Intervista a Laura Avalle

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Piemontese di nascita, Laura Avalle è giornalista e dirige dal 2012 la rivista “VERO Salute”. Prima di arrivare al suo esordio in narrativa, sospeso tra esistenzialismo, esoterismo ed eros, ha scritto anche poesie. Sulla quarta di copertina del suo libro Le altre me si legge che Laura è “sfuggente, ma solo perché è dell’Acquario…va saputa prendere”: speriamo di esserci riusciti!




Quando e in che maniera il “sovrannaturale” è entrato nella tua vita? Come l’incontro con il sensitivo Solange ha cambiato la tua vita?
La spiritualità è una parte importante di me e come tale c’è da sempre. I primi ricordi risalgono a quando ero bambina: avrò avuto due anni quando è venuto a mancare mio nonno paterno. Da lì in avanti ho iniziato a sognarlo spesso. Negli anni ho continuato ad avere un rapporto stretto con lui, come se fosse stato ancora in vita e così, crescendo, ho maturato la consapevolezza che la morte non è che un’altra dimensione di questo stesso mondo. Che siamo tutti connessi e che il nostro destino in qualche modo è già tracciato. Il libero arbitrio può solo rallentarlo o accelerarlo. Ma che si prosegua a zig zag o in linea retta, la meta rimane la stessa. Solange è stato determinante per me, come per Marta Ferri, la protagonista del mio libro. Lui non ti cambia la vita, ti cambia il modo in cui guardi la vita. E osservandola da un altro punto di vista, niente è più lo stesso.

In che modo la vita di tutti i giorni è legata alla spiritualità? Credi nel caso?
La vita ci guida ogni giorno, attraverso i segnali che ci manda. A volte grandi, impossibili da ignorare, altre volte piccoli, piccolissimi, difficili da vedere. Niente è mai lasciato al caso. E anche se non ce ne rendiamo conto subito, lo capiamo in un secondo momento. Magari dopo anni. Che quello che consideravamo una sfortuna è stata in realtà la nostra fortuna… e viceversa.

Nel tuo libro Le altre me la protagonista intraprende un percorso di “redenzione” (passami il termine)? Una redenzione è sempre possibile?
Le altre me è una storia di riscatto, nella quale Marta Ferri riprende le redini della sua vita e si riappropria del suo corpo, finalmente libera di provare un piacere non più comandato da altri. In questo senso, la redenzione è sempre possibile nella misura in cui sia il soggetto interessato a voler risorgere.

Quanto è importante in generale mettersi sempre in discussione?
Mettersi in discussione è un atto di responsabilità e in quanto tale è sempre importante. Certo, richiede coraggio.

Sesso: via di perdizione o di riscatto? Che ruolo deve avere la sessualità nella vita di una donna?
Il sesso è amore, per come la vedo io. In certi contesti, se manca l’amore può diventare perdizione, oppure riscatto. Dipende. Quanto al ruolo che la sessualità deve avere nella vita di una donna, come faccio a rispondere? Innanzitutto non esistono obblighi, quindi niente verbi come “dovere”. Ricordiamoci sempre che siamo persone e, in questo, uomini e donne sono uguali. C’è chi, in un rapporto di coppia, dà molta importanza al sesso, chi invece poco o nulla. E vanno bene entrambe le cose, purché condivise dal partner. Per quanto mi riguarda, per esempio, è fondamentale.

Cosa pensi del fatto che il tuo romanzo sia stato accostato a dei bestseller erotici? È un romanzo ad altra gradazione erotica, quello che volevi scrivere?
Sono onorata di questi paragoni, uno su tutti quello con Cinquanta sfumature di grigio, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Io però non volevo scrivere un libro erotico. Volevo semplicemente raccontare “le vere verità di Marta”. L’erotismo è una conseguenza.

Cosa dobbiamo sapere assolutamente di te per conoscerti meglio?
Difficile una risposta, senza una domanda precisa. Facciamo così. Scrivetemi su Facebook e chiedetemi quello che volete sapere. Giuro che risponderò.


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