Intervista a Karl Geary

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Karl Geary, dublinese di nascita, classe 1972, è attore, sceneggiatore ed è stato anche un noto modello (ha preso parte, negli anni ’90 al controverso libro fotografico di Madonna, Sex). Attualmente vive a Glasgow con la moglie Laura Fraser, anche lei attrice. Geary si trova in Italia in occasione dell’Irish Film Festival di Roma per presentare il suo romanzo d’esordio e quindi sì, è anche uno scrittore. Per questioni logistiche (lui è a Roma e io sono a Padova) l’intervista che leggerete di seguito non è stata effettuata vis à vis ma tramite la preziosa collaborazione dell’ufficio stampa di Playground/Fandango che ha fatto da prezioso intermediario.




Il protagonista del tuo romanzo Montpelier Parade è un adolescente pieno di rabbia nei confronti della realtà in cui vive, che fin dalle primissime battute appare a tratti desolante. Pensi che uno spirito di ribellione sia tipico degli adolescenti di ogni epoca o vivere l’adolescenza oggi sia differente?
Sì, Sonny è carico di rabbia, ma è una rabbia che non ha un obiettivo preciso. Non gli è chiaro da cosa sia oppresso, anche se comincia a comprendere il funzionamento della società, quale sia il suo posto nel sistema, i limiti che sconta in relazione al proprio futuro. Gli anni Ottanta in questo senso erano particolari; in realtà anche se si guarda alle generazioni di oggi, è facile riconoscere delle analogie. Per chi appartiene alla classe sociale di Sonny, oggi è molto più difficile, c’è una polarizzazione maggiore tra le classi, meno mobilità sociale. La sola differenza, e che rappresenta una speranza, è l’accesso alla conoscenza attraverso la tecnologia.

Ho letto in una tua intervista che il personaggio di Sonny ti è stato ispirato dal quadro The carcass of an Ox durante una tua visita al museo di Glasgow. Puoi dirci qualcosa di più?
Sì, The carcass of an Ox è uno sbalorditivo dipinto di Rembrandt (quello presente a Glasgow è probabilmente di un allievo di Rembrandt). Mi ci sono imbattuto a Glasgow per caso, e ha avuto un grande impatto su di me. La scena dipinta è in un mattatoio, e in primo piano c’è una carcassa macellata e oltre il viso minuscolo di un adolescente. In qualche modo quel quadro mi ha regalato Sonny, con l’idea del mestiere, subito, il desiderio di dipingere. Il quadro solleva anche una questione sociale, di chi è la carne? Chi serve, chi mangia? Chi è la carne?

Oltre a scrittore, sei sceneggiatore e attore. Ti piacerebbe vedere una trasposizione cinematografica del tuo romanzo? A chi faresti interpretare il conturbante personaggio di Vera?
Sì, purché finisca nelle mani giuste. Mi piacerebbe moltissimo vedere una trasposizione cinematografica del romanzo. Per fortuna siamo già a buon punto. Senza voler essere troppo reticente, ti farò sapere se “Vera” accetterà. Incrociamo le dita.

Nel libro si avvicinano fra loro una donna matura e un ragazzo giovane, molto lontani in tutto ma accomunati da un disagio personale. Pensi che il vissuto di un grande dolore possa regalare una sensibilità e un sesto senso nei confronti di altre persone che hanno sofferto?
Penso che sicuramente Sonny e Vera si riconoscono, e certamente nella sofferenza, ma anche nel desiderio dell’uno verso l’altra. E penso che quel desiderio abbia permesso che si creasse un’imprevista fiducia tra loro.

Il desiderio di Sonny è andarsene a Barcellona -meta scelta solo perché ha imparato che è in Spagna, se qualcuno glielo dovesse chiedere. Anche tu da adolescente hai avvertito questa voglia di fuggire dal tuo Paese?
Sì, un po’ come Sonny, un po’ come molti altri. Avevo la stessa smania di vedere il mondo. Per fortuna non è mai svanita, continuo a desiderare di fuggire, di esplorare, di apprendere e capire.

Sonny è definito da Sharon il “Ragazzo-Senza-Amici”. Nella realtà attuale dove tutto è social, manifesto e manifestato, la solitudine è un valore da proteggere?
Credo che, se si è fortunati, c’è un modo per trasformare l’isolamento nella più tollerabile condizione della solitudine. Non che non dia peso all’isolamento, quel bisogno di connettersi ha una sua vitalità, ma non intravedo nei social media la capacità di cancellare le radici dell’isolamento. Sembra più un’infinita sala d’attesa.

Nel libro si parla anche del rapporto fra genitori e figli. Sonny -in un punto del libro- non osa chiedere nulla alla madre riguardo al padre, anche se lei non gli ha mai proibito esplicitamente di fare domande. Quanto pesano i silenzi nella famiglia, i muri che si costruiscono giorno dopo giorno tra loro le persone che vivono insieme?
Penso che il libro abbia cercato di esplorare come, particolarmente nella famiglia di Sonny, le persone non abbiano il linguaggio per poter comunicare con gli altri. Credo che lo slang irlandese abbia un aspetto comune, quel che è taciuto ha più valore di quel che viene detto, e così sei portato a sviscerare il silenzio tra le parole per scovare quel che è importante, un po’ come con la musica, il silenzio fonda il proprio valore sulle note suonate.

Senza voler rivelare nulla del libro, l’amore può aiutare a tenere a bada i propri demoni?
Mmm, dici? L’amore può tenere a bada i nostri demoni? Forse. Con l’avvertenza, però, che anche i demoni hanno una loro importanza, anche loro insegnano qualcosa. E l’amore ha sicuramente i propri demoni, ed è colpevole di atrocità.

I LIBRI DI KARL GEARY



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