Intervista a Julia Navarro

Julia Navarro
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Una visita a sorpresa, quella di Julia Navarro a Roma. Un’occasione da non perdere per intervistare una grande scrittrice, una altrettanto grande giornalista e una donna di ferro. Davvero un piacere conversare davanti a una tazza di tè con lei: dalle sue parole tutta la passione per la scrittura, mai fine a se stessa, ma sempre diretta al lettore, per raccontargli la storia di uomini e donne, quella storia con la “S” maiuscola che spesso trascura episodi fondamentali, gli stessi che hanno contribuito a fare la società. Julia Navarro ha scritto romanzi di successo, ma attenzione: non chiamateli bestseller.

Questo tuo Dimmi chi sono è molto diverso da quelli precedenti. Anche qui protagonista indiscussa è la storia, ma stavolta sembra fare da co-protagonista alla storia di Amelia, che viene narrata attraverso la voce di Guillermo, che ne ritrova il diario. Come descrivi il rapporto tra la Storia e i personaggi in questo romanzo?
È vero, Dimmi chi sono è un romanzo molto diverso dagli altri che ho scritto. Ho voluto raccontare la storia che mi sta più a cuore, quella della mia terra, con le guerre civili, le vicende di uomini e donne e tutti i problemi del periodo. Il mio intento è quello di raccontare l’uomo con tutti i suoi difetti, i suoi sentimenti, l’amore e l’odio. La Storia è l’uomo e non avrebbe senso raccontarla senza farla passare attraverso ciò che succede alla gente.

 


Parlando proprio di uomini e donne. In effetti la protagonista del romanzo, sullo sfondo di una storia lunga decenni, è Amelia. È una donna appassionata, fuori dai canoni del tempo, forte e combattiva. Quanto c’è di Julia Navarro in questo personaggio?
Amelia è una donna appassionata, che segue l’istinto. Abbandona marito e figli per seguire un altro uomo. Io non lo farei mai! Io non sono Amelia. Lei è solo un esempio, rappresenta tante donne dalle storie mai raccontate. La Storia non è stata fatta solo da uomini. Le donne che vengono ricordate, però, sono solo regine, imperatrici. In realtà, e questo l’ho scoperto scavando nella storia del mio paese, ma sono sicura che lo stesso valga per altre nazioni, sono state tantissime le donne che, nonostante i tempo e il contesto storico, nel loro piccolo si sono battute per i propri figli e per se stesse.


Nel tuo romanzo la storia di Amelia viene raccontata attraverso le parole di Guillermo, che cerca di esercitare la professione di giornalista, senza grandi successi. Nelle prime pagine si leggono delle frasi pronunciate dallo stesso Guillermo proprio sul giornalismo. Si parla di un giornalismo non più tale se non asservito al potere. È una critica provocatoria o soltanto un dato di fatto?
Il mio è solo uno spunto di riflessione. Mi rendo conto che i giovani giornalisti, oggi, vivono una situazione proibitiva, soprattutto perché non hanno la possibilità di trovare un lavoro e di esprimere al meglio la loro missione. Sono sicura di non capire a fondo la situazione. In fondo è uno stato di cose che non mi tocca. Io, per fortuna, sono riuscita a realizzarmi in questo senso e ho una mia posizione, ma comprendo e mi rammarico molto per le condizioni di questo lavoro ai giorni nostri. Parlo della Spagna, dei paesi dell’Europa e, se vogliamo, del mondo. Con quelle parole voglio solo indurre una riflessione.


Passiamo un attimo alle tematiche dei tuoi romanzi. Spesso hai parlato della Chiesa, delle persecuzioni, dell’Inquisizione e dei Templari. Il caso ha voluto che molti di questi romanzi siano usciti in libreria in contemporanea a quelli, per esempio, di un Dan Brown, legati alle stesse tematiche. È veramente un caso?
Voglio sottolineare che i miei romanzi non sono assolutamente bestseller. Io non scrivo bestseller. Chi li legge può apprezzare che non hanno niente a che vedere con gli argomenti che hanno fatto successo in quel periodo, inducendo molti scrittori a cavalcarne l’onda. È stato esattamente un caso. In realtà li avevo già scritti un paio d’anni prima, prima che esplodessero le storie di Templari e simili. E non li ho pensati in senso commerciale. Se certe tematiche, come la Chiesa, il Nazismo e le guerre civili, sono state affrontate nei miei romanzi, è stato semplicemente per un motivo: come dicevo voglio raccontare la Storia e, per esempio, la Chiesa, la religione in generale, è parte integrante della Storia e ha giocato il suo ruolo nell’evoluzione. Quando scrivo non penso a cosa vogliano sentirsi dire i lettori, ma a cosa voglio raccontare.


Tornando a Dimmi chi sono, il libro è stato lanciato in modo piuttosto innovativo attraverso un booktrailer. Qual è la tua opinione a proposito delle nuove strategie di promozione? Credi che oggi, alla luce dell’avvento dell’e-book e della rivoluzione digitale, un libro abbia bisogno di questo per essere appetibile? È l’immagine il nuovo paradigma della scrittura?
Questa domanda non me l’aspettavo! Beh, non ci avevo pensato. Che dire? A me importa che il libro venga letto e che sia apprezzato dai lettori. Poi, che lo leggano su carta, su iPad, su iPhone o su e-reader non è importante. Il libro è sempre quello, intendo nei suoi contenuti e nella sua essenza. In ogni caso, se dobbiamo parlare di sorte dell’editoria, credo che chi ama realmente la lettura non possa prescindere dal piacere del libro fisico, delle pagine da sfogliare realmente. Per cui l’editoria, in questo senso, non avrà mai fine. È giusto che ci adattiamo all’evoluzione della tecnologia, ma questo non significa abbandonare necessariamente tutto il resto.


E se dovessero trarre un film dai tuoi romanzi? Preferiresti un adattamento fedele o il classico “liberamente tratto”?
Anche a questo non ci avevo mai pensato. Diciamo che non mi pongo il problema. Un romanzo ha una sua identità, un film ne ha un’altra. Sono due prodotti diversi, con identità assolutamente indipendenti e personali. Sarebbe sicuramente un’altra cosa. Considerando che io scrivo libri, il fatto che se ne possa ricavare un film diciamo che non mi disturba, in qualsiasi modo sia fatto. Quando scrivo penso solo a raccontare, non a cosa si possa fare con la mia storia.

I libri di Julia Navarro

 

 

 

 
 
 
 
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