Intervista a Kunzang Choden

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Kunzang Choden, classe 1952, detiene molto più che un primato. È infatti la prima donna a scrivere un romanzo in inglese che riesca a superare i confini del suo Paese. Non è una cosa banale per nessuno, meno che mai se si è donna nel Bhutan, terra molto tradizionalista e molto chiusa. Da anni questa battagliera signora lavora nell’ambito di programmi di sviluppo delle Nazioni Unite per il miglioramento della condizione femminile e la diffusione della letteratura, per tenere saldo il legame che passa tra l’emancipazione e la potenza della letteratura. Questo è quello che traspare dalla sua scrittura, dai temi che affronta e dai personaggi che definisce nei suoi romanzi: il fil rouge tra il suo impegno sociale e la sua attività letteraria. Il tenore dell’intervista, allora, viene da sé.




Il viaggio di Tsomo sembra in qualche modo una storia autobiografica, anche se in realtà sappiamo che non è così: quanto di Tsomo c’è in Kunzang e quanto di Kunzang c’è in Tsomo?
La storia di Tsomo non è autobiografica, è vero, ma di sicuro c’è molto di me in Tsomo e molto di Tsomo in me. Tsomo è venuta fuori dalle mie esperienze di vita e dalle esperienze di vita delle tante donne che sono state attorno a me, delle quali conosco le vicende.

La condizione femminile in Bhutan è durissima, e il fardello della discriminazione di genere è assai pesante, ma nel romanzo avvertiamo una sorta di senso di redenzione. Tsomo è una pioniera, un simbolo per la nuova generazione di donne bhutanesi?
Non ho mai pensato a Tsomo come a un simbolo per le nuove geenrazioni, a una pioniera: mi bastava che la protagonista del romanzo non fosse in balia delle circostanze, senza aiuto e senza speranza. Volevo invece che raggiungesse un trionfo tranquillo e silenzioso ma allo stesso tempo profondo nella sua vita, semplicemente come essere umano.

La ricerca del Sé è un po’ il cardine de Il viaggio di Tsomo, e collega strettamente il libro alla filosofia buddhista. Qual è la tua personale relazione con il Buddhismo?
Non sono una studiosa di Buddhismo, ma sono buddhista praticante. Come tutti sono in cerca della mia pace interiore: se questa è la ricerca del Sé, allora come Tsomo sono alla ricerca di me stessa.

Come ci si sente ad essere la prima donna del Bhutan a scrivere un romanzo per il mercato internazionale?
Ci si sente soprattutto fortunate e grate che il mio lavoro sia stato notato oltre i confini del mio Paese. Ma questi pensieri erano lontani quando ho scritto Il viaggio di Tsomo: volevo semplicemente raccontare una storia e non avrei mai nemmeno sognato che sarebbe stata tradotta in lingue diverse dalla mia.

Il viaggio di Tsomo aiuta anche il pubblico europeo e americano a esplorare il Bhutan, una terra poco nota se non sconosciuta ai più. Ti senti una sorta di ambasciatrice del tuo Paese?
Sono davvero felice che il mio libro aiuti gli stranieri a conquistare un altro punto di vista sul Bhutan, anche se si tratta di un punto di vista che non necessariamente coincide con quello che stavano cercando. E no, non mi percepisco come ambasciatrice del mio Paese: un’ambasciatrice dovrebbe fare molte più cose di quelle che faccio io!

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