Intervista a Kari Hotakainen

Kari Hotakainen
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Kari Hotakainen, classe 1957, è uno dei più originali scrittori finlandesi, vincitore di numerosi premi e tradotto ormai in molte lingue. Il suo connazionale Arto Paasilinna lo ha definito “un umorista temibile, intelligente, acuto, quasi calcolatore”. E in effetti, nella sua produzione letteraria alquanto diversificata e prolifica, l’ironia pare essere un filo conduttore che avvicina il lettore ai suoi personaggi.  Allo stesso tempo, la scrittura di Hotakainen non è solo ironica ma presenta temi di più ampia portata, lucide riflessioni sul contesto sociale in cui opera e considerazioni sui misteri del carattere umano. Mentre noi ci auguriamo di vedere finalmente tradotti in italiano tutti i suoi libri e non solo alcuni, Kari ci racconta la sua esperienza con la scrittura e con la letteratura.


Quale è stato il tuo rapporto con la letteratura durante l’infanzia o l’adolescenza? Ricordi il primo libro, o uno dei primi libri, che in qualche modo ti introdusse all’amore per la letteratura?
Durante l’infanzia non sono stato un grande lettore, giocavo in realtà a hockey e a calcio. Lessi il mio primo libro all’età di quindici anni e se ricordo bene era una storia naif di indiani e cowboy. Dopo qualche anno iniziai a leggere libri più seri e all’età di diciassette anni scoprii degli scrittori finlandesi come Timo K. Mukka, e poi la poetessa Sirkka Turkka che esercitò una notevole influenza su di me. Ancora oggi, quando a volte sono in crisi con la scrittura, prendo le sue raccolte e leggo dei versi.


Quali sono ora i tuoi libri preferiti, cosa apprezzi in essi e come hanno formato la tua personalità di scrittore?
Sono molti i libri che amo ma se devo sceglierne un paio, torno sempre a Le anime morte di Gogol e Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin. Le anime morte è una sorta di grande poema sulla società russa di fine ottocento e Berlin Alexanderplatz fornisce un panorama dell’Europa visto attraverso gli occhi del protagonista, Franz Bikerkopf, il quale, all’inizio del romanzo, esce di prigione e dice a se stesso: “Ora devi vivere la tua vita in maniera decente”. Le anime morte è ricco di strano umorismo e io credo che ogni grande storia contenga dell’umorismo. Pensiamo, ad esempio, a Don Chisciotte di Cervantes. Infine, devo anche citare gli americani Don de Lillo e David Foster Wallace.


In Stephen Hero, il romanzo giovanile di Joyce, leggiamo che il protagonista Stephen non era convinto del detto ‘poeta nascitur, non fit’ (poeti si nasce, non si diventa), “ma era abbastanza sicuro della verità di questo: ‘Poema fit, non nascitur’” (la poesia si fa, non nasce da sola). In altre parole, essere un poeta rappresenta una qualità innata ma per scrivere letteratura occorre al poeta un grande sforzo. Qual è il tuo personale rapporto con la scrittura? È cambiata nel tempo diventando più facile e spontanea o prevede sempre un certo grado di sofferenza come molti scrittori hanno affermato, incluso Joyce?
Credo che la mia scrittura sia un misto di sofferenza e di gioia; a volte arriva una sensazione mentale e si crea una sorta di  flusso che ti rende tutto semplice, altre volte ci si siede e ci si domanda dove siano finite tutte le parole. Ho iniziato come poeta e dunque penso che sia questo l’aspetto fondamentale della mia scrittura: come portare la poesia nella prosa, come descrivere la società attraverso la lente di un poeta.


E infatti continui ad essere sia un poeta sia un romanziere. Come concili le due attività di scrittura? Si formano seguendo un tipo di ispirazione simile o ci sono delle differenze?
Cerco di vedere la poesia nella prosa e la prosa nella poesia, per così dire: le vedo entrambe nello stesso disegno. Credo che Nikolai Gogol fosse un poeta che scriveva prosa. Nei miei sogni vorrei essere Gogol ma poi mi sveglio e mi accorgo di essere un banale reporter…


Su questo non sono molto d’accordo! Ma effettivamente è vero che hai lavorato come reporter in passato. È stata un’esperienza importante e fonte di ispirazione anche per la tua scrittura, o la percepivi come un ostacolo da superare prima di diventare uno scrittore “full-time”?
Non saprei. Forse ci sono dei vantaggi ad essere un reporter. Almeno si fa comunque l’esperienza di mettere insieme delle parole, ma in fondo in fondo essere un giornalista ed essere uno scrittore sono due cose completamente diverse.


Vieni spesso elogiato per la tua pungente ironia, ma l’ironia è anche un concetto molto sfaccettato. Non solo: nei tuoi romanzi spesso l’ironia si accompagna a profonde riflessioni esistenziali sull’amore, il matrimonio e la vita in generale. Cosa ne pensi?
L’ironia va benissimo se non si cerca di essere ironici mentre si scrive. Quando l’ironia è programmata può diventare pericolosa. L’ironia e l’umorismo devono essere spontanei. Non mi siedo mai alla mia scrivania pensando: “Bene, Buongiorno Hotakainen, Maestro dell’ironia: mettiamoci al lavoro!”. Non so se mi sono spiegato…. Ho sempre cercato di descrivere il mondo così come lo vedo e quando successivamente rileggo ciò che ho scritto, intravedo dell’umorismo e  dell’ironia nel testo.


Nel tuo bellissimo libro Via della trincea si legge, seppur in maniera trasversale, di stereotipi di gender legati ai protagonisti, una coppia sposata che sembra non rispettare i ruoli socialmente stabiliti dei generi maschile e femminile. Quanto peso ha avuto la riflessione sul gender all’interno della tua opera?
Il gender è un tema fondamentale in Via della trincea ma non negli altri miei libri. Nei miei scritti ho cercato di descrivere i cambiamenti sociali ed economici in Finlandia durante gli ultimi trent’anni circa. Il nostro paese ha attraversato grandi eventi dopo la sua indipendenza (1917-2011) e dunque è questo il terreno che sto battendo.


Cosa pensi del gap culturale che innegabilmente esiste tra la Finlandia e l’Italia, e che potrebbe insinuarsi tra i lettori italiani dei tuoi libri? Credi che i lettori italiani possano reagire in modo diverso, oppure perdersi qualcosa?
Non conosco i lettori italiani ma credo che alcune differenze ci debbano essere poiché i nostri paesi hanno storie completamente diverse: ma quando scrivo le mie storie credo sempre che i lettori siano persone intelligenti e argute, capaci di pensare e di usare la propria immaginazione.

I libri di Kari Hotakainen

 

 

 

 
 
 
 
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