Intervista a Lauren Kate

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Non è buffo che Lauren Kate, divenuta una vera celebrità nel panorama letterario internazionale con una saga (Fallen, da poco arrivata anche sugli schermi cinematografici) dedicata agli amori e ai tormenti di un gruppo di angeli caduti, viva a Los Angeles, che degli angeli è per definizione la città? È facendoglielo notare e ricevendo per tutta risposta una risata cristallina che rompiamo il ghiaccio con la giovane scrittrice statunitense, in Italia in occasione di Tempo di Libri 2017. Decisamente più magra e dall’aria più giovane di quanto non sia in fotografia, Lauren risponde alle nostre curiosità con gentilezza, in attesa di concedersi a centinaia di giovani lettrici in fila da ore per un selfie e una dedica.




Angeli, demoni, reincarnazione, viaggi nel tempo: da quante direzioni arriva l’ispirazione per una saga così “articolata” ‒ per usare un eufemismo ‒ come quella di Fallen?
Tutto è partito dalla Bibbia, da quel passo della Genesi in cui si legge: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle”. Commentando questo brano, uno studioso ha scritto che se per un angelo ci fosse stato qualcosa che giudicava anche solo per un momento più importante della contemplazione di Dio, questo avrebbe significato la caduta dell’angelo in questione. Questo pensiero mi ha intrigato e ho voluto immaginare una storia d’amore per la quale valesse la pena rischiare addirittura la caduta dal Paradiso. Ecco come è venuto fuori il personaggio di Lucinda, una ragazza che ha dentro di sé molto più di quello che si vede dall’esterno, che dentro di sé ha qualcosa di antico, di profondo. Per arricchire la storia poi l’ho contaminata con elementi esterni alla tradizione giudaico-cristiana per rendere meglio la complessità di partenza.

Prima che venisse accettato per la pubblicazione il tuo primo romanzo hai dovuto aspettare alcuni anni. A quale energia hai attinto per continuare a sperare, per credere in te e in quello che scrivevi?
Per me scrivere è una compulsione: ho tentato di lasciare la scrittura due o tre volte, ero devastata da una serie infinita di lettere di rifiuto da parte degli editori a cui avevo mandato i miei manoscritti. Però poi finiva che nel cuore della notte mi alzavo e mi mettevo a scrivere dopo aver avuto un’idea improvvisa. Dopo un po’ esitavo, mi dicevo: “Ehi, ma non avevi smesso di scrivere tu?” ma non serviva a niente. È una specie di virus, non potevo fare a meno di scrivere. Nella pila immensa di lettere di rifiuto ce n’erano alcune un pochino più umane, nelle quali magari non c’era soltanto una frase standard ma era scritto il mio nome, o c’erano riferimenti precisi a ciò che avevo scritto o addirittura frasi di incoraggiamento. Una lettera del genere era in grado di farmi tirare avanti per almeno sei mesi, ricordo che chiamavo mia madre al telefono e le leggevo la lettera con entusiasmo e lei mi diceva “Sì, ma ti hanno comunque detto di no!” e io cercavo di convincerla che invece era una cosa buona.

Cosa pensi del film tratto da Fallen? E soprattutto come ci si sente a vedere i propri personaggi in altre mani?
Sono molto felice di come è venuto il film: la lavorazione ha attraversato molte fasi diverse e credo che alla fine si sia arrivati ad un adattamento giusto e ad un cast perfetto. La prima volta che l’ho visto è stato un po’ uno shock: ancora non avevano aggiunto gli effetti speciali – per dirne una, gli angeli non avevano le ali –, il doppiaggio era ancora fuori sincrono, c’erano ancora un sacco di cose da mettere a posto. Dopo la proiezione ero davvero scossa, ma dopo quella prima volta credo di averlo visto trenta volte e alla fine credo ci sia una forte connessione tra il film e il libro.

Ci risulta che ti piacciono i bad boys, non a caso hai sposato Cam…
Ah ah, esatto! Sì, molti personaggi della serie sono ispirati a persone che conosco realmente ma solo in una fase iniziale, poi vivono una vita propria. Invece Cam è l’unico personaggio che è partito ispirato a mio marito e continua ad essere mio marito!

Il mestiere dello scrittore seriale è diverso da quello degli scrittori “normali”? E come gestisci le deadline?
Tecnicamente posso definirmi una ex scrittrice seriale, ora non lo sono più. All’inizio ero completamente sconvolta da questa cosa, mi sopraffaceva la necessità di gestire una saga. Ma ora che non debbo più farlo e sto lavorando a singoli libri mi manca la libertà di poter “correggere il tiro” nei capitoli successivi sistemando le cose che a posteriori non mi piacciono più molto in un libro che ho scritto: ora in teoria ogni romanzo deve essere perfetto. Per quanto riguarda le deadline di consegna, devo dire che per me sono risultate molto utili: mi hanno insegnato che devo lavorare ogni giorno anche se non sono ispirata o non mi va, perché altrimenti se seguissi l’istinto scriverei una volta al mese. L’ostacolo più difficile da affrontare per me infatti è la prima bozza: fatico ad arrivare a quella fase pregustando però la fase che mi piace di più nella scrittura di un romanzo, la fase dell’editing e delle revisioni.

Come vivi la tua etichetta di “scrittrice Young adults”? Non ti pare di scrivere più di giovani personaggi che per giovani lettori?
Quando ho iniziato a scrivere non avevo assolutamente idea del pubblico per cui lo avrei fatto, adesso invece è una cosa che ho ben chiara in mente. E adesso, devo confessarlo, mi trovo anche abbastanza a mio agio con l’etichetta di scrittrice YA, perché fondamentalmente mi sento molto vicina ai lettori più giovani, mi sento molto “connessa” con queste persone che mi seguono. Però è anche vero che si tratta di una distinzione formale, lo so che i miei personaggi hanno 17 anni, ma so di avere lettori che vanno dagli 11 agli 85 anni. La cosa migliore è scrivere la storia migliore che posso. L’unica vera differenza tra i libri YA e quelli per adulti è il concetto di redenzione: questo ‒ attenzione ‒ non vuol dire che ci debba essere per forza un lieto fine, anzi. Ma non può mai mancare la speranza di un riscatto per tutti.


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