog), in cui vari autori spiegano le “grandi idee” dietro le loro opere, mi piacerebbe chiederti un commento circa il romanzo o i romanzi che preferisci tra quelli che hai scritto, quello o quelli a cui ti senti più legato, e per quale ragione.
Mi piacciono diversi romanzi e per diverse ragioni. Mi piace Agent to the Stars perché è stato il mio primo romanzo, quello che mi ha fatto capire che ero in grado di scriverne uno. Mi piace Morire per vivere perché è stato il primo romanzo che ho venduto, quello che mi ha fatto capire che avrei potuto fare questo mestiere. Mi piace Zoe’s Tale perché il suo protagonista ha un’esperienza di vita completamente diversa dalla mia. E mi piace il mio ultimo romanzo, Redshirts, perché mi sono divertito un sacco a scriverlo. Succede un po’ come con i propri figli: è difficile scegliere quello che ami di più.


Considerando la tua prolifica produzione, non si può fare a meno di pensare subito “Ma come fai?!” e, in seconda battuta, come riesci a conciliare, da un punto di vista pratico, la scrittura “creativa” e quella critica di non-fiction (spesso infatti i tuoi romanzi e i libri di non-fiction sono stati pubblicati a distanza estremamente ravvicinata gli uni dagli altri). Sei uno scrittore metodico, segui una rigida tabella di marcia? O tutt’altro? In quanto ammiratori della tua opera siamo ovviamente molto curiosi di saperlo… 
Per molti anni ho lavorato come giornalista e l’esperienza mi ha abituato a scrivere molto e a scrivere molto velocemente, rispettando le scadenze. Credo che tale esperienza abbia fatto davvero la differenza per quanto riguarda la quantità di materiale che riesco a scrivere da un giorno all’altro. Quando scrivo i miei libri cerco di rispettare un minimo di 2000 parole al giorno (quasi quattro cartelle), o di scrivere almeno fino a mezzogiorno (inizio normalmente alle 8 del mattino). Quando scrivo mi tengo lontano da Internet o da qualsiasi cosa che possa distrarmi; mi dico che Internet sarà ancora lì quando avrò scritto a sufficienza per quella giornata.


In un’intervista del 1969, a Philip K. Dick fu chiesto di dare consigli a giovani aspiranti scrittori di fantascienza, specie in merito alla creazione di personaggi realistici e autentici, e alla realizzazione di dialoghi efficaci. Dal suo punto di vista, un giovane scrittore dovrebbe leggere “scrittori moderni di alto livello” come Algren, Styron, Herb Gold. Ma anche Dos Passos, Richard Wright, Hemingway e Gertrude Stein (tra gli americani). Altri suggerimenti sono stati quelli di “provare con i realisti francesi come Flaubert (per la trama e la caratterizzazione dei personaggi)” e infine di evitare gli scrittori soggettivisti come Proust per favorire invece “uno studio approfondito di tutta l’opera di James Joyce, dai suoi primi racconti fino a Finnegans Wake”. Sei d’accordo? Quale letture suggeriresti tu? O cosa suggeriresti in generale a un aspirante scrittore di fantascienza?
Credo che chiunque voglia essere uno scrittore, di qualsiasi genere, debba leggere il più possibile e nella maniera più diversificata. Molti degli scrittori che mi hanno influenzato – H.L. Mencken, James Thurber, Robert Benchley, Carl Hiaasen, Ben Hecht – non hanno mai scritto nulla di fantascienza. E più si legge e si capisce come lavorano gli altri autori, più si diventa capaci di lavorare alle proprie cose. A mio avviso, gli scrittori di qualsiasi genere (fantascienza, rosa, gialli, romanzi di finzione in generale) rischiano di cadere nella trappola di leggere e studiare solo ciò che riguarda il proprio genere. E non è una buona cosa per la loro attività: è come mangiare un solo tipo di cibo. Occorre invece una dieta equilibrata.


Pensando al tuo pezzo  del 2001 “Alien Animal Encounters” (una raccolta di commenti di gente comune circa i loro “incontri alieni”), un pezzo divertente ma anche acuto, non posso non farti la seguente domanda: “Quale è stato il tuo incontro più interessante con una specie animale aliena”?!
Ah, Ah! Beh, ho un gatto sovrappeso che una volta ha cercato di uccidermi nel sonno salendomi sulla faccia e soffocandomi con la sua massa di grasso. Alcune persone penseranno che i gatti non sono creature aliene ma sono convinto che chi ha vissuto con un gatto sa bene che i gatti non appartengono del tutto a questo pianeta (comunque, alla fine il gatto non è riuscito a soffocarmi).

I libri di John Scalzi

 

 

 
 
 
 
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