Intervista a José Saramago

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"Amo sempre dire di me che sono un uomo di poche parole, invece sono capace di parlare per ore se non mi bloccano": si presenta così José Saramago all’incontro col pubblico romano. Col suo traumatico passaggio da Einaudi a Bollati Boringhieri la metamorfosi è compiuta: da Nobel per la Letteratura amante delle metafore e poco avvezzo al realismo a grande vecchio (ma non pronunciate questa parola davanti a lui, se no si arrabbia!) dell’antiberlusconismo. Ha cancellato tutte le interviste per le condizioni di salute non ottimali, c’è il tempo solo per scambiare due battute. Il grillo parlante della sinistra europea - come l’ha definito felicemente qualcuno - è un signore elegante, alto e magrissimo. Mentre parla, le lunghe mani dalle vene in rilievo si intrecciano, si tormentano, cercano il suo volto.




Come si vive il passaggio da scrittore acclamato a maître à penser, da Nobel per la Letteratura a opinionista politico? La percezione di José Saramago da parte del pubblico è cambiata?
Spesso si chiede troppo a uno scrittore, ci si aspetta che risponda a domande che non c’entrano nulla col suo mestiere. Per esempio i giovani scrittori mi chiedono consigli, oppure i giornalisti mi chiedono cose tipo "Come vede l’Italia?". Dare consigli al Presidente Napolitano, al Cavaliere o ai parlamentari italiani? Non credo sarei in grado. Perciò io rispondo sempre che non dò consigli. Soprattutto ai giovani scrittori, dico così. Poi però gliene do due, di consigli: non avere fretta e non perdere tempo. Non sono consigli strettamente letterari, ma credimi - funzionano.
 

La frase de Il quaderno sugli italiani 'assuefatti' alla corruzione e alla delinquenza ha scatenato feroci polemiche e profondi rancori: meritiamo davvero un atto d’accusa così spietato?

Il fatto è che in Italia si parlano diversi idiomi. C’è quello usato da persone come Rita Levi Montalcini e quello usato da persone come Silvio Berlusconi: non parlano la stessa lingua. Quindi per quanto mi riguarda non appartengono allo stesso Paese. Gli italiani dovrebbero decidere se sono per le parole della Montalcini o per le parole di Berlusconi e per i pensieri che non ha.
 

C’è da chiedersi perché questo non avvenga: José Saramago ha un’idea in proposito?
Tutti i Paesi vivono pagine tristi e momenti neri prima o poi, sfortunatamente ora tocca all’Italia: qualcuno la sta rendendo insignificante. Sorprende me e tutto il mondo il fatto che per ben tre volte l’elettorato italiano abbia scelto Berlusconi. Come può essere successo che una delle culture più importanti del mondo, un sole che ha illuminato le genti d’Europa, ora sia ridotta così? Ma vittorie e sconfitte non sono mai definitive. Questo può rappresentare una speranza, ma - attenti - anche che uno crede di aver sconfitto il nemico e lui invece potrebbe starsi a leccare le ferite per poi tornare.
 

Una visione profondamente pessimista...
Non so se sono pessimista. Ma il fascismo non è scomparso per sempre, è qui dietro alla porta. Magari non ha il volto ridicolo e pomposo di Mussolini, magari ora veste Armani, sa di buona acqua di colonia e ha tanti soldi, ma è sempre fascismo. E magari è più vicino al potere di quello che pensiamo. Il mondo è conteso dalle tenebre e dalla luce, e Berlusconi e i suoi amici sono le tenebre. Lui è un uomo indecente non solo perché è un esibizionista sessuale: non riconosce i suoi errori, non chiede mai scusa, non ha rispetto per sé e tantomeno per gli italiani. Quindi mi chiedo: perché non cambiare le cose con lo strumento del voto? Perché non fate qualcosa?

 

Cosa pensa un Nobel del Nobel per la Pace attribuito a Barack Obama?
L’ho accolto con soddisfazione, ma credo anche che sia comprensibile che qualcuno lo giudichi prematuro. Fino ad adesso Obama non ha potuto realizzare le sue promesse elettorali, ma c’è da dire che deve combattere non solo l’opposizione dei Repubblicani, ma anche di una parte dei Democratici - anche se per me rimane un mistero che in un Paese civile si possa essere contrari a una riforma sanitaria che garantisca l’assistenza medica a tutti. E' come se il Nobel a Obama fosse un investimento per il futuro, come si volesse dire: siamo d'accordo con te, continua a lavorare. Speriamo che Barack Obama possa presto meritare davvero quel Nobel per la Pace.

 

Attorno al grave malore che l’ha colpita tempo fa c'è quasi un alone di mistero, si parla addirittura di un ritorno dalla morte...

Sono esausto. Ho quasi 87 anni, e il mio corpo non è più lo stesso. Anzi è lo stesso, ma è gravemente malato. Dicono che sono morto e resuscitato, ma non ci credo molto. Diciamo che la morte avviene in due fasi: una in cui si è morti e una in cui si è proprio morti. Io sono passato per la prima fase, ecco. Ho vissuto una situazione di sospensione delle funzioni vitali durata minuti od ore, non ricordo. Ma sono stato sulla soglia per un po’.

 

Qual è il bilancio di questo affollato tour promozionale italiano? Tanta gente, tanti applausi, tanto affetto, tanta attenzione dei media che effetto fanno?

C’è stata tanta felicità, tanta soddisfazione, tanto calore da parte del pubblico. Però un rimpianto c’è: sono davvero molto rammaricato di non aver potuto incontrare Roberto Saviano, perché volevo conoscerlo, abbracciarlo, ringraziarlo soprattutto. Peccato, non è stato possibile per ragioni di sicurezza. Ma se Roberto vuole venire a vivere a Lisbona o a Lanzarote sappia che c’è una casa per lui.


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