Intervista a Kathleen Kent

Kathleen Kent
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Una sophisticated lady americana in visita a Roma: elegante, profumata, misurata nei gesti e nelle parole. Accanto a lei mentre passeggiamo intorno al Pantheon sembro senz'altro un barbaro irsuto e selvatico, ci giurerei - nonostante il completo grigio e il dopobarba. Ma tant'è, forse la cosa non la disturba affatto. Almeno a giudicare da come - tra un sorriso e l'altro - mi racconta le sue storie di streghe e roghi. Do you know amatriciana, my sweet Kathleen?

La storia del tuo romanzo d'esordio La figlia dell'eretica è anche la storia della tua famiglia. Vuoi spiegarci perché?

Martha Carrier è una mia antenata per parte di padre. Ho sentito per la prima volta la storia dell'impiccagione di Martha durante la caccia alle streghe di Salem del 1692 da mia nonna, quando avevo 8-9 anni, e mi ricordo che mi colpì il fatto che i miei familiari ne parlassero con grande emozione, con rispetto, che la facessero sembrare quasi viva: sono cresciuta pensando a questa donna e al suo destino. Quando andai all'università restai sconvolta: quello che mi veniva raccontato come favola della buonanotte era avvenuto realmente. Martha era vera, non era solo una leggenda tramandata di generazione in generazione nella mia famiglia! La sua storia andava raccontata e allora capii che non appena avessi avuto tempo e forze era mio dovere farlo.

 

Leggendo il romanzo ci si accorge che in realtà le persecuzioni di Salem sono sullo sfondo, sono il pretesto per raccontare una storia di relazioni personali e familiari, di mostrare le durissime condizioni di vita nell'America del '600, come venivano allevati i bambini...

Direi che sì, il cuore del libro fondamentalmente è costituito dalle relazioni tra persone. In particolare ho cercato di descrivere le straordinarie pressioni che possono gravare su una famiglia. La figlia dell'eretica è una storia di persone comuni in condizioni non comuni. Mia nonna diceva sempre che Martha non era una strega, ma una donna molto forte che prima di subire il processo era semplicemente ostinata e schietta, ma dopo è diventata il simbolo della lotta contro la tirannia religiosa.

 

Non ti pare che nell'economia della caccia alla streghe di Salem l'ingrediente della persecuzione delle donne - sprattutto quelle al di fuori degli schemi - sia stato fondamentale?

Il ruolo delle donne nella società puritana era molto ristretto, passivo. Molte delle donne processate in realtà erano semplicemente donne contrarie alla morale imperante: alcune accusate soffrivano di disturbi mentali, ma altre no, avevano una forte personalità, erano in grado di pensare liberamente, facevano le levatrici o le guaritrici.

 

Cosa rappresenta la caccia alle streghe di Salem nell'immaginario collettivo americano? E' una vergogna da cancellare o c'è qualcuno che la giustifica?

Quasi subito dopo la fine dei processi si cercò di nascondere tutto, di insabbiare, di dimenticare: persino il nome di Salem fu cambiato! Solo una delle accusatrici chiese pubblicamente scusa, soltanto uno dei giudici manifestò qualche dubbio sull'operato del tribunale. Nel 1711 molte famiglie furono risarcite dalle autorità per i danni subiti, ma fu solo nel XX secolo che si iniziò a guardare ai fatti con compassione. Non c'erano tombe a ricordare le persone giustiziate, non c'erano monumenti: i fatti di Salem sono stati fonte d'imbarazzo più che di dolore.

 

Quali furono le reali ragioni alla base dell'isteria del 1692?

Ci furono numerosi fattori contemporaneamente. Innanzitutto la tensione fortissima tra la cultura puritana e la seduzione esercitata dalle terre selvagge. Poi il terrore reale e concreto delle incursioni indiane: i coloni vedevano i nativi come diavoli incarnati (letteralmente, non metaforicamente) che catturavano la gente, e alcune delle accusatrici avevano avuto familiari rapiti o erano state rapite loro stesse. Infine, la natura stessa del territorio dove si svolsero i fatti: isolato, in gran parte inesplorato, minaccioso.

 

Cosa si prova ad aver scritto un libro tanto atteso dal pubblico e che ha suscitato tanta attenzione da parte del mondo editoriale?

Mi sento come colpita da un fulmine, sono davvero stupefatta da tanta attenzione. Qualcuno mi ha chiesto cosa si prova a parlare per conto di Martha Carrier: io credo invece che sia lei a parlare per me. 

 

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