Intervista a Jurij Družnikov

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Bollato come dissidente durante lo stalinismo. Più volte censurato. Ha vissuto per anni sotto lo stretto controllo del KGB. Radiato dall'Unione scrittori sovietici, con il conseguente veto alla pubblicazione. Ciononostante ha continuato a diffondere i suoi scritti clandestinamente fino al 1985, quando il samizdat (ciclostile) di Angeli sulla punta di uno spillo, il suo capolavoro, è stato rinvenuto durante una perquisizione in casa di un amico. Arrestato, stava per essere internato in manicomio criminale, ma fu salvato da una petizione internazionale cui parteciparono intellettuali come Malamud, Vonnegut jr., Arthur Miller, Wiesel. Grazie a queste pressioni Gorbaciov decise di lasciarlo fuggire.

 

Angeli sulla punta di uno spillo è la descrizione perfetta dell'URSS negli anni '60, ma in quale modo questo grottesco e terrificante ritratto si adatta alla Russia di oggi?

Quando ho scritto il romanzo in segreto, nella Mosca del 1976, era più reale che grottesco. E io stesso ero parte e vittima di quella realtà. Se qualcuno durante il regime di Brezhnev mi avesse detto che il mostro comunista sarebbe caduto in rovina in 15 anni mi sarei messo a ridere. Poi, dopo il collasso dell'impero sovietico, ho scritto in una postfazione all'edizione americana del romanzo che il mio stava diventando un libro di storia, ma è ancora valido come avvertimento. In Angeli sulla punta di uno spillo si legge come dopo la Primavera di Praga del 1968 i generali del KGB avessero iniziato a mettere in guardia gli anziani leader sovietici su una possibile Primavera di Mosca. Il KGB intendeva acquisire il pieno potere in una nazione che apparteneva all'apparato comunista e ai burocrati, ma non riuscirono nel loro intento allora. Dopo che il PCUS ha collassato per l'arretratezza della nazione, il crollo dei prezzi del petrolio, la pressione dell'Occidente e - solo un po' - per i movimenti dissidenti interni, il KGB è stato diviso in sezioni, ha perso influenza, è stato al centro di inchieste e polemiche per omicidi di massa. Ma i suoi agenti ora amano la bella vita, il denaro. Lusso, viaggi gratis all'estero, figli mandati nelle scuole più esclusive in Inghilterra, Italia, Francia. Sono molto più pragmatici dei comunisti. Come il ragno delle favole, hanno ritessuto la tela: il KGB è di nuovo unito, sotto un diverso nome, FSB. Se preferisci puoi chiamarlo Mafia di Stato, Colonnelli Neri, Democrazia Russian Style... a te la scelta. Nessuno sfugge alla tela del ragno, all'Echelon targato KGB. E' tutto come descritto in Angeli sulla punta di uno spillo, ma ora il potere poliziesco è più duro, più realistico che mai. Ora tentano di controllare anche internet. Negli ultimi 7 anni tutte le principali posizioni in Russia sono state occupate da ex ufficiali del KGB. Il principale partito politico è soprannominato dai dissidenti Partito del KGB. Sovvenzionano in segreto gruppi fascisti che tengono la gente nelle grinfie della paura e dell'insicurezza. Il mio avvertimento in Angeli sulla punta di uno spillo è diventato realtà.

 

Quanto può essere velenosa la censura per una società e quanto è pericolosa l'arma della propaganda?

La censura è un sipario di ferro: dall'interno non riesci a confrontare la tua vita con quella che fanno gli altri all'estero. La propaganda totalitaristica ti dice: 'Tu sei felice. La gente all'estero soffre e muore'. E tu credi a questo veleno finché non conosci le alternative. Una società senza alternative cresce idiota. C'è propaganda anche in Occidente, ma nessuno ti arresta se non sei d'accordo. Mi pare che ci sia sempre una resppnsabilità personale di ogni giornalista che fa propaganda di idee nelle quali non crede.

 

Che libri avrebbe scritto Kafka se fosse vissuto nell'URSS di Brezhnev?

Nessuno, probabilmente. Perché i suoi primi racconti erano troppo cupi, sarebbero stati confiscati prima ancora di essere pubblicati. E Kafka avrebbe finito i suoi giorni in manicomio o in un campo di lavori forzati da dove la sua opera non sarebbe mai uscita.

 

Se dovesse descrivere la sua Russia ad uno straniero con un libro, quale sceglierebbe?

Lettere dalla Russia del Marchese de Custine. E siccome un libro non è abbastanza per dire la verità su un Paese, 1984 di George Orwell e Solzhenitsyn. E spero anche che il mio romanzo sia un passo avanti per spiegare questa enigmatica nazione.

 

Come ci si sente a vivere da scrittore in esilio?

Ci si sente bene per quanto mi riguarda, ma non tutti la pensano come me. Ho lasciato l'URSS dopo esser finito su una lista nera per 15 anni, e ora mi hanno portato via la cittadinanza. Ho pubblicato tutti i miei manoscritti in Occidente, in diverse lingue, e negli Usa sono usciti 6 volumi di mie opere. Viaggio liberamente per il mondo, ma se voglio entrare in Russia devo chiedere un visto come de Custine nel 1839! I miei libri vengono pubblicati anche in Russia, ma la critica è limitata ancora oggi laggiù. Tornare indietro, tornare in Russia per me sarebbe solo un ritorno al passato.

 

I libri di Jurij Družnikov:

Angeli sulla punta di uno spillo

Là non è qua

Il primo giorno del resto della mia vita

 

 

 
 
 
 
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