Intervista a Juan Manuel de Prada

Juan Manuel de Prada
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Pochi sanno che ha iniziato la sua carriera traducendo in spagnolo L. Sprague de Camp: certo il suo ruolo da giornalista, polemista e scrittore è quello che più colpisce il pubblico, ma è una bella sensazione quella di condividere una passione, no? Se poi aggiungiamo che ben presto scopriamo di condividere anche la passione per il cibo - le nostre rispettive stazze ahinoi parlano chiaro - ecco che la conversazione con Juan assume contorni ancor più piacevoli nonostante la distanza politica che ci spinge a duellare - dopo l'intervista - con un calice di ottimo rosso in mano.

L'amnesia di Jules Tillon, il protagonista del tuo romanzo Il settimo velo, è una metafora? E la Spagna ha fatto i conti col suo passato, o soffre anch'essa di una sorta di amnesia?

In questo libro non avevo tanto intenzione di parlare della Spagna, ma più della natura umana in generale. E in questo quadro l'amnesia è una metafora per raccontare le difficoltà che troviamo nel ricordare le persone, le società. La Spagna ha spesso riletto il suo passato rivolgendo a esso uno sguardo tendenzioso e manipolato. Prendiamo ad esempio la Guerra Civile: durante il regime di Franco c'era una versione ufficiale che voleva che i Rossi (i repubblicani) erano i cattivi e gli Azzurri (i monarchici) i buoni, oggi esattamente il contrario. Credo che manchi la capacità di affrontare il passato in modo genuino e sincero. In una guerra la nobiltà d'animo e la malvagità sono egualmente ripartite tra le parti. Anche in Italia succede lo stesso, immagino, e anche in Francia, dove è ambientato il romanzo.

 

Se qualcuno definisce Il settimo velo una storia d'amore ti senti offeso o lusingato?

Sarebbe onestamente una definizione parziale: credo si tratti di un romanzo con aspetti più complessi. Fa l'occhiolino al feuilleton, certo, ma non è una storia d'amore. Ci sono dentro colpa, eroismo, ingredienti morali posti per riflettere in un contesto storico, con aspetti sentimentali: definirlo romanzo d'amore ma anche storico o bellico sarebbe perciò limitato, io lo vedo come un romanzo morale.

 

Come reagisci alle accuse di anticomunismo pregiudiziale? La Guerra Civile spagnola e la Resistenza sono punti fermi, quasi miti nell'immaginario collettivo della sinistra europea, vuoi davvero demolirli?

Volevo dimostrare che in realtà il comunismo è stato ed è precisamente un mito, anzi la parte meno raccomandabile del mito. Nella Guerra Civile ci sono state persone che hanno lottato per ideali limpidi, ma non i comunisti: gli inviati di Stalin si resero responsabili di alcuni degli episodi più feroci del conflitto. Dal canto loro, è vero che i partigiani comunisti della Resistenza francese hanno lottato coraggiosamente contro l'occupazione nazista, ma volevano far trionfare una dominazione ugualmente brutale e feroce. Cosa che fortunatamente non è successa tranne che nei Paesi dell'est. Dobbiamo andare oltre le ideologie, mitizzarle è un errore.

 

La Storia secondo Juan Manuel de Prada è il palcoscenico sul quale gli uomini si esibiscono o un meccanismo gigantesco che li schiaccia?

Più la seconda cosa. E più concretamente la Storia mi sembra una grande macchina distruggi-uomini. Le grandi ideologie totalitarie del '900 dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che le persone vengono divorate da eventi che non possono controllare. Si tratta di vittime della Storia, i personaggi de Il settimo velo non sono idealizzati, magari fanno parte di fazioni, sì, ma finiscono inghiottiti da una voragine di passioni.

 

In Italia si discute spesso di un presunto monopolio della sinistra sulla cultura, sull'arte, sulla letteratura, sul cinema. C'è un fenomeno simile in Spagna e se sì te ne senti vittima?

Sì, anche da noi è un poco lo stesso, perché la sinistra pretende di avere una sorta di maggiore sensibilità culturale. La destra ha mantenuto un predominio nell'ambiente economico e finanziario, delegando alla sinistra il controllo del mondo culturale. La destra è sempre stata più egoista, si è 'distratta' sul versante culturale in cambio di poter imporre i suoi modelli economici. Insomma c'è in piedi questa sorta di 'compromesso ideologico' anziché storico. Una situazione grottesca e assurda, io credo che la battaglia delle idee e il confronto siano risorse vitali per la società.

 

E' vero che non esistono grandi scrittori ottimisti?

E' così. Più che altro l'artista è per definizione una creatura ferita. Le persone felici del resto non sentono il bisogno di scrivere, dipingere o cantare. L'arte nasce dal dolore, dal sentimento della frustrazione, dalla mancanza di qualcosa, dalla necessità di sublimare la sofferenza. In tutti i grandi scrittori non troviamo necessariamente pessimismo, ma senza dubbio troviamo dolore. Senza dolore la letteratura sarebbe meno indispensabile, diventerebbe un qualcosa di decorativo. L'atto creativo deve nascere dalla consapevolezza dei nostri limiti, che è un sentimento doloroso che nasce dal confronto con la realtà, dal bisogno di decodificarla. Attenzione: non si tratta necessariamente di un sentimento di sconfitta, può essere anche un approccio attivo e costruttivo.

 

I libri di Juan Manuel de Prada
 

 

 
 
 
 
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